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Archive for the ‘GENERE: New Wave’ Category

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: New wave, indie rock

TRACKLIST:
Terza Persona
Nel Paese degli Umani
Tutto Finisce all’Alba
Naufragheremo

Consultando la stampa riguardo questa band, si trovano molte critiche riguardo il nome: scontato per la scelta di includere il nome femminile, banale, scomodo. Pochi sanno che Non Violentate Jennifer è il titolo di uno storico rape & revenge movie di Meir Zarchi, di trentaquattro anni fa. Se si può considerare importante il nome di una band, lo si dovrebbe fare perlomeno sul piano del significato, cercando di riportare alla luce l’oscuro legame che connette l’identità onomastica di un gruppo e la loro produzione: su questo piano, pur provando ad illuminare a giorno il perché la new wave dei fiorentini riporti il pensiero indietro a quel sanguinolento film, si fatica, e molto. Ma la critica musicale dovrebbe occuparsi delle canzoni, giusto?
Questo EP, composto di quattro canzoni, è una prova sicuramente passabile. E’ pieno il sound, tra indie rock e new wave, sixties quando serve, anni zero quasi sempre, ma con uno sguardo al passato. Devoto ad un’estetica puramente curtisiana, sembra l’ennesimo revival ma cela un certo studio nei testi che non è cosa comune in questo genere. “Terza Persona” e “Tutto Finisce all’Alba” ingannano, grazie ad un saggio mimetismo, chi pensa che si tratti di normalissimi pezzi tirati all’italiana: le influenze sono anglosassoni, risalgono a qualche decennio addietro, e stanno non tanto nel sound ma nell’attitudine pre-punk rozzissima degli Who di My Generation. A salvare particolarmente questo disco, che non brilla certo per l’originalità, è la maniera grossolana ma efficace con cui si sono inserite un po’ dovunque velature e venature dark, malinconiche, cupe, tetre, come se piovesse. Ed ecco il ritorno a quel richiamo cinematografico, forse è questa la quadra…un lavoro che va ascoltato a dovere, come oggi non si fa più. Sforzo più che coraggioso, niente di nuovo sotto il sole, ma diciamola papale papale e senza gargarismi verbali né barocchismi…ci è piaciuto.

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ETICHETTA: Interbeat
GENERE: New wave

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TRACKLIST:
Tu Non Lo Sai
Stars
Sogni
The Hill
Write Aloud
Names
Il Vostro Mondo
Can’t Explain
Non Ho Creduto Mai
Down Down Down

Ritorna ancora l’iperproduttivo Fausto Rossi, storica figura della new wave italiana, in giro ormai da diversi decenni a dare lustro alla nostra produzione in materia. Blank Times è il titolo di questo nuovo lavoro, l’ennesimo viaggio in un mondo caleidoscopico e anfetaminico, un viaggio all’interno della sua concezione di musica che si aggiorna ogni volta, incontrando sempre nuove influenze, più nei poeti che nei cantanti. “Write Aloud” ricorda le tonalità blues di molte perle dell’accoppiata di dischi Becoming Visible e Below the Line, rispettivamente del 2009 e del 2010, e ancora in “Il Vostro Mondo” sembra di sentire un Chuck Berry affogato nella depressione di una new wave affettatissima, all’italiana, tra Frigidaire Tango e primi Diaframma. “Non Vi Ho Creduto Mai” è forse eccessivamente semplice, ma è grazie alla sua rudimentale elementarità che colpisce l’ascoltatore. “Stars” è invece una sorta di condensato delle influenze rock, new wave e blues del disco, ma il suo effetto è quello di una ballad ambient, che può accompagnare qualche visione invernale fuori dal finestrino del treno piuttosto che di un aereo.
Fausto è comunque molto più di questo. I suoi testi sono in bilico tra una poesia bohemien, un raffinato estetismo e un surrealismo quasi futurista che non disdegna accostamenti lessicali strani e all’apparenza sbagliati. E’ effettivamente un universo a parte, dove la conoscenza dei dischi passati e di ciò che ruota intorno al sacilese è fondamentale, perlomeno per avere una visione d’insieme.
Blank Times è sostanzialmente l’ennesima prova che dimostra quanto 34 anni di presenza nella musica italiana non significhino per forza esaurimento della vena creativa, ma anzi siano utilizzabili come un rafforzativo per la conoscenza intrinseca che si ha della parte cupa di questo paese, anche dal punto di vista artistico. Fausto la incarna. Splendida prova in questo 2012.

