Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ETICHETTA: New Model Label’ Category

ETICHETTA: New Model Label
GENERE: Elettronica

L’imprescindibile traiettoria artistica degli Strip in Midi Side riceve, con Non Ti Amo Più, Amore, il suo punto fermo. Retrocedere non sembra un’azione rientrante nelle corde di questo progetto, rivoluzionario perché riesce a destrutturare e ricostruire un decennio, quello degli anni ottanta, senza farlo sembrare né decontestualizzato né anacronistico. Siamo quasi nel duemilatredici e, ammettiamolo, questo non è cosa facile, nonostante gli inevitabilmente noiosi continui tentativi di revival. Il percorso di questa band è personale, caratterizzato da continue scissioni che, una volta dipinto il quadro del loro percorso artistico, lo distruggono separandolo in innumerevoli schegge. E’ elettronica fatta con il cuore e la testa, due parti del corpo che difficilmente il musicista usa insieme di questi tempi, che riesce nel nobile intento di risultare al contempo maliziosa ed easy-listening, ma anche impegnata e di spessore, facendo anche scivolare l’anca (“Viagra in Tasca”). Non pochi, comunque, i momenti più elaborati e nervosi, quasi nevrotici, che vomitano schizofrenia in grado di deviare il tragitto eighties della band: è il caso del noise di “Resistenza” e della pazzia blandamente sintetica di “Dinosauri”, capace di unire scientemente Garbo, i Depeche Mode (forse, meglio, Hourglass di Gahan solista) e momenti di beat tardo à la Krisma.

E’ un disco colorato ma che attinge a tonalità grigie nei suoi testi, per questo antitetico, fatto di ossimori, di sineddoche, di vuoti e di pieni. Lo ricorderemo meglio tra qualche anno. Non ti amo più, musica italiana, ma lo rifarò.

Annunci

Read Full Post »

ETICHETTA: New Model Label
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
Caro Tornado
Per Favore Dillo Tu al Diavolo
Dosati Meglio
Clima
Nagasaki Blues
Per Un Attimo Mi Avresti Voluto Morto
In Piena
Ercole
F

Gli anni novanta sono duri a morire nella regione che fu la culla del migliore alternative rock.
Il trio pavese degli Iceberg, smanioso di dare il proprio contributo ad una scena ipersatura ma in ogni caso sempre molto prolifica e di buona qualità, se si considera la stupefacente eterogeneità delle sue interminabili e tentacolari propaggini. Lo fanno, infatti, con un’interessante presa di posizione, un coraggioso ripercorrere della storia del migliore alt italico, con echi che ci ricordano dei primi Afterhours, Marlene, Estra, Ritmo Tribale, CCCP e, perché no, anche i Verdena del Suicidio dei Samurai. Manca forse un po’ della graffiante ironia di certi testi delle band sopracitate, nonché la corpulenza delle chitarre quasi grunge che contraddistinsero gli esordi di quasi tutte queste band: qui l’approccio melodico e ritmico è molto più macilento, quasi minimalista, e l’assenza di fronzoli, dall’altro lato, svolge un ruolo fondamentale nel definire la poesia di alcune liriche e nel creare quei momenti di svolta che alternano in maniera prevedibile ma sempre ben realizzata arpeggi e aperture più massicce.

Tutto sommato se non si ricerca un disco particolarmente originale, Caro Tornado è un buon punto di partenza per una rielaborazione moderna di quegli stili che resero famose molte delle band che ancora oggi riempiono le nostre playlist. Tanti i margini di crescita, e per questo lo apprezziamo ulteriormente. Da non ignorare.

Read Full Post »

La rubrica Multireview torna con un triplo appuntamento tutto italiano. 

MARIA ANTONIETTA – MARIA ANTONIETTA (Picicca Dischi, 2012)
GENERE: Cantautorale, punk, alt-rock

Maria Antonietta, nome d’arte di Letizia Cesarini, è entrata di diritto nella lista degli artisti più importanti di questo periodo, insieme ai Cani, allo Stato Sociale e al suo produttore Brunori SAS. L’attenzione un po’ smodata era facilmente prevedibile, così come lo è lo stile dei testi, mirati ad un realismo e ad una quotidianità di facile presa, con un lessico semplice che non disdegna i semplici riferimenti al “tutto un po’” che piace ai nuovi hipsters. Zen Circus, Vasco Brondi e Dario Brunori tra i più simili, in questo senso (ma anche DiMartino). “Quanto Eri Bello” è una di quelle perle indie che piacciono molto agli italiani, forse perché strappa facili consensi con il suo piglio radiofonico, di nuovo presente in “Tu Sei La Verità Non Io”, con influenze più garage sporcate da una tagliente verve punk. Rapporti di coppia in primo piano negli argomenti delle liriche, che presto o tardi vestiranno questo lavoro di un riconoscimento di “album generazionale” che molti già gli affibbiavano a scatola chiusa. Il miglior brano rimane “Santa Caterina”, perfetto per i concerti, grazie ad una grinta assolutamente alt-rock che qui da noi non può che andare bene. Forse la voce a volte risulta un pochino noiosa, ma è alto il grado di personalizzazione che si avverte lungo tutto il disco, ricercando un’originalità talvolta esagerata ma che funziona nel risultare innovativa.
Della serie “può non piacere, ma è un’uscita importante e ve la beccate lo stesso”.

