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Archive for the ‘ARTISTA: Zen Circus’ Category

La Tempesta non ha più bisogno di presentazioni. L’etichetta/collettivo più celebre e lanciata nella cosiddetta scena indipendente italiana ha ormai messo radici profondissime nella nostra cultura musicale, non solo nel rock, espandendosi in tutte le direzioni e raggiungendo una portata tale da far parlare quotidianamente di sé e dei suoi artisti.
Dopo Ferrara e il fallimento causa tempo avverso di Codroipo, la Tempesta organizza un nuovo super-meeting con tutti i suoi artisti, scegliendo stavolta lo storico centro sociale della terraferma veneziana, il Rivolta, punto di riferimento per la musica live di qualità soprattutto nell’ambito di una programmazione alternative rock, reggae e ska. Come da tradizione le band in scaletta si sono alternate su due palchi, l’Hangar (il più grande dei due, che può contenere oltre un migliaio di persone) e il Nite Stage, piccolo stanzino con bar che si apprezza per una decente acustica nonostante le modeste dimensioni.
In questo report troverete riferimenti solo ad alcune delle formazioni che si sono esibite (la lista completa è Le Luci della Centrale Elettrica, Sick Tamburo, Zen Circus, Giorgio Canali & Rossofuoco, Gionata Mirai, A Classic Education, Massimo Volume, Il Cane, Tre Allegri Ragazzi Morti, I Melt, Bachi da Pietra), in quanto l’eccessivo numero di persone presenti, elemento caratterizzante gli eventi al Rivolta nei quali sembra non esserci un limite predefinito e sicuro di ingressi permessi, non lasciava muoversi liberamente nei comunque ampi spazi della struttura occupata.

I Melt, band che gioca (quasi) in casa, da anni presenti sulle scene con un prodotto molto simile a quello dei Tre Allegri Ragazzi Morti, prima dell’inaugurazione del palco principale scaldano la folla già opportunamente accesa da Il Cane con il loro punk rock molto semplice e d’impatto, condividendo un certo calore con il pubblico che inizia a sciabattare per i nomi più noti del lotto (i Sick Tamburo, primi in ordine).
I Bachi da Pietra, sempre nella location più piccola, stupiscono in maniera definitiva il numero sempre crescente di presenti, con un set stuzzichevole che sorprende per la compattezza sonoro del duo, tra Massimo Volume, blues, stoner e folk. La corposità del suono sarebbe stata aiutata da volumi più alti, lo stesso espediente che dall’altra aiuterà molte band nell’ottenere il giusto effetto. Incredibile la tecnica, ottimi gli arrangiamenti, una band, come si dice, “con le contropalle”. Meritano un concerto tutto per loro per potersi esprimere al meglio.
Alla fine del set dei Bachi, i Tre Allegri Ragazzi Morti, beniamini della serata per ovvi motivi, hanno già iniziato l’esecuzione speciale de La Testa Indipendente, terzo studio album ma prima pubblicazione della Tempesta Dischi. Le prime due tracce, “Piccolo Cinema Onirico” e “Ogni Adolescenza”, storiche hit quasi mai assenti dalle setlist degli innumerevoli tour che hanno visto la band in giro per l’Italia nell’ultimo decennio, vengono seguite da un ammasso confuso e provante di grida, pogo, spintoni e salti, un divertimento quasi anarchico che da un lato è la giusta risposta all’eccesso di persone nell’hangar, mentre dall’altro segue lo spirito puramente “libero” sia della label che della location che ne ospita questo fondamentale evento. Il resto del set sarà vissuto in maniera leggermente più tranquilla da un pubblico in leggero stato di sopore, anche se pezzi come “Quasi Adatti” e la cover degli Andy Warhol Banana Technicolor, “I’m in Love With My Computer”, risvegliano anche i meno interessanti.
Dall’altra parte gli A Classic Education iniziano un set che non ho avuto piacere di seguire, ma da questa parte fervono i preparativi per i grandissimi Massimo Volume, ormai assurti a status divino nell’olimpo dei grandi nomi dell’alternative rock, se così li vogliamo definire; ciò che è certo è che gli altissimi volumi, elemento fondante della loro storia, i pezzi ovviamente fantastici e un’esecuzione tecnica che definire impeccabile risulta ancora riduttivo, rendono la loro performance sostanzialmente indimenticabile, come ogni loro concerto. La precisione di tutti, soprattutto della batterista Vittoria Burattini, non può che sorprendere. Il pezzo migliore in assoluto è senz’altro “Litio”, dall’ultimo disco Cattive Abitudini. Una band veramente crudele, che straccia l’ascoltatore con ogni straziante nota. Spietatamente violenti.
Le Luci della Centrale Elettrica, non l’artista conclusivo ma quello che in definitiva si rivela più atteso e più gradito, sforna un set completo di gruppo d’accompagnamento come i fans hanno imparato ad ascoltare nelle ultime tournée. Una commistione generosa di brani da entrambi i full-length, da “Piromani” e “La Gigantesca Scritta Coop”, passando per “Anidride Carbonica”, “Cara Catastrofe” e “Le Ragazze Kamikaze”, commovente chiusura di set. Le grida strazianti del cantautore ferrarese ormai giunto ad un livello di approvazione popolare smisurato completano come sempre il quadro generazionale dei testi, con le tipiche “recitazioni” tratte dal suo diario pubblicato l’anno scorso e che da un certo punto di vista, però, iniziano a sembrare stagnanti. Il coinvolgimento del pubblico è però scontato e instancabile, in puro stile Brondi.
A concludere la serata una delle formazioni più amate e attive degli ultimi anni, gli Zen Circus, attesissimi vista la recente uscita di Nati per Subire, già uno dei dischi dell’anno secondo la critica di settore. Una introduzione lunga ma perfetta nel creare suspense fa da apripista per “Nel Paese Che Sembra una Scarpa”, traccia d’apertura anche del nuovo disco, ma dopo pochissimi secondi dall’inizio il frontman Andrea Appino, vittima di evidenti (ma non comprensibilissimi, in realtà, dal pubblico) problemi tecnici inizia a inveire contro i fonici, lanciando più volte le chitarre durante il pezzo e tutto il resto del set, che sarà portato a termine con estrema fatica. L’esecuzione dei brani è comunque tecnicamente buona, in particolare per l’ormai storica “Figlio di Puttana” e le hit recenti e passate come “Vent’Anni” e “Andate Tutti Affanculo”. Le nuove canzoni, molto vivaci su disco, perdono molte delle potenzialità folk rock dell’album per la presenza di sovraincisioni di chitarra ovviamente irriproducibili live: ecco perché la title-track e il singolo “L’Amorale” nel set, nonostante un’enorme complicità del pubblico, perdono un po’ di pacca, ma non è una tragedia. La presenza scenica nonché la parlantina di Ufo mettono una pezza all’incazzatura inarrestabile di Appino, mentre la gente tendenzialmente si divide tra chi approva e chi si stizzisce per un’indegna conclusione di un evento così atteso e importante. Peccato, ma niente drammi, la band promette un nuovo concerto in Veneto nel prossimo periodo e come tutti già sappiamo dimostreranno di non essere il gruppo da stage destruction e bestemmie (ok, quelle forse si!) che hanno dimostrato stasera.