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ETICHETTA: 42
GENERE: Post-punk

TRACKLIST:
1. Bestie
2. Fango
3. Quando Arriva la Bomba
4. Da Solo Non Basti
5. Cambio la Faccia
6. Lendra
7. Tacchi Alti
8. Adesso Mi Alzo
9. Occhi Bianchi
10. Nel Centro del Mondo

I ventenni pisani più in voga dell’ultimo periodo, ora sotto l’ala dell’ottima etichetta romana 42 Records, fanno, con questo nuovo lavoro intitolato “Bestie”, il vero salto di qualità. Strumentalmente, è un passo in avanti, lungo le strade semplici ma, nel loro caso, intrise di una certa vena personale, del folk rock sporco di new wave e post-punk, e testualmente, con il passaggio alla lingua italiana che senz’altro gioverà al progetto tutto, non solo a livello discografico. Digerire la lingua inglese, in Italia, non è facile, del resto, per un popolo ancora fortemente analfabeta dal punto di vista anglofono.
“Bestie” è più diretto, più melodico, più raffinato e suonato meglio di quello prima, è di un livello senz’altro superiore, colpevole solo di una divisione troppo netta tra le ballate più folk e la new wave sguinzagliata teneramente come un’arma da pista da ballo. La cesura è comunque superata agevolmente dalla grazia con cui in entrambi gli ambiti i due Francesco, Simone e Alice si muovono, dalla splendida “Quando Arriva la Bomba” e le sue aperture da stadio, la perfetta e poetica “Occhi Bianchi”, e “Lendra”, la più joydivisioniana del lotto (ben accompagnata, in questo senso, dalla title-track e “Adesso Mi Alzo”), che vista la diffusione smisurata di un certo tipo di post-punk anni 80, tornato in voga ormai da un decennio, non mancherà di scatenare i fighetti dei dj set indie rock più modaioli.

E’ la fisicità la parte più evidente, mentre la distensione quasi cantautorale di certi cedimenti folk più che completare il disco mette sul tavolo nuovi terreni che andrebbero esplorati più a fondo con un EP acustico, o qualcosa del genere. Le due anime, comunque, ci mostrano una band che, nonostante la giovane età, compone e suona meglio di molte persone di due decenni più vecchie, portando in giro per l’Italia il cuore e la potenza che solo un vero musicista sa convogliare nella sua musica. Pronti a fare il salto, senza dubbio.

TOUR:
04.10 CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
06.10 INTERNET FESTIVAL, Pisa
12.10 COVO, Bologna
13.10 BLAH BLAH, Torino
19.10 TAMBOURINE, Seregno (MB)
26.10 LIO BAR, Brescia
03.11 KAREMASKI, Arezzo
01.12 SONAR, Colle Val d’Elsa (SI)

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ETICHETTA: Eclectic Circus, Universal
GENERE: Pop

TRACKLIST:
1. Dorian (Postmodern Parte 1)
2. I Giorni di Urano Contro
3. Tutti Usciamo di Casa
4. Da Uomo a Uomo
5. La Stanza
6. Di Gioia e Rivolta
7. Dorian (Postmodern Parte 2)
8. Un Figlio Lo Sa
9. Tempo Prendimi per Mano
10. …
11. L’Ultimo Viaggio di Argo

Dopo un grandissimo EP di debutto, il full-length dei lombardi Mascara arriva come un fulmine a ciel sereno a sbigottire di nuovo la scena italiana con un prodotto di gran pregio. Undici brani, pubblicati per Eclectic Circus e Universal, confezionati in una veste teatrale dal sapore lirico, impreziositi da una fluidissima narrazione che nonostante le radici pesantemente affossate nella mitologia e nella letteratura riesce a non essere mai né noiosa né ridondante. Dalla nascita alla morte, questo il concept cui l’album fa riferimento, e la crescita collettiva di tutti noi sembra essere pienamente compresa dalle raggelanti parole che sferzano tutti i brani (“Tutti Usciamo di Casa”, “La Stanza”), in un ensemble ricchissimo di undici papabili hit radiofoniche che sicuramente spiazzerà i fan del primo EP, più nichilista, complesso e filosofeggiante. “Tempo Prendimi Per Mano” e “I Giorni di Urano Contro” risollevano la questione morale della new wave, linguaggio dietro il quale tantissima musica italiana si barrica traendone una linfa vitale che sa di muffa e di stantìo, ma che nel caso dei Mascara è invece fagocitato, digerito e rivomitato con una grandissima capacità compositiva che ne allontana tutto il senso di ripetitività che anche in grandi nomi internazionali s’avverte (vedi l’ultimo Editors). Anche i primi Litfiba, i La Crus meno spinti e i Cure sono tra le band che andrebbero citate come influenze fondamentali dei Mascara, ma è quasi offensivo pensare che Tutti Usciamo di Casa sia materiale derivativo: l’originalità di questa band sta proprio nel saper riciclare elementi triti e ritriti in un frullato totalmente nuovo, dove la monumentalità delle liriche e degli arrangiamenti riesce a torcere le membra dell’ascoltatore e a restituire in un semplice pop dressing i mille rivoli dietro cui si disperde tutta la loro sorprendente e disorientante furia. Perché l’enorme impatto che ha questo lavoro esprime una sincera voglia comunicativa che non disperde nessuna energia, ma anzi la convoglia in un mezzo unico, che arriva come un macigno all’ascoltatore. Pop per tutti ma che capiranno in pochi. Piccolo capolavoro.