GIOVANNI PELI – TUTTO CIO’ CHE SI POTEVA CANTARE (Kandinsky Records, 2012)
GENERE: Cantautorale, rock italiano

Kandinsky Records e un’altra bella uscita: Giovanni Peli sa lavorare bene con il cantautorato, manipolandolo con grande abilità in una lunghissima serie di altri linguaggi, dal blues al folk, il tutto ricoperto da un’impalpabile e nitidissima patina pop. “Viene La Notte” ha la sua anima Tenco, così come il rock di “Tutto Quello Che Fai” sembra un misto di Benvegnù, Casale, Edda e Battisti. “Tu Amore Perduto” è molto più malinconica, si ripulisce in una sorta di mellifluo Manuel Agnelli che sposa la causa dei primi La Crus e il lirismo di Dalla. “Corallo” è un brano più pensato, impegnando le parole in qualche gioco superiore alla media del resto del disco, ma senza strafare. I testi di altre perle come “Incrocio” non esagerano mai nel barocco e le levigatissime rifiniture di certe evoluzioni lessicali non fanno altro che confermare un songwriting preciso, completo e mai acerbo, anche dal punto di vista letterario.
Un disco di cantautorale classica ma dall’irresistibile facciata modernista.

VIOLASSENZIO – NEL DOMINIO (Alka Records/New Model Label, 2012)
GENERE:  Rock

A Ferrara gli artisti di un certo livello esistono, e i Violassenzio lo confermano. Efficaci musicisti di grande bravura, qualitativamente in grado di superare di gran lunga la media della loro zona, pur esibendo in questo disco tutte le loro influenze in maniera fin troppo scintillante. Anni settanta e ottanta sono miscelati con tutta la new wave che da loro è scaturata, e l’ombra è quella dei Tuesday’s Bad Weather, band pugliese completamente identica a questi emiliani. Il disco è comunque interessante, e a parte alcune oscure somiglianze fila liscio in tutti i suoi tre quarti d’ora. “Amo Chi Sogna”, “Nelle Fabbriche”, “Per Un Re” e “Il Falso E’ Andato Oltre” contestualizzano l’orecchiabilità che fa da sfondo al tutto, un prodotto senz’altro radiofonico e catchy (“Rinchiusi In Una Scatola” e “La Storia Quando E’ Numeri”) che prende il volo quando si giunge di fronte agli ottimi testi, ritratti di una disillusione che non può che accompagnarci tutti quanti fino alla tomba in questi anni di crisi nera, non solo economica. Poca politica diretta, tanti riferimenti alla contemporaneità che tracciano una linea netta tra ciò che vogliamo e ciò non possiamo ottenere. E’ questo espressionismo moderno e dark che salva un album molto derivativo ma suonato ottimamente e con una qualità strumentale che senz’altro molto gli invidieranno. Consigliato, in ogni caso.

Gli artisti di questo articolo in tour:
MARIA ANTONIETTA
28.04 NEVERLAND FESTIVAL @ BLOOM, Mezzago (MB)
29.04 SECRET CONCERT, Vicenza
30.04 APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
01.05 PARCO MIRALFIORE, Pesaro
03.05 KONTIKI, San Benedetto del Tronto (AP)
04.05 LIO BAR, Brescia
11.05 CIRCOLO AGORA’, Cusano Milanino (MI)
14.05 SALONE DEL LIBRO, Torino
18.05 LOCOMOTIV CLUB, Bologna
19.05 ARCI DALLO’, Castiglione delle Stiviere (MN)
31.05 MORGANA, Benevento
01.06 YEO YEO, Albano Laziale (RM)
02.06 FESTINALENTE, Aversa (CE)
15.06 INDIETIAMO, Sassocorvaro (PU)
16.06 LA DARSENA, Castiglione del Lago (PG)
21.06 NUVOLARI LIBERA TRIBU’, Cuneo
22.06 STADIO DEL RUGBY, Monza
14.07 BAR DELLA SERRA, Ivrea (TO)
15.07 POPSOPHIA 2012, Civitanova Marche (MC)
28.07 FESTA DELLA MUSICA, Chianciano Terme (SI)
06.08 SAMMAUROCK, San Mauro Pascoli (RN)
12.08 ANGURIARA FARA, Fara Vicentino (VI)

