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Archive for the ‘ARTISTA: Beady Eye’ Category

ETICHETTA: Beady Eye Recordings
GENERE: British rock

TRACKLIST:
1. Four Letter Word
2. Millionaire
3. The Roller
4. Beatles and Stones
5. Wind Up Dream
6. Bring the Light
7. For Anyone
8. Kill For A Dream
9. Standing on the Edge of Noise
10. Wigwam
11. Three Ring Circus
12. The Beat Goes On
13. The Morning Son

Frase chiave per questo disco? Aprire gli occhi.
Lo deve fare Liam, lo deve fare Noel, lo dobbiamo fare noi. Gli Oasis sono stati una band fenomenale, i due fratelli amati-odiati pure, ma tutto l’hype e il gossip che si è creato attorno a loro ha solo contribuito a farli superare la data di scadenza prima ancora che si fosse decisa. E infatti ecco Noel andarsene per l’ennesima volta, in una sorta di marziale ammutinamento, lasciando l’egocentrico fratello a creare un progetto che riprende esattamente gli Oasis laddove si erano interrotti (e infatti dalla loro ultima formazione manca solo il consanguineo): c’è chi dice che Noel era tutto, chi dice che non è cambiato niente. La verità è che questo disco è abbastanza vuoto, forse privo di quell’anima assolutamente indie che gli Oasis si sono sempre portati dietro dal fortunato quanto fottutamente buono debutto fino all’eclissi finale, quando ancora continuavano a produrre bei dischi (suvvia, l’ultimo non era brutto!). Il livello di Different Gear, Still Speeding è esattamente lo stesso di Dig Out Your Soul mentre a cambiare sono le pretese dei testi, molto autoreferenziali e autocitazionisti, ignobili quando provano a strappare lacrime che non usciranno mai o quando ancora fanno riferimento alla sua vecchia vocazione lennoniana, che, diciamo la verità, qui e là si sente (“For Anyone”, “Kill For A Dream”).
Alla fine se prendiamo la qualità di questi brani, il massimo che possiamo dire è che non si distaccano dalla qualità degli ultimi due dischi degli Oasis. Non è una critica, non è un elogio, allora cos’è? Un’attestazione di inferiorità rispetto alle reali capacità del buon Liam, anche se ormai piuttosto stagnante, anche nella ricerca delle linee vocali (“Three Ring Circus”, “Millionaire”, “Beatles and Stones”). Pessime le ballads, decenti i brani più rock, anche se quasi mai possiamo parlare di rock all’interno di questo disco che si occupa più di vantarsi, fin dal titolo, più che proporre novità o una prosecuzione logica dell’universo Oasis. Non male, a dire il vero, “The Beat Goes On” e i suoi momenti leggermente psichedelici, e il singolo “The Roller”, scadente negli acquisti ma molto apprezzabile in quanto ad impianto e songwriting.

La vera tristezza è che presto si riuniranno di nuovo, andando in un trionfale reunion tour dove la voce ormai avariata di Liam di nuovo risulterà ridicola, ritornando poi a sciogliersi e, chi lo sa, di nuovo a riunirsi. Un moto perpetuo di solidale mutualismo biologico con l’industria discografica, che su queste cose ci campa. E allora, facciamola campare ancora. Ci vuole proprio quella “four letter word”, Liam, davvero.

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