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Archive for the ‘ARTISTA: Le Scimmie’ Category

Dopo aver recensito Dromomania, è arrivata l’ora di intervistare Le Scimmie, un duo che sta facendo faville in Italia. Questa è la piacevole conversazione che abbiamo avuto con loro, noi, per voi.

INTERVIEW
Salve. Il vostro disco è piaciuto molto alla redazione di The Webzine. Come sta andando la promozione?

Innanzitutto grazie. La promozione devo dire che sta andando molto bene, abbiamo avuti ottimi riscontri e questo non può che farci molto piacere dato che “Dromomania” è un disco in cui abbiamo messo noi stessi, è un lavoro alquanto sentito.

Doom, noise, grunge, c’è molto dentro Dromomania. Quali sono le vostre influenze più manifeste e quelle più “sotterranee”?
Mi piace questa tua domanda per le due differenziazioni. Come hai detto anche te c’è molto in questo disco, noi stessi non sappiamo definirlo (questo anche perchè non ci piacciono poi molto etichettare i generi musicali) in ogni caso tra le influenze più manifeste c’è sicuramente una buona dose di stoner derivata in principal modo dai Kyuss poi da citare ci sono anche gli Electric Wizard ed i Lightning Bolt su tutti; per il resto ascoltiamo davvero di tutto, io soprattutto oltre ad ascoltare robe stoner, doom e noise apprezzo molto il rap underground italiano e soprattutto la scena romana ed anche il vasto mondo del cantautorato.

Come mai i titoli, sia del disco che delle canzoni, sono spesso così criptici, quasi da codificare? Spiegateci in che modo li scegliete e, se per voi, hanno un senso oppure no.
Hanno assolutamente senso. Facendo musica strumentale il titolo diventa ancora più importante, credo che per lanciare il messaggio ci sia un buon 50/50 tra brano e titolo.

Un live delle Scimmie sarà senz’altro devastante. In Italia band analoghe possono essere anche i Lento e gli Ufomammut. Cosa ne pensate? Com’è un vostro set?
Stimiamo un sacco le band da te citate e molte altre del genere, tanto per fare altri due nomi Zu e Morkobot. La nostra vera identità è quella live, ci sentiamo molto più una live band che una band da studio; nei live cerchiamo di condensare al massimo le nostre forze e dar vita ad uno spettacolo che possa lasciare qualcosa nel pubblico.

Se dovessero chiedervi di fare un’analisi della scena italiana, come rispondereste?
Ci sono molte cose belle ed interessanti che però fanno fatica ad uscire non solo per una questione di produzione ma anche e soprattutto di pubblico.

Il futuro delle Scimmie? A voi la parola! Se avete qualche concerto in programma che volete pubblicizzare, utilizzate pure questo spazio!
Il tour di Dromomania partirà il 29 gennaio al Mono Spazio Bar di Pescara poi passeremo per Torino il 26 febbraio, a Fano l’11 marzo ed altre date in via di definizione, trovate tutte le news aggiornate sul nostro MySpace.

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LE SCIMMIE
DROMOMANIA

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Noise rock

TRACKLIST:
1. 0000
2. L’Oblio Mistico
3. Dromomania
4. Athazagorafobia I
5. Athazagorafobia II
6. Frustrazione della Psiche
7. Aurantifolia
8. Frekete
9. Il Filo di Lana
10. Nostofobia

RECENSIONE:
Per recensire un disco come questo dovremo sapere che ormai essere in due in band più casiniste possibile è una moda. Dovremo sapere che il noise in Italia non lo sa fare (quasi) nessuno ed è fuori tempo massimo provare a rendere falsa questa frase. E poi dovremo sapere che anche i Sonic Youth sono diventati un riferimento da evitare se si pensa di fare musica imitando i tuoi beniamini.
Le Scimmie lo sanno e infatti evitano tutti i punti fragili di queste tre affermazioni, per trasformare sia la presenza dei Sonic Youth nel loro duo che le caratteristiche del loro genere in punti a loro favore. In generale, fanno tanto casino, tanto per essere in due, tanto per essere noise, tanto per essere italiani. La cattiveria con cui le distorsioni si infilano nei timpani dell’ascoltatore è quasi crudele, cruda e bollente, non ci sono suoni freddi, se non qualche leggero overdrive nei pochi momenti in cui non si tramuta in graffiante pioggia d’acido o direttamente in veleno per topi. Cattiveria, ancora, che sferza come vento gelido tutto ciò che inconta colpendoci con rasoi di ghiaccio. Il disco infatti si apre con “0000”, che subito mette in campo gli ingredienti basilari di questo mix, che non trascurano neppure la lezione troppo-imparata-a-memoria dei Nirvana e i primi esperimenti di Melvins e Mudhoney. E poi dopo un paio di brani decisamente potenti ma incolori, arriva una doppia sorpresa, che reca due volte il nome di “Athazagorafobia”, rispettivamente parte prima e seconda, una specie di suite puramente noise che, questa si, ricorda i primi lavori di Thurston Moore e soci, ma dove i momenti più lenti e distesi assumono una calma quasi temperata, di una mitezza che condivide con i Kyuss gli attimi di attesa tra un distorto e l’altro. E proprio la band di Homme ricorda proprio quei momenti vagamente stoner che impregnano gran parte dei brani, come “Frustrazione della Psiche”, in realtà una mitragliata psicopunk che non lascia traccia di pietà con quei distorti che porteranno alla mente dei meno esperti anche gli Smashing Pumpkins più tetri e tutti i brani più “scordati” delle band stoner degli ultimi 20 anni. Perché si ritorna sempre a Bleach, dopotutto (basta ascoltare “Frekete” per capirlo). E anche “Nostofobia”, a concludere, lo fa. “Il Filo di Lana” unisce tutto quanto abbiamo appena detto con gli episodi più “gravi” dei Motorpsycho dei bei tempi, e sul finire dell’ispirazione evidentemente la band è anche riuscita a trasformare un paio di simil-citazioni in farina del loro sacco, perché è questo che stupisce in questo Dromomania: l’originalità della band sta tutta nel combinare decine di elementi diversi in sequenze sempre nuove, producendo un miscuglio incredibilmente diversificato e difficile da districare, che risulta, pertanto, innovativo e appannaggio di una band che riesce ad avere tanta personalità nonostante l’assenza di elementi altamente caratterizzanti come i testi, gli assoli e l’aspetto della cura dell’immagine.
Secchi, squallidi e scialbi nel sound (andrebbe molto sgrezzato, nonostante il genere si presti molto a sperimentazioni garage e suoni cazzoni da tipica punk band autoprodotta), si potrebbero liquidare in poche parole ma sono invece meritevoli di un approfondimento molto più lungo di questo articolo, che comunque serve a far capire di che pasta sono fatti: una band che deve crescere ancora molto (sono giovanissimi) e che però ha già posto le basi per un cammino che sarà lungo e pieno di soddisfazioni, se la loro personalità sarà utilizzata in maniera positivamente produttiva.
Probabilmente sarà così, probabilmente.

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