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Archive for the ‘ARTISTA: Torquemada’ Category

RECENSIONE SCRITTA PER INDIE FOR BUNNIES
ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
1. Himalaya
2. K1
3. Lo Scatto
4. Condolisa
5. De Propaganda
6. Spot
7. La Litania
8. A Volte
9. Il Baricentro
10. Fibonacci
11. Margaret
12. K2
13. Ayalamih

Torquemada è un progetto che molti hanno già imparato ad apprezzare dalle uscite discografiche precedenti come la versione meno viscerale e più melodica dei One Dimensional Man. La scelta della lingua italiana, in questo nuovo Himalaya, proprio come faranno gli ODM nel prossimo full-length, è un ulteriore tratto in comune, ma non per questo possiamo parlare di plagio.
Himalaya, un disco che come in pochi altri casi avvalora la tesi titolo = intento (o dichiarazione d’intenti). Un obiettivo che la band si è data, un raggiungimento, comunque molto arduo da conquistare e conservare, che è senz’altro l’inscindibile legante tra testi e formule strumentali alla base dei brani: come un unico pezzo, questi tredici episodi sono uniti dagli elementi musicali più evidenti, a partire dalla bonarietà leggera e gaudente dei testi, le esplosioni delle chitarre escoriate, vibranti e graffiate, le ritmiche possenti e tendenti a distaccarsi dal blocco armonico/melodico per avere quasi un comparto a sé. Sostanzialmente un album dove ogni strumento ha i suoi motivi per ritenersi protagonista. Come accade ne “Il Baricentro”, forse il brano più incolore, che però brilla per alcune suggestive trovate classic rock-rock’n’roll che mettono in risalto soprattutto chitarra e batteria. Pomposità e grandiloquenza sono due espressioni tipiche, appunto, delle chitarre, dai toni epici quanto più sono poderosi gli arrangiamenti e tirati i riff: la title-track, “K2” e “Ayalamih”, se non servono a dimostrarvelo, non avete ascoltato il disco.

I Torquemada sono senz’altro l’alternativa valida al Teatro degli Orrori, ottemperando a tutte le osservanze quasi religiose del nuovo alternative italiano uscito dalla nicchia: la svolta più melodica e commerciale della lingua italica non gli varrà certo i bagni di folla che in alcuni tratti meritano, ma Himalaya è veramente un gran disco, dove la tensione e la malinconia dei Verdena accarezzano l’urlato grunge progressista dei primi Afterhours (con tanto di velati riferimenti politici).
Ascoltatelo, se vi piacciono le principali band alternative rock italiane degli ultimi anni, non potranno che stupirvi.

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