VIOLASSENZIO
28.04 IL MOLO, Ferrara 

Read Full Post »

Recensione di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Seahorse Recording, New Model Label
GENERE: Pop, new wave, indie rock

TRACKLIST:
1. Sleeping Pills
2. You’ll Like It
3. Something Left
4. Down in here
5. Sugare Cane
6. Little Girl
7. After the day
8. We’re swimming
9. No Title
10. Astronauts

Astronauti acquatici che esplorano sereni un lago sotterraneo, illuminati e confortati dalle calde luci di Tom Verlaine, Michael Stipe e soprattutto Morrissey, vero faro della band.

I Formanta sono un quartetto romano che, dopo un demo e un gustoso EP, il prossimo 21 febbraio pubblicherà il suo primo lavoro sulla lunga durata.
Mantengono la sana abitudine di distribuire copie fisiche: custodia cartacea dall’apertura originale che fa anche da copertina, opera del fotografo americano Matthew South; una misteriosa ragazza di nome Amelia persa in malinconici pensieri tinti d’arancio che, come dice il titolo dell’album, visti da lontano son nitidi ma da vicino sfuocati. Pure il cd vuole farsi notare, imita un 45 giri, ci son pure i solchi, che funzioni?

Ma è di musica che si vuole parlare, inseriamo il cd nell’impianto e vediamo cosa ci si presenta.
La grancassa bussa, “prego, accomodatevi”, entra un piacevolissimo intreccio di chitarre acustiche e la calda voce di Sabrina Gabrielli, subito colpisce la produzione per l’alta qualità, equilibrata e coinvolgente, si inseriscono le chitarre piene di chorus degli Smiths e un basso pulsante, il vero perno portante dell’opera, e infine pure qualche dissonanza che ricorda più i conterranei Marlene Kuntz che i Sonic Youth, questa “Sleeping Pills” è un bellissimo biglietto da visita.
Segue “You’ll Like It” che si inoltra in territori Dinosaur Jr., quelli più dolci e rassicuranti, si dice che una buona canzone pop debba saper reggersi anche solo chitarra acustica e voce, i Formanta confermano in pieno questo detto ma la grazia e la cura degli arrangiamenti danno un grande valore aggiuntivo, tutto è a suo posto, fin troppo, nulla stona e tutto scivola sinuoso nelle profondità nostro lago sotterraneo. Con “Something Left” ecco gli A Toys Orchestra, pianoforte e voce filtrata, un carillon solare per una felice giornata in campagna con gli amici, in cui qualche accenno di malinconia viene facilmente lavato via.

Il brano che piace di più è “After The Day”, accompagnato da un azzeccatissimo video, una ragazza con un velo danza nelle profondità marine, alla ricetta si aggiungono spruzzate di shoegaze e di new wave contemporanea, Interpol, Editors e Chapel Club su tutti, eppure la voce resiste su territori anni ’90.

Non fatevi ingannare da tutti questi riferimenti, solo in alcuni momenti si calca troppo la mano, come in “Sugar Cane”, omaggio fin troppo sentito agli Smiths di “This Charming Man”; la pasta sonora è personale e non sta certo nella sua parziale derivatività il difetto, che forse va cercato nelle orecchie di chi ascolta, che alla fine pongono un fastidioso interrogativo: dove stanno i Formanta?
Date le buone capacità melodiche sarebbe stato facile per loro sfornare delle hit radiofoniche ma questo lavoro non cede mai a ritornelli e strutture eccessivamente easy, sarà forse per l’anima troppo elegante; tuttavia non si percorre nemmeno la via opposta, non c’è nessuna ruggine o tensione, non si rischia mai qualcosa in più, tutto è controllato e misurato anche nella poesia rischiando di impantanarsi nel lago della monotonia. I Formanta sono così privi sia dello spirito underground che di quello commerciale, ma che sia davvero un difetto? Forse è davvero solo un problema delle nostre orecchie, provate a calarvi nei loro vortici subacquei, non vi porteranno al nirvana dei My Bloody Valentine ma di certo vi faranno sorridere il cuore.

