Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2012

Recensione a cura di CLAUDIO MILANO
ETICHETTA: Arecibo
GENERE: Pop

TRACKLIST:
Morire d’Amore
Nata Ieri
Orientamento
Eri con Me
Un Mondo a Parte
Come il Mare
Cambio Casa
Il Cielo
Sui Giardini del Mondo
Autunno Già
‘A Ccchiù Bella
Al Mattino

Voto: 5

14 anni di pausa con un disco di inediti sono molti, soprattutto se a seguire è un disco che non riesce a ripagare le attese. Fa bene ricordarlo, ma Alice, apparentemente scomparsa agli occhi del grande pubblico, a partire almeno dal 1986, oltre che con Franco Battiato, il cui sodalizio artistico è noto a tutti, ha avuto l’onore e il merito di collaborare negli anni successivi con alcuni dei più influenti musicisti d’avanguardia del mondo: Jerry Marotta eKudsi Erguner (Peter Gabriel), Phil Manzanera (Roxy Music), Tony Levin e Trey Gunn (King Crimson), Paolo Fresu, Steve Jansen, Richard Barbieri e Mick Karn (Japan), Dave Gregory degli XTC, John Hassell, Peter Hammill (Van Der Graaf Generator), Jakko Jakszyk (Level 42), Gavin Harrison (Porcupine Tree), Danny Thompson (Pentangle, Tim Buckley), Skye (Morcheeba), Tim Bowness (No-Man), Ben Coleman, la straordinaria arpa di Vincenzo Zitello e il violino di Stuart Gordon; il talento di autori quali Juri Camisasca; le riletture in musica di Pier Paolo Pasolini. Il tutto mostrandosi aperta alla collaborazione con chi ha valutato come talento di rilievo, nel caso delle fortunate interazioni con Bluvertigo e Soerba.

Annunciato in grande stile, Samsara è un album che raccoglie in sintesi le caratteristiche della carriera di Carla Bissi, in arte Alice, in un’ottica ambiziosa ma davvero troppo dispersiva e incoerente. Un album delicatamente pop che sfiora l’avanguardia cantautoriale nostrana più nobile ma anche più abusata. Un disco che non trova e forse non vuole trovare, una sua collocazione. Il tentativo è di quelli “importanti” si diceva, provare a proporre una canzone colta quanto fruibile, senza risultare elitari, oggi. La cosa riuscita in passato con un capolavoro assoluto, Il sole nella pioggia e in buona misura anche con episodi quali Capo NordAlicePark HotelMezzogiorno sulle AlpiCharade e le affascinanti incursioni nella musica colta dell’ampiamente sottovalutato Mélodie passagère, di God is my Dj e del progetto, tristemente mai pubblicato, Art & Decorationoltre che nelle riletture di Alice canta Battiato, Gioielli Rubati e Viaggio in Italia, qui non riesce se non occasionalmente. 12 Brani più una bonus track, ma è difficile, escludendo le splendide Un mondo a parte eAutunno Già a firma Di Martino, la notevole ‘a Cchiu bella di Totò e Giuni Russo, (in una versione ben più interessante nel live Lungo la Strada) e la sorprendente rilettura di Al Mattino dei Califfi, trovare episodi che in cui questa direzione siano conseguiti appieno. Non aiuta la produzione di Steve Jansen, esasperatamente levigata, quando non leziosa e con sonorità ormai davvero superate. Episodi come Morire d’amore, ispirato alla figura di Giovanna D’Arco e ancora a firma Di Martino, unico vero vincitore della scommessa di questo disco; Sui giardini del mondo della stessa Alice e Marco Pancaldi, ex Bluvertigo; l’inquieta Eri con me di Battiato e Sgalambro, sono di discreta levatura ma non convincono del tutto a causa di una scrittura dei testi a tratti appesantita o per una ricercata immediatezza melodica, in particolare negli incisi. Il Cielo, celebre brano di Lucio Dalla, se nelle versioni dal vivo è risultato brano emozionante, qui su disco non convince affatto. Se l’estensione e il fascino della voce appaiono immutati, non lo è invece il timbro dell’interprete che risulta nasalizzato e fastidioso quando ricerca potenza. Alice si muove con grazia tra i brani ma solo nelle versioni più scarne riesce a trovare perfetta aderenza, levità e grazia interpretativa che la maturità le ha donato, non caso i pezzi citati come i più riusciti sono quelli che trovano nell’essenzialità degli arrangiamenti la formula vincente. In tal senso è davvero imbarazzante il remix di Cambio casa, che tenta la carta dance su di un testo null’affatto immediato con un esito disastroso. La tanto rimarcata collaborazione con Tiziano Ferro in realtà non produce nulla di interessante se non l’incontro delle due voci in Nata Ieri, primo singolo dell’album, davvero rimarchevole solo per congruenze timbriche e che ci si aspetta possa avere un seguito con quel tipo di melodie di gran respiro a cui Ferro ci ha abituato e che qui latitano a favore di un ricercato fare intellettuale che spiace dirlo, proprio non gli compete.