Soppesando le sensazioni suscitate dalla serata nel complesso, ci si ritrova con un misto di soddisfazione imperfetta e insoddisfazione accennata, un po’ per la collocazione delle band in un ordine leggermente alterato rispetto al potenziale d’interessamento generabile (ma anche d’impatto sonoro effettivo), come ad esempio la decisione di abbassare i toni nel finale con Vasco Brondi e il Circo Zen, un po’ a causa di un pubblico attivo ma in una forma molto più rattrappita e intorpidita che nell’edizione di Ferrara in cui si fu testimoni di una vera e propria glorificazione di un’etichetta diventata improvvisamente in grado di generare bagni di folla da festival e un sentimento quasi liberatorio nei confronti della morente e semiaddormentata scena italiana. Qualcosa è cambiato, ma la Tempesta non è ancora passata, anche perché la quiete che verrà dopo ci spaventa. Speriamo che eventi di questo tipo continuino a fare della nostra penisola un triste pezzo d’Europa dove però la musica abbia ancora un valore che oltrepassi la mera estetica.

ALTRI ARTICOLI RELATIVI AGLI ARTISTI CHE SI SONO ESIBITI AL CSO RIVOLTA:
dischi
I MELT – Il Nostro Cuore a Pezzi
SICK TAMBURO – A.I.U.T.O.
BACHI DA PIETRA/MASSIMO VOLUME – Split EP
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – Primitivi del FuturoLE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – Per Ora Noi La Chiameremo Felicità
ZEN CIRCUS – Andate Tutti Affanculo
ZEN CIRCUS – Nati per Subire
GIONATA MIRAI – Allusioni
GIORGIO CANALI E I ROSSOFUOCO – Rojo
live
MASSIMO VOLUME : padova2011TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI: ferrara2010 – pordenone2010 – rocktvbirthday2010milano
ZEN CIRCUS: ferrara2010udine2010
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA: conselve2011 – ferrara2010#1ferrara2010 #2ferrara2009 – padova2009
fotoreport
A CLASSIC EDUCATION: verona2011
BACHI DA PIETRA: bologna2011 – bologna2010
SICK TAMBURO: ferrara2010
MASSIMO VOLUME: bologna2011 – bologna2010
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI: schio2011portomaggiore2011bologna2011 – milano2010bologna2010ferrara2010
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA: schio2011bologna2011#1bologna2011#2  – bologna2011#3 – ferrara2010
ZEN CIRCUS: bologna2011seregno2010/appinosolobottanuco2010 segrate2010ferrara2010  
GIORGIO CANALI: bologna2011ferrara2010