Read Full Post »

nuovi appuntamenti live per il cantautore torinese per presentare il suo ultimo album “Palazzi” (Innabilis / New Model Label – dist. Audioglobe)

www.vittoriocane.it

www.newmodellabel.com

Link a video “Quello Che”: http://www.youtube.com/watch?v=DcfjETeep_s

Prossime date (in continuo aggiornamento):

20 Gennaio  – Cagliari @ Muzak – ore 22

8 Febbraio – Roma @ Circolo Degli Artisti – ospite serata Fandango – ore 20

9 Febbraio – Palermo @ Mikalsa – ore 22

10 Febbraio – Messina @ Rapa Nui –  ore 22

11 Febbraio – Siracusa @ Il Giufà – ore 22

12 Febbraio – Modica @ G55 – ore 22

13 Febbraio – Catania @ Glamour Café – ore 22

3 Marzo – Firenze @ Circolo Aurora – ore 22

4 Marzo – Massa Carrara @ La Mandragola – ore 22

Fuori da ogni schema eppure profondamente pop. Vittorio Cane ha saputo fondere queste due anime, creando uno stile unico ed un nuovo approccio alla canzone d’autore, che ha fatto scuola a Torino e nel resto d’Italia e proporrà i brani dell’ultimo lavoro in studio, “Palazzi” e dei suoi lavori precedenti. Il disco è stato pubblicato da New Model Label ed Innabilis ed è distribuito da Audioglobe e nei principali store digitali, Itunes compreso, dove la settimana dell’uscita è stato in home page, nonchè recensito sui principali media italiani, musicali e non. “Palazzi” ci mostra un Vittorio più maturo e sicuro dei suoi mezzi, come autore e come interprete, capace di confermare la definizione di “poeta delle cose semplici”, attribuitagli dalla stampa per il secondo disco. L’album è preceduto dal singolo “Quello che”, di cui è stato realizzato anche un video. Nel disco, spicca la collaborazione nel brano “Sto Bene” con lo scrittore Christian Frascella, (autore di romanzi di successo come “Mia Sorella E’ Una Foca Monaca” e “La Sfuriata Di Bet”). Vittorio Cane ha avuto modo di farsi notare si dal suo primo disco autoprodotto, e con “Secondo” ha ampliato il suo pubblico, trainato anche dai singoli “Ci Proverò”, con la partecipazione di Mao, e “Domenica”, trasmessi in rotazione sui principali canali musicali.  A questi sono seguiti numerosi concerti in tutta Italia, e tra questi spicca l’apertura per Nick Cave al Traffic Festival di Torino.

Discografia: Vittorio  Cane (autoprodotto – 2005) – Secondo (Innabilis / New Model Label, dist. Goodfellas – 2008) – Palazzi (Innabilis / New Model Label – dist. Audioglobe – 2011)

Libri: Vittorio Cane – Tre Tempi (raccolta di testi e scritti – Manifattura Torino Poesia – 2010)

Contatto per promozione: Govind Khurana – New Model Label – govindnml@gmail.com

Read Full Post »

ETICHETTA: New Model Label
GENERE: Alternative rock strumentale, sperimentale

TRACKLIST:
1. Crystal Water
2. Red Wine & White Beer
3. Butterfly Hill
4. L’Ombra di Anele
5. Mangiatori di Peccati
6. Preludio 9
7. Sandflower
8. Sei Minuti all’Alba

Misteriosa questa formazione, enigmatico questo disco. E’ complicato maneggiare con sicurezza e consapevolezza le più diverse forme sperimentale di rock che ogni tanto qualche musicista più eclettico tenta di esplorare, e così questo Km 0, primo lavoro del Codice Blu. Spesso è il post-rock il linguaggio più battuto, ma in questo caso solo i generi che in maniera tentacolare sono stati da esso raggiunti dopo averlo prima formato (shoegaze, krautrock, noise rock, prog) sono davvero udibili e distinguibili tra le influenze. L’album è molto bello, nonostante una lunghezza in certi momenti avvertibile come eccessiva; il progredire di alcuni brani è a volte inceppato da alcuni cambi un po’ forzati o semplicemente pesantemente prevedibili, per gli esperti del genere (“L’Ombra di Anele”, “Sandflower”), ma tutto sommato la banalità non è una caratteristica che si può affibbiare a questo lavoro. Difatti è improbabile che questi ragazzi assomiglino davvero a qualche altra formazione analoga, se ne esistono, e il loro diverso e ambizioso modo di comporre gli regala una caratterizzazione multiforme e variopinta, sicuramente capace di rappresentarli come personaggi a sè stante nel nebuloso universo degli sperimentatori d’Italia. “Crystal Water” e “Butterfly Hill” nascondono qualche appiglio lontano ai primi Sonic Youth, mentre è un alternative più sottomesso e semplificato che sottende a “Mangiatori di Peccati”. Il perno centrale è sempre il tentativo di muovere l’animo con un certo minimalismo, evitando il gonfiore barocco di certi orpelli di troppo che spesso scolorano opere post-rock o post-metal, trafficando con gli strumenti in maniera da individuare il sound giusto canzone per canzone, ricercando l’equilibrio adeguato a comunicare questo o quel sentimento.