Un’occasione sprecata e un grande dispiacere, soprattutto a considerazione del fatto che il precedente Exit, era stato un altro episodio altrettanto discutibile di una carriera che non vorremmo relegata solo ad un pur straordinario passato. Sarebbe davvero un peccato mortale.

Annunci

Read Full Post »

Fotoreport a LaMyrtha





Read Full Post »

Un doppio report per celebrare l’unica data nel Nord Italia del tour 2012 delle Vibrazioni. La prima è una visione più giornalistica e distaccata, la seconda la cronaca di una fan di lunga data. Buona lettura. 

Report a cura di Emanuele Brizzante

Studio 2, Vigonovo. Sul confine tra le province di Padova e Venezia, in pieno Veneto, questo studio di registrazione divenuto live club presenta, per l’inaugurazione della stagione 2012/2013, Le Vibrazioni. La band lombarda, nell’ultimo triennio, è stata più o meno assente dai grandi giochi, con tour organizzati in maniera piuttosto caotica e privilegiando la parte meridionale della nostra penisola. Pochissime le date da Emilia Romagna in su, e questa è davvero una delle poche. L’attesa palpabile, in un clima intimo che comunque si sposa bene con il nuovo corso di una band che fu mainstream ma che negli anni ha retrocesso la sua posizione fino ad una comoda mezza misura tra fama e nicchia, si riverbera nei volti dei fan frementi che accorrono abbastanza numerosi in questo capannone di una grigia zona industriale, colorato all’interno dalla gentilezza dello staff e la festosa carta da parati ledzeppeliniana. Il clima amichevole si genera già nell’incontro post-soundcheck che i promoter della data hanno organizzato per i fan più smaniosi di incontrare la band, mentre successivamente si lascia qualche ora di dj set a basso volume nell’attesa della band che giungerà sul palco solo verso la mezzanotte.

Un’ora e poco più di set, leggermente meno di quanto proposto al centro-sud, trascinando tutti nel vortice funk/hard rock dei primi due dischi, dai quali sono estratte la maggioranza delle canzoni, in un recupero della vecchia produzione che ha sia funzione di reintegro dell’ex bassista Garrincha, che non ha suonato sul mediocre Le Strade del Tempo, che la celebrazione del periodo indubbiamente più apprezzato dai fans, quello iniziale. “Dedicato a Te”, uno dei brani più scontati della band, giustamente elevato a notorietà per la radiofonicità del suo impianto melodico ormai dieci anni fa, non manca (stavolta) e così molti dei singoli più conosciuti (“Un Raggio di Sole”, “Dimmi” e “In Una Notte d’Estate”); la parte migliore del set è, naturalmente, quella più carica e, se vogliamo, grezza, che ripesca sia frangenti più melodici e, da un certo punto di vista, sperimentali come “Xunah” e “Sono Più Sereno”, che le potenti e ballabili “Seta” e “Sani Pensieri”. Una prescindibile ma simpatica nota di colore è rappresentata dalla comparsata di Agostino Nascimbeni e Dario Ciffo dei Lombroso, per una cover di Battisti che, come sottolinea Francesco Sarcina, è un’idea improvvisata e, per certi versi, la cosa è perfettamente evidente ai più. Una buona idea, comunque.

Tecnicamente la band non ha bisogno di essere ulteriormente lusingata dalla critica. Si conosce un po’ dovunque, un po’ come accade per altre formazioni mainstream che si fregiano di una buonissima capacità strumentale (ad esempio Elio e Le Storie Tese, Negrita, Negramaro), la qualità delle loro esecuzioni, che appare chiaramente anche a un inesperto, in particolare per il comparto ritmico veramente granitico e compatto, con Garrincha in versione mitragliatore al basso e Alessandro alla batteria che batte come un ossesso (ma mai come Ago dei Lombroso, una vera macchina da guerra pur nella sua imprecisione). Le due chitarre sono egualmente vicine alla perfezione, sempre ben integrate, inevitabilmente ammiccanti ai loro idoli più distinguibili: Jimmy Page e Angus Young, ma soprattutto Page. La voce del coinvolgente ed eccentrico Francesco in questo caso è in grande spolvero, e non mancano ovviamente gli ebbri commenti sessuali che lo contraddistinguono da sempre.