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ETICHETTA: La Tempesta
GENERE: Folk rock, alternative rock

TRACKLIST:
1. Nel Paese che Sembra una Scarpa
2. L’Amorale
3. Nati per Subire
4. Atto Secondo
5. I Qualunquisti
6. La Democrazia Semplicemente Non Funziona
7. Il Mattino Ha L’Oro In Bocca
8. Franco
9. Milanesi al Mare
10. Ragazzo Eroe
11. Cattivo Pagatore

Quando si ascoltano gli ultimi due dischi, gli unici interamente in italiano, degli Zen Circus, quasi sembra di essere davanti alla concretizzazione di un piano concepito anzitempo e lungamente studiato, coltivato e realizzato con la lentezza e la precisione di un allevatore. Raggiungere sempre più pubblico per poi sfoggiare tutta l’amarezza di un linguaggio popolaresco e tagliente, meno volgare di prima ma non per questo meno affilato, riuscendo a scendere nel territorio sconfinato della politica, con un pizzico di qualunquismo ma la personalità forte di band che sa comunicare. Le metriche e le linee vocali, le ritmiche incalzanti e sempre molto dritte, i soliti accordi di acustica e alcuni inserimenti extra con melodie paurosamente catchy, sposano benissimo questa nuova caratteristica di band che sa colpire anche con le parole, realizzando sostanzialmente accompagnamenti musicali mai invadenti e che lasciano in primo piano il cantato, abbozzando schizzi di riff orecchiabili solo in parti strumentali tra una strofa e l’altra. Nessun ghiribizzo tecnico fa gridare al miracolo, così come nel disco non troviamo nessuna evoluzione da Andate Tutti Affanculo.
Sopraggiunge sicuramente un pizzico di maturità in più nell’affrontare il tema, un po’ ridondante dopo tante altre canzoni, sempre loro, che lo trattavano, dell’uomo “morto che cammina”, ma anche nelle virate polemiche verso la società in generale (“I Qualunquisti” e “Ragazzo Eroe”, momenti di spiazzante e macabra ironia), verso le forme politiche che reggono in piedi l’Italia (“La Democrazia Semplicemente Non Funziona”, che per altro inizia con un fischiettìo identico alla melodia fondamentale della vecchia “Ciao Mamma” di Jovanotti, rallentata) e verso l’Italia stessa, in “Nel Paese che Sembra una Scarpa”. Quest’ultimo forma forse, insieme a “Il Mattino ha L’Oro In Bocca” e il primo singolo “L’Amorale”, il trittico vincente che si occupa di particolareggiare Nati per Subire, sia dal punto di vista testuale che musicale, con una decisa scelta di protendersi verso una cantabilità quasi da “live anthem”. Alcuni pezzi, come la conclusiva “Cattivo Pagatore” o “Milanesi al Mare” svolgono quasi la funzione della zavorra, appesantendo il disco ma equilibrandolo verso sonorità leggermente diverse. Più tranquilla la prima, alla stregua di “Canzone di Natale” dal disco precedente (sempre in chiusura) e più allegra e serena la seconda, unico momento di gaiezza dell’intero disco.
Presenti peraltro molti ospiti, dai Ministri al Pan del Diavolo, a Enrico Gabrielli, Dente e altri, che, anche qui con una scelta intelligente, sono presenti solamente a “fare nome”, senza eccedere nell’utilizzo dei loro contributi.

L’appeal più commerciale di questo lavoro non toglie smalto ad una band che ha dimostrato di saper crescere attentamente, creando hype attorno al progetto, coltivando il proprio vivaio di fans e la loro ricettività. Ora che possono permettersi (quasi) tutto è evidente che è arrivato il momento di pretendere tanto da loro. Ma sarà per il prossimo disco, perché Nati per Subire è, al pari di Andate Tutti Affanculo e le poche canzoni in italiano di Villa Inferno, il vero manifesto del Circo Zen.

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Queste foto sono state scattate al Locomotiv Club di Bologna il 5 Febbraio 2011 da ELEONORA VERRI

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