In sintesi, un viaggio tra distese di luci, suoni ed emozioni, quasi lisergico, ma rilassato al punto giusto da risultare più che altro un tranquillante per le nostre giornate troppo movimentate.

Sito ufficiale

Read Full Post »

ETICHETTA: Black Fading Records, New Model Label
GENERE: Hard rock

TRACKLIST:
1. Out-4-Dinner (Intro)
2. Aperiti”ve”
3. I Can’t Stand It
4. Keep Screaming (feat. Ginevra Casali)
5. Listen to Me
6. Treat U Bad
7. One Day
8. Never Trust a Woman
9. Vodka & Lime
10. Believe
11. Prelude To… (feat. Beppe Cantarelli, Luciano Girardengo, Georgeanne Kalweit)
12. Something to Kill the Pain
13. Sammy’s Backyard (feat. Beppe Cantarelli, Luciano Girardengo)
14. Back-4-Breakfast (Outro)

Non è questione di gusti: è lampante come alcuni generi (hard rock, metal, grunge, punk) abbiano visto percorse e ripercorse tutte le possibilità di evoluzione immaginabili ormai da un decennio abbondante. Altrettanto evidente è che chiunque ancora provi a battere quelle strade possa da un lato beneficiare di un numero considerevole di fanatici del genere scelto, e dall’altro debba combattere per non finire affossato nel baratro dei copioni e dei nemici dell’originalità, giustamente disprezzati dalla critica di mezzo mondo. Come in tanti altri filoni artistici, anche fuori dalla musica, a dare respiro a questi tuguri polverosi sono le retroguardie: pensate a quanto hanno annoiato gli AC/DC e tutti i loro cloni (Airbourne in particolare), mentre dietro le quinte imitatori e affezionati di vario genere dicono la loro perseguitando la scena con la loro personale interpretazione degli stilemi ormai triti e ritriti dei propri beniamini.
L’hard rock più tamarro dei Bi-Polar Sluts, tendenzialmente rivolto a quella scena americana che negli ultimi anni si è purtroppo contaminata sempre più spesso di metal ed emocore, spesso con lo squallore dello screamo più inadeguato a fare da confine tra i due, cerca invece nell’emulazione un senso di riscossa, andando a tastoni nel vuoto nel tentativo di emergere dallo stuolo di copie di copie per proporre qualcosa che sia anche lontanamente originale, ma comunque caratteristico, innovativo. Il risultato non possiede certo in toto questi requisiti, ma è uno squisito e pregiato lavoro di cattiveria preconfezionata, riff taglienti, super-incisivi e mai troppo temperati, con distorti a palla e una batteria supermartellante. Lo si chiamerebbe volentieri un party album, ma poi sembrerebbe musica demenziale, e non stiamo parlando di questo. “Keep Screaming” e “I Can’t Stand It”, pur in una innegabile frenesia metallica che sembra forzare sullo stesso stage primi Maiden e Motorhead, sono i due gioiellini del disco, o quantomeno se ne prevede la fruizione anche fisica che la gente può farne ai loro concerti. In poche parole, un po’ di sacrosanto pogo. Il livello del disco è sicuramente buono, con un senso della misura che li priva degli eccessi più roboanti di certe band troppo sensazionali degli ultimi anni, ma che li proietta verso un ricettacolo di pubblico più USA-oriented, o comunque in zone più abituate a sonorità di questo tipo (l’Europa dell’Est, l’Australia, il Giappone). Unici momenti che tendono a far zoppicare il tutto sono le ballad, in particolare “Something to Kill The Pain”, canzoni sicuramente ben composte e con una progressione studiata e ben incastonata all’interno dell’album nella sua interezza, ma che fondono l’hard rock più commerciale dei Darkness con la mellifluità di certi singoloni post-grunge di band come 3 Doors Down e Staind, privandole di quell’impatto raggiante e veemente che tutto il resto di questo lavoro possiede.

Collocati nel posto giusto, registrati e prodotti con la giusta “pacca”, possono davvero sfondare. Peccato non possano farlo in Italia, perché saprebbero, a piccole dosi, ravvivare una scena morta e sepolta che in Italia ha sempre faticato ad affermarsi. Bel lavoro.

Read Full Post »

Older Posts »