Tutto sommato, dimenticata la caduta di stile di certe parti della loro carriera, Le Vibrazioni non deludono mai, in particolare in concerto dove stupiscono per performance al fulmicotone che non possono assolutamente essere considerate deboli, tanta è la precisione strumentale dimostrata. Potrebbero essere di più, in un paese normale, i fan che seguono una band così, ma la gestione anche a livello di tour senz’altro è colpevole nella caduta della loro celebrità. In ogni caso, commenti di lungo termine a parte, si è trattato di una serata a suo modo speciale, quasi a lume di candela, di cui molti presenti si ricorderanno a lungo. Davvero, in questo caso, buone vibrazioni.

Recensione di Alessia Radovic

Per correttezza, prima di cominciare, mi sento di dover dire che Le Vibrazioni sono la mia band italiana preferita (lo erano i Deasonika ma ahimè si sono sciolti). Questo comporta poca oggettività da parte mia. Non lo faccio apposta, è più forte di me.

Detto ciò, faccio i complimenti allo Studio2 per aver organizzato l’unica data a Nordest delle Vibra dopo un’abbastanza lungo tour tra centro e sud Italia.
Non contenti di aver già reso possibile l’impossibile hanno ulteriormente pensato ai fans organizzando un incontro con la band pre concerto.
Tutto perfetto. Anche le pareti del locale molto seventies, la copertina di Vibra II vi dice qualcosa?
S’inizia col botto con le note di Seta che da sempre scatena il pubblico a dismisura. Scatena pure quelli che sono venuti soltanto a sentirsi “Giulia”.
I ragazzi sono carichi, rispetto alle lontane date del 2010 l’atmosfera è sicuramente un’altra. Sarà anche merito del ritorno del bassista Garrincha? Chissà.
Garrincha era uscito dal gruppo nel 2007, egregiamente sostituito da Emanuele Emone Gardossi, e ci è ritornato cinque anni dopo. Tutti contentissimi, sia chiaro, ma pensiamo anche a chi si è fatto trovare pronto e ha permesso alla band di continuare a vivere.
Chi li ha visti sa che il frontman Sarcina fa la sua buona parte coinvolgendo il pubblico e ammiccando al sesso femminile con gestacci di tipo sessuale, in questa data anche più del solito.
Non da meno sono Stefano Verderi (chitarra) e Alessandro Deidda (batteria) che pur rimanendo in disparte rispetto al cantante sono musicisti con i controcoglioni e ragazzi umili e sempre disponibili.
A trequarti del concerto salgono sul palco Agostino e Dario dei Lombroso per un tributo a Battisti: Le tre verità. Non proprio riuscitissimo, ma tant’è…
Siamo quasi giunti alla conclusione e la scaletta prevede Dedicato a te. Io mi chiedo ma ancora la gente non si è stufata di sentirla? Vabbè, il singolone si deve fare se no poi la gente se ne torna a casa e commenta “ma non hanno fatto proprio quella che sapevo”.
Il numero di pezzi era più esiguo rispetto le date al sud. Peccato. Bastavano 5 pezzi in più (Musa, I desideri delle anime dannate, Fermi senza forma, Sai, Ogni giorno ad Ogni ora. De gustibus, s’intende) e sarebbe stato il delirio rock italiano per eccellenza.
Chi si accontenta gode e torna a casa con il sorriso “eiaculando oltre i limiti razionali”, cito.
Spero vivamente possano sbucare altre date de Le Vibrazioni al nord. In fondo la speranza è l’ultima a morire. No?
Ancora una volta ringrazio lo Studio2 e spero di tornarci presto per altre date interessanti.
Per la recensione obiettiva e tecnica vi rimando a quella di Brizz.

SETLIST (in ordine sparso)
seta
electrip music
se
sani pensieri
aspettando
dimmi
dedicato a te
sono più sereno
xunah
raggio di sole
vieni da me
portami via
in una notte d’estate
su un altro pianeta + per non farsi ingoiare
le tre verità (cover di Battisti)

Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha




Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha




Read Full Post »

“Il Cielo Sotto Milano” per una sera è completamente rosa: Micol Martinez e Roberta Cartisano

Il 18 ottobre, sul palco del circolo Arci Ohibò di Milano, si alterneranno due grandi autrici della musica indipendente italiana: Micol MartinezRoberta Cartisano.

