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Archive for the ‘ARTISTA: Salvo Ruolo’ Category

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Cantautorato

TRACKLIST:
1. Spreco Spazio
2. Depurazione
3. Bangkok Blues
4. Memorie Underground
5. Forme Lese
6. Annullami
7. Capovolti
8. Gelo di Gola
9. Notte d’Inganni
10. Parlami del Mare
11. DogVille

Salvo Ruolo, tra le diverse alternative che la rosa dei giocatori in campo nella squadra del cantautorato italiano ci propone, è la scelta “concettuale”, quella dall’animo malinconico ma riflessivo, che può raccontarci storie di viaggio e di meditazione come Bob Dylan, ma anche come Robert Clark Seger, senza la banalità del nuovo esercito dei qualunquisti e con il giusto spessore sia musicalmente che letterariamente. E in lingua italiana, che non è poco.
Vivere Ci Stanca è un disco che tende all’eccesso, dilungandosi soverchiamente, ma solo dopo ripetuti ascolti di tutti e dodici i suoi bei capitoli se ne coglie quella splendida essenza che malcela anche una semplicità nei linguaggi, una certa orecchiabilità e una distensione nei toni che non è solo estensione, ma anche profondità. Accollandosi anche il rischio di osare. Geometrie sonore a parte, le atmosfere sono scure, nell’orbita del blues personalizzato di certe produzioni di Van Morrison, Johnny Cash e Neil Young, con tutte le venature folk del caso. Gli arrangiamenti sono però gonfiati, nell’ambito di una musica popolare che sia facilmente fruibile pur mantenendo una certa rilevanza, contenutisticamente parlando; a dare colore e tono partecipano anche influenze di stampo psichedelico, come il periodo sydbarrettiano dei Pink Floyd, le schizofrenie meno celebri dei Beatles (alcuni momenti di Magical Mystery Tour e Sgt. Pepper’s) e i novelli Flaming Lips. Ma i condimenti più tangibili vengono dal mondo elettrico, sempre blueseggiante ma con trattamenti americani molto tiepidi e roboanti, sostenuti nelle ritmiche e nel biascicare intrepido del “capobastone” di questo progetto (“Memorie Underground”, “Bangkok Blues”), spingendo l’acceleratore in maniera particolarmente evidente solo in “Depurazione”, mentre si frenano gli istinti più impulsivi della narrazione ferrettiana/godaniana (più concretamente visibile/udibile in “Spreco di Spazio” e nella title-track) in “Parlami del Mare”.

Il valore di questo progetto è già ampiamente percepibile, palpabile anche grazie ad una dinamicità molto corporea che ne tramuta l’indolenza nostalgica in una fisicità complessa e diretta, che raggiunge chiunque anche a pochi istanti dall’ingestione. Dandone anche per scontata l’ulteriore maturazione, non ci resta che darci ad una comoda attesa.
Se “vivere ci stanca”, ascoltare buona musica come questa non lo farà tanto facilmente.

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