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Recensione di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Seahorse Recording, New Model Label
GENERE: Pop, new wave, indie rock

TRACKLIST:
1. Sleeping Pills
2. You’ll Like It
3. Something Left
4. Down in here
5. Sugare Cane
6. Little Girl
7. After the day
8. We’re swimming
9. No Title
10. Astronauts

Astronauti acquatici che esplorano sereni un lago sotterraneo, illuminati e confortati dalle calde luci di Tom Verlaine, Michael Stipe e soprattutto Morrissey, vero faro della band.

I Formanta sono un quartetto romano che, dopo un demo e un gustoso EP, il prossimo 21 febbraio pubblicherà il suo primo lavoro sulla lunga durata.
Mantengono la sana abitudine di distribuire copie fisiche: custodia cartacea dall’apertura originale che fa anche da copertina, opera del fotografo americano Matthew South; una misteriosa ragazza di nome Amelia persa in malinconici pensieri tinti d’arancio che, come dice il titolo dell’album, visti da lontano son nitidi ma da vicino sfuocati. Pure il cd vuole farsi notare, imita un 45 giri, ci son pure i solchi, che funzioni?

Ma è di musica che si vuole parlare, inseriamo il cd nell’impianto e vediamo cosa ci si presenta.
La grancassa bussa, “prego, accomodatevi”, entra un piacevolissimo intreccio di chitarre acustiche e la calda voce di Sabrina Gabrielli, subito colpisce la produzione per l’alta qualità, equilibrata e coinvolgente, si inseriscono le chitarre piene di chorus degli Smiths e un basso pulsante, il vero perno portante dell’opera, e infine pure qualche dissonanza che ricorda più i conterranei Marlene Kuntz che i Sonic Youth, questa “Sleeping Pills” è un bellissimo biglietto da visita.
Segue “You’ll Like It” che si inoltra in territori Dinosaur Jr., quelli più dolci e rassicuranti, si dice che una buona canzone pop debba saper reggersi anche solo chitarra acustica e voce, i Formanta confermano in pieno questo detto ma la grazia e la cura degli arrangiamenti danno un grande valore aggiuntivo, tutto è a suo posto, fin troppo, nulla stona e tutto scivola sinuoso nelle profondità nostro lago sotterraneo. Con “Something Left” ecco gli A Toys Orchestra, pianoforte e voce filtrata, un carillon solare per una felice giornata in campagna con gli amici, in cui qualche accenno di malinconia viene facilmente lavato via.

Il brano che piace di più è “After The Day”, accompagnato da un azzeccatissimo video, una ragazza con un velo danza nelle profondità marine, alla ricetta si aggiungono spruzzate di shoegaze e di new wave contemporanea, Interpol, Editors e Chapel Club su tutti, eppure la voce resiste su territori anni ’90.

Non fatevi ingannare da tutti questi riferimenti, solo in alcuni momenti si calca troppo la mano, come in “Sugar Cane”, omaggio fin troppo sentito agli Smiths di “This Charming Man”; la pasta sonora è personale e non sta certo nella sua parziale derivatività il difetto, che forse va cercato nelle orecchie di chi ascolta, che alla fine pongono un fastidioso interrogativo: dove stanno i Formanta?
Date le buone capacità melodiche sarebbe stato facile per loro sfornare delle hit radiofoniche ma questo lavoro non cede mai a ritornelli e strutture eccessivamente easy, sarà forse per l’anima troppo elegante; tuttavia non si percorre nemmeno la via opposta, non c’è nessuna ruggine o tensione, non si rischia mai qualcosa in più, tutto è controllato e misurato anche nella poesia rischiando di impantanarsi nel lago della monotonia. I Formanta sono così privi sia dello spirito underground che di quello commerciale, ma che sia davvero un difetto? Forse è davvero solo un problema delle nostre orecchie, provate a calarvi nei loro vortici subacquei, non vi porteranno al nirvana dei My Bloody Valentine ma di certo vi faranno sorridere il cuore.