La prima (attrice, musicista, deejay, pittrice e cantautrice milanese ma parigina d’adozione) dopo aver recitato in pellicole emergenti italiane e collaborato con musicisti come Max Gazzè, Cristina Donà, Garbo, Dave Muldoon e Cesare Basile, esordisce nel 2010 con il primo disco a suo nome, COPENHAGEN.
L’album è prodotto dallo stesso Basile e da Luca Recchia. Alla realizzazione del primo disco collaborano diversi musicisti importanti, tra cui spiccano Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35), Roberto Dell’Era (Afterhours) e Rodrigo D’Erasmo (Afterhours, Roberto Angelini, Bugo). Nel 2012 arriva il secondo capitolo discografico LA TESTA DENTRO, acclamato dalla critica come una delle migliori sorprese al femminile dell’anno per l’eleganza sonora e lo spessore dei testi.

Roberta Cartisano è bassista, pianista, compositrice, arrangiatrice attiva da diversi a Milano anche in collaborazione con diversi artisti del panorama indipendente italiano quali Cesare Basile, Lo.mo, Marta Collica, Stead, Henry Hugo, Miavagadilania, Tao, Carmine Torchia, Yuri Beretta e la stessa Micol Martinez.
Il suo ultimo lavoro, “Autentiche Voci”, è stato registrato nello studio di Lele Battista, ed è uscito nel 2011 per Broken Toys segnando anche il suo esordio ufficiale. Per la produzione dell’album, Roberta, si distende su più strumenti (basso, pianoforte, chitarre acustiche ed elettriche, organo, synth) partendo dalle immagini suggerite dalle sue canzoni. I suoi testi riflettono il suo sguardo sul mondo contaminato dalla sua formazione umanistica, mentre musicalmente, è un ibrido fra l’essere una pianista pensosa e una bassista energica. Rock, pop d’autore ma anche indie, dark, jazz, folk, sguardi verso l’elettronica, tutto cullato da un Mediterraneo che scorre placidamente in lei.
Roberta è tutto questo.

IL CIELO SOTTO MILANO
18 Ottobre
Circolo Arci Ohibò
Via Brembo ang. Via Benaco, Milano

contributo artistico 5 euro
tessera ARCI obbligatoria

le altre serate:

Costello’s di Simone Castello
Costello’s di Simone Castello
mobile: 3318050663
mail: costebooking@gmail.com
facebook: Costello’s booking & management

Read Full Post »

ETICHETTA: Raw Lines
GENERE: Grunge

TRACKLIST:
Walking My Way
Get Away
The Magical Mystery Love
Go
Sunny Rain
Believe in Your Head
The Last Train to Freedom
Revenge
Don’t Believe in Appearances
Pig Uncle!

Gli High Frequency sono una formazione grunge marchigiana, un po’ difficile da distinguere da quella scena di imitazione di Pearl Jam, Soundgarden e Alice in Chains che spopolò qualche anno fa e che ancora si vanta di aver creato un’intera progenie di emuli, plagiari ed epigoni, a seconda del grado di somiglianza e, poi, uguaglianza, con Eddie Vedder, Layne Staley o l’ultimo Andrew Wood. Nonostante questo, che già basterebbe a tagliare corta una recensione di questo tipo, si può ripulire leggermente il cielo rannuvolato da queste esagerate affinità, uscendo dal riquadro delle analogie e guardando dentro cosa davvero la band ha da dire.
Le liriche, innanzitutto, divergono leggermente dalla classica “tristezza a palate” o dal pessimismo cosmico di molti depressi Kurt Cobain, Michael Anderson o Ron Nine, nascondendo un velo di intimità che tende a farli uscire da quella nicchia fatta di linguaggi già sentiti e chitarre che dicono solo Mark Spiders o, alla meglio, Eric Erlandson lead guitar di Courtney Love nel primo disco delle Hole, Pretty On The Inside. Sulla ricerca dei suoni si fa un buon lavoro, o perlomeno non ci sono sbavature per quel che riguardo la doverosa attinenza al genere di riferimento. Meno generosi si può essere sull’originalità dei brani, prevedibili in più di qualche passaggio, senza spunti che diversifichino magari un finale, un ritornello o un bridge. Non tradiscono, comunque, una certa potenza e una certa pacca sonora, che spediscono in orbita alcune possibili hit radiofoniche come “Believe In Your Head” e la linea di basso martellante che, sempre nel range del già sentito, rimane in testa senza problemi.

Ricercate novità? State lontani dagli High Frequency. Volete ascoltare un po’ di sano grunge all’americana, con qualche influenza glam e hard rock, senza fronzoli e senza pretese? Il divertimento è assicurato.

Read Full Post »

Older Posts »