Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ARTISTA: Sigur Ros’ Category

Recensione a cura di Andrea Marigo

ETICHETTA: XL Recordings
GENERE: Ambient/post rock

TRACKLIST:
Brennisteinn
Hrafntinna
Isjaki
Yfirbord
Stormur
Kveikur
Rafstraumur
Blàpràdur
Var

VOTO: 4.5 su 5

Solamente un anno dopo aver dato alla luce Valtari, la band islandese ritorna in scena con un nuovo lavoro. Ed è lecito, per lʼascoltatore, chiedersi il motivo di unʼuscita così ravvicinata, e questo perchè dai Sigur Ros, con tutto il dovuto rispetto, sai più o meno cosa aspettarti. Non è il caso di Kveikur, dove fin da Brennisteinn, traccia di apertura del disco, non fosse per la voce di Jonsi, nessuno capirebbe di avere sottʼorecchio un album dei Sigur Ros.
Eccezion fatta per Isjaki che riporta la mente alle sonorità più pop di Með suð í Eyrum við Spilum Endalaust e per il pianoforte immerso nella nebbia dellla conclusiva Var, le restanti tracce sono teatro di sonorità inedite.
Percussioni industriali, distorsioni potenti e un sound decisamente più duro rispetto al passato, fanno di Kveikur un album che traccia una nuova direzione nel percorso della band, e che se confrontato col precedente, diviene senza dubbio lʼaltra faccia della medaglia.
Rimane invariato il timbro di voce del leader, che diviene sempre più centrale rispetto al passato, ma forse proprio sulla linea vocale, sarebbe stato interessante osare di più.
In ogni caso Kveikur è un disco notevole, nuovo biglietto da visita, se ce ne fosse stato bisogno, di una grande band.

Annunci

Read Full Post »

Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: EMI
GENERE: Ambient, post-rock

TRACKLIST:
1. Ég Anda
2. Ekki Múkk
3. Varúð
4. Rembihnútur
5. Dauðalogn
6. Varðeldur
7. Valtari
8. Fjögur Píanó

Voto 4.5/5

I campi e i monti
sottratti dalla neve
è il nulla.
Joso Naito

La letteratura giapponese consegna dei particolari componimenti poetici, gli Haiku, che  rappresentano un lato fondamentale dellʼ essenza più profonda della loro cultura,  attraverso una poesia infetta di inadeguatezza, per quanto concerne lʼ uso del linguaggio.
Si tratta di concezione Zen applicata al componimento, dove lo scopo è quello di riportare  il linguaggio alla sua essenza pura.
Lʼ intento è quello di condurre ogni manifestazione della realtà allʼ esaltazione, attraverso  la scarnificazione del razionale per arrivare ad una pienezza dove lʼ essere (uomo) si  fonde con essa (la natura).
Il vuoto è il modo più valido per rappresentare lʼ essere in Giappone, lʼ essere è colui che  sta nel vuoto, che non riempie.
Cʼè molto di tutto ciò nel nuovo lavoro della band di Reykjavik: lʼ esaltazione di ogni  singola sfumatura sonora che riporta ad una concezione di armonia pura.
Levati i passaggi più solari e ritmati dal suono pop degli ultimi due album, i Sigur Ros  ritornano alle sonorità tipiche dei primi lavori, rischio che può condurre lʼ ascoltatore a  pensare alla scelta di una soluzione “comoda”, ma con più attenzione, si nota come lʼ
approccio sia totalmente differente, con soluzioni meno post-rock e più ambientali/orchestrali.
Le tracce di Valtari sono perfette colonne sonore dei più preziosi e precari stati dʼ animo,  marchiati ad hoc dal tipico sound nordico che i Sigur Ros stessi hanno mostrato al mondo.
Fjögur Píanó chiude lʼ album con una nuova prospettiva per la band, brano che strizza lʼ occhio ai componimenti di classica minimale di Sakamoto.
Che sia solo un caso?

Read Full Post »