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Archive for the ‘ARTISTA: Giorgio Barbarotta’ Category

ETICHETTA: GB Produzioni, Atracoustic, Wondermark
GENERE: Cantautorato, folk

TRACKLIST:
1. Buone Nuove
2. Noi
3. L’Alchimista
4. Riesci ad Imbrogliare il Tempo
5. Podere 41
6. Dalla Marea
7. Sinfonia di Maggio
8. Il Motore e’ L’Amore
9. Mediacrazia
10. Galleggiando in Provincia
11. Che Ne Diresti

“Gli anni del cantautorato”.
Una volta lessi questo titolo in un blog online, riferito alla scena più mainstream capeggiata da Vasco Brondi, Iosonouncane, Brunori Sas, Dente, Bugo ecc. e fui portato a fare una riflessione un po’ diversa riguardo questa categoria: il cantautorato è utile perché porta all’estremo l’importanza dei testi nella musica, se il cantautore in questione è un bravo paroliere. Il problema è che tanti non lo sono, e l’eccesso di finti autori di testi in Italia sta provocando molti problemi. Uno di questi è la scarsa attenzione che viene rivolta a scrittori più bravi (non solo a livello letterario, ma anche musicale) come Giorgio Barbarotta ed un’altra lunga serie di artisti con base soprattutto nel Meridione.
Snodo è un album liquido ma diretto, intenso, con il duplice pregio di essere attuale in maniera non banale ed essere contemporaneamente ironico (“Galleggiando in Provincia” sintetizza queste due anime del disco). In bilico tra un romanticismo folk contaminato di rock e cantautorato più classico, la commistione di genere funge da background a tematiche di denuncia che ben si intonano con uno stile polemico molto umile (“Podere 41”), originale e declinato in toni a volte poetici (“Dalla Marea), a volte più dimessi: elementi che ricordano la letteratura post-medievale, come il cantautorato di qualche decennio fa. “Il motore è l’amore” sta invece agli antipodi, a rappresentare una verve più intimista che pervade comunque tutto l’album, dosata perfettamente in maniera da non prevalere rispetto all’altra componente.

Strumentalmente il disco è suonato in maniera ineccepibile, soprattutto grazie all’ex batterista degli Estra (Nicola Ghedin). Gli arrangiamenti tengono banco a delle canzoni dall’impianto semplice ma che estremizza il concetto di “canzone all’italiana” in ballad dal gusto più American folk. L’aggiunta di hammond e altri strumenti appena ritornati di moda (il flauto traverso, ad esempio), tutti con un ruolo ben definito e utile a riempire le canzoni senza strafare, conclude il cerchio.
Un lavoro molto pregiato, convinto del suo valore pur senza sconfinare nel vanto. Modesto e up-to-date, come il cantautorato dovrebbe davvero essere. Se così lo vogliamo definire. Consigliato.

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