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Archive for the ‘ETICHETTA: Germi’ Category

Recensione a cura di EMANUELE BRIZZANTE
ETICHETTA: Germi
GENERE: Rock italiano

TRACKLIST:
1. Metamorfosi
2. Terra di Nessuno
3. La Tempesta E’ In Arrivo
4. Costruire per Distruggere
5. Fosforo e Blu
6. Padania
7. Ci Sarà Una Bella Luce
8. Messaggio Promozionale N° 1
9. Spreca Una Vita
10. Nostro Anche Se Ci Fa Male
11. Giù Nei Tuoi Occhi
12. Messaggio Promozionale N° 2
13. Io So Chi Sono
14. Iceberg
15. La Terra Promessa Si Scioglie di Colpo

La verità è che tra l’amore sconsiderato dei fan dell’ultima ora, quello sconsolato di quelli della prima, e quello di coloro che proprio gli Afterhours li detestano senza neppure ascoltare quello che producono da dieci anni a questa parte, questo disco sta nel mezzo. Dà buone ragioni a tutti quanti per essere contenti delle loro posizioni, ma si pavoneggia di una ritrovata qualità nel songwriting che attesta una maturità raggiunta con Ballate per Piccole Iene e poi lasciata decantare troppo a lungo negli ultimi sette lunghi anni di presenza un pochino forzata nella scena nazionale. Il ritorno di Xabier è il modo che Agnelli ha scelto per giocare sporco, per tornare giovane, per distorcere anche le altre chitarre, che altrimenti si sarebbero sentite vecchie e stanche come nell’apprezzabile singolo sanremese di qualche tempo fa. D’Erasmo è finalmente sé stesso, e si abbandona a dissonanze, esperimenti inaspettati di atonalità e linee melodiche di un certo vigore. Un pochino sotto la media la batteria di un Prette caricato a molla, ma che picchia come da tempo non faceva più. Discorso a parte per Manuel Agnelli, in versione edulcorata, come siamo abituati già da Quello Che Non C’è, che tenta di rifarsi a uno dei suoi numi tutelari (Stratos) per poi unire il tutto con Kurt Cobain e Lou Reed. Il risultato, detta così, non sembra neppure troppo strano. Occorre specificare che invece questo disco è fin troppo strano, fuori dal comune, inatteso. Nel suo periodo storico ha un valore testuale che va oltre i sensazionalismi che accompagnano ogni uscita discografica della formazione nelle sue innumerevoli incarnazioni, e il criticatissimo titolo dopo aver spiazzato un po’ chiunque rende giustizia a delle liriche molto più aggressive e politiche che negli ultimi tempi, se vogliamo anche meno ostiche e criptiche da comprendere, e assocerà per sempre questo album non solo all’anno di uscita ma all’era della caduta del berlusconismo dove anche l’identità culturale del cosiddetto popolo padano ha trovato prosperità e poi tragica fine. Nell’album abbiamo tutto, i chitarroni pesanti vecchio stile di “La Tempesta E’ In Arrivo” e “Metamorfosi” come le ballad orecchiabili ma un po’ particolari come la title-track e “Terra di Nessuno”. Verso la conclusione l’album perde di lucidità, ma termina con un brano assolutamente imprescindibile, che con il senno di poi potrebbe diventare un classico della band, ovvero “La Terra Promessa Si Scioglie di Colpo”. “Fosforo e Blu” è di un’atroce cattiveria, ed è facile perdere la bussola nei continui e troppo repentini cambi di registro che sinceramente si potevano appiattire leggermente per rendere il disco meno barocco. Guardando però l’altra faccia della medaglia, è lodevole l’ammirevole tentativo di non risultare autoreferenziali, di non sfondare una porta aperta con la ripetizione, di usare linguaggi che è impossibile associare a qualche altro episodio degli Afterhours.
Padania è diverso, non poteva essere altrimenti, per una band che ha sempre spiazzato, nel bene o nel male, e che ha assunto nell’immaginario collettivo della scena alternativa italiana un’iconografia che comprende sia la loro genialità che la loro tetra discesa verso il basso. Questo lavoro è la parte matura e invecchiata di una band mai nostalgica, che non ripudia né ricorda troppo volentieri il suo passato, e che guarda ancora ad un futuro roseo e prospero, nonostante le battute di una rete sempre più incapace di ascoltare un album nella sua interezza. Troverà un posto nella lista degli album preferiti di poche persone, ed è questo il suo principale merito.

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