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Archive for the ‘ARTISTA: Giovanni Marton’ Category

ETICHETTA: bE Records
GENERE: Pop Rock, New wave

TRACKLIST:
1. Non Sogno L’Estate
2. La Malattia
3. Limiti Privati Accantonati
4. Funzioni Vitali
5. Lunedì
6. Lentormento (lento-tormento)

La forma canzone, o meglio il prototipo di canzone, che presenta questo disco è una rielaborazione new wave fatta da Andy dei Bluvertigo che incontra i Depeche Mode sulla via di Damasco con i New Order nelle orecchie. E un filo di De André, giusto per le pittoresche venature cantautorali che filtrano tra i pochi lampi di luce che abbagliano dalle fronde di questa fitta boscaglia eighties.

No, per favore, non mischiamo troppo gli ingredienti. Giovanni Marton dimostra, con questo EP, una consapevolezza a livello compositivo che stupirà chiunque non lo abbia mai sentito nominare, così come si tende a schernire l’emergente che se la tira. Ma Marton non è una primadonna, non è un emergente, e forse non è neppure un musicista: limitiamoci a chiamarlo artista, la parola che forse vuole più sentire riferita a sé stesso.
Sarebbe riduttivo accostarlo a personaggi del pop italiano che già sono stati tirati in ballo per descriverlo, e noi parleremo solo di “decadenza”, una tematica che viene profondamente e largamente tributata da queste liriche, nonché sviscerata ed analizzata con la vista di un post-bohemién che solo negli ultimi anni può aver trovato il giusto contesto sociopolitico per questo “male” che cova dentro. Il “lentormento”, titolo di un ottimo brano in cui l’organo Hammond regge il passo a ritmiche molto sostenute a livello di intensità e progressivo ammorbidimento del vocabolario utilizzato, sottilmente elaborato fin dalle prime battute per calibrare ogni singola parola, le scudisciate che vengono inferte all’ascoltatore quando si sente parlare di “limiti privati accantonati”, “funzioni vitali” di Bluvertighiana memoria e i vaghi disagi di una persona che evidentemente nella musica trova il giusto metro di espressione.

Musicalmente, bisogna ammetterlo, qualcosa non funziona. La new wave è dosata in maniera perfetta, non è mai troppa né troppo poca, ma in alcuni momenti sembra mancare un elemento che funga da collante, o da schiarisci-idee per un eventuale subdolo sputasentenze che volesse, semmai, capire di cosa parlano le canzoni associando note e parole. Perché il senso di questo genere dovrebbe essere quello.
La bilancia alla fine protende verso la sufficienza: ottimi i testi, a livello espressivo e letterario; buona la musica, o se non altro l’apporto di strumenti inconsueti come il glockenspiel e le percussioni ricavate da qualsiasi cosa abbia un minimo di suono “percussivo” (shaker, una Olivetti Lexikon 80, nacchere, ecc.). Quando lo ascoltate, però, ponete attenzione: se non posizionerete in maniera corretta gli accenti sui contenuti di questo disco, vi troverete le mani una vuota rappresentazione new wave di un disagio diffuso che hanno già espresso tutti, in ogni forma. Marton ha scelto una maniera poco personale per farlo, e forse ne pagherà le conseguenze. Ma a noi, dopotutto, l’EP è piaciuto.

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