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ETICHETTA: Nessuna
GENERE: New wave, post-punk, electropop

TRACKLIST:
1. Across the Stars
2. Hide & Seek
3. Goodnight
4. Sugar Sandman
5. Anything Inside Me
6. Hey Stranger
7. Metropolitan
8. Love’s A Thing You Can’t Heal From
9. Tonight Can Be Done

Messiah Complex è un disco a suo modo stupefacente. Sorprende, quasi assorda, la sua capacità di essere sintetico e contemporaneamente dire molto sullo status della
new wave italiana, che nonostante il suo essere un continuo riproporsi di stilemi tipicamente British, di derivazione quindi neanche troppo celata, riesce a confermare di
anno in anno la nostra bravura nel personalizzarla e renderla “nostrana”.
E’ così che i Temple of Venus si presentano, forti di ritmiche non utili solo a riempire ma anche a strutturare meglio il brano, lineari quando devono svolgere un ruolo
secondario, più frastagliate e complesse quando si deve sostenere quel tappeto di synth che i New Order avevano portato in campo con sorprendente saggezza
compositiva. Oggi in Italia pochi li sanno riproporre in maniera opportunamente aggiornata, e nella breve lista in cima troviamo proprio i ToV. Sferzate di electro-pop
contemporaneo (“Hey Stranger”, in cui si evidenzia clamorosamente tutta la potenza del basso), intralciato da alcune pulsazioni indietronica nel background dei pezzi
più tranquilli (“Hide & Seek”), colorano di più un disco fortemente devoto prima a Curtis poi a Peter Hook, ma ancorato ad una concezione italica che si deve alle loro
origini bolognesi. Distorsioni e sintetizzatori più cauti e calmi si alternano in un lavoro completo e maturo, che presenta sia momenti da ballare, carichi di una densità
post-punk senza rivali in questo duemilaundici, che ballad più strappalacrime, dove malinconia e un pizzico di ira si uniscono in un crocevia di emozioni difficile da
ignorare.

Tra scelte di suoni veramente azzeccate e impianti compositivi degni dei migliori gruppi anni ’80 e ’90 (nel genere, si intende), la band ha tutte le carte in regola per
rimanere in voga qualche anno, anche all’interno dei Dj set di settore. Il cantato in inglese è funzionale alla causa, anche se qualche brano in italiano poteva rafforzare in
termini di fruibilità l’intero album. Ma del resto, in un disco che di radiofonico non ha niente, non dobbiamo farci queste paranoie…gran lavoro!

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ETICHETTA: Jost, Audioglobe
GENERE: New wave, rock

TRACKLIST:
1. L’Esperienza Segna
2. Anni Settanta
3. Come Cade Chi
4. Cosa Dire
5. Facili Forme
6. Gene
7. Intermezzo Uno
8. Infettami
9. Luce
10. Pensiero in Movimento
11. Un Bacio
12. Tutto&Nulla
13. Alta Velocità
BONUS TRACKS
14. Gene (ft. Federico Fiumani)
15. Anni Settanta (ft. Mao)
16. Luce (ft. Garbo)

“Dammi i soldi e ti porto la soluzione”. No, non c’entra niente. Questa soluzione è molto migliore di quella proposta da Fabri Fibra: L’Esperienza Segna è un disco genuino, un continuo depistaggio verso lidi misteriosi, celati da una parvenza di semplicità che serve solo ad aumentare l’effetto appiccicoso di alcuni brani. In senso buono, si intende.
L’esperienza a cui si va incontro ascoltando questo disco è quasi catartica, tesa quasi a liberare dalla crisi di originalità che pervade un po’ ogni categoria musicale italiana: le bonus track con gli ospiti puntano ad un pubblico più generico, come ultimamente sembra diventato tipico fare, irretendo i più distanti con i grossi nomi (Fiumani e Mao, in questo caso). E’ un pop rock d’autore, con un languido sguardo al passato, soprattutto ai settanta e gli ottanta, con riferimenti testuali che ricordano Le Luci, Dente e Bugo, forse anche qualche cantautore più lontano nel tempo, e un contesto musicale pienamente new wave, con venature dark che certamente contribuiscono a colorarlo di toni cupi e intimistici, sporchi di malinconia soft rock che ricorda proprio gli anni di cui si parlava. Le atmosfere romantico-decadenti di “Luce” fanno il resto. Determinante anche la strumentale “Intermezzo Uno”, che quasi svolge da lente d’ingrandimento nei riguardi del genere che la band propone, rozzo ma levigato contemporaneamente, sporco ma limpido.

Il disco è veramente molto bello, conscio delle sue potenzialità e per questo pronto a penetrare la scena in maniera decisiva. Il progetto Soluzione è destinato ad arrivare in alto, la strada l’ha già trovata e si ricerca ora una conferma definitiva. Gran lavoro, veramente.

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