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Archive for the ‘ARTISTA: Grimes’ Category

Recensione scritta per INDIE FOR BUNNIES
ETICHETTA: Arbutus Records
GENERE: Dream-pop

TRACKLIST:
1. Outer
2. Intor/Flowers
3. Weregild
4. ∆∆∆∆Rasik∆∆∆∆
5. Sagrad Пpekpacный
6. Dragvandil
7. Devon
8. Dream Fortress
9. World Princess
10.  † River †
11. Swan Song
12.  ≈Ω≈Ω≈Ω≈Ω≈Ω≈Ω≈Ω≈Ω≈
13. My Sister Says The Saddest Things
14. Hallways
15. Favriel

Inverosimile accozzaglia di elettronica situata tra gli albori della techno e l’attuale incrociarsi di pop e art music stipulando featuring che non sono altro che ammissioni di colpa. Formulando un giudizio con la tecnica del “rito abbreviato” si potrebbe riassumere questo disco così. Non ci sono featuring, non ci sono veri e propri brani pop, però l’universo da cui attinge è proprio quello: Claire Boucher, in arte Grimes, che tutti pensavano un gruppo fino a qualche tempo fa, si pone così nell’inestricabile bivio che oggi hanno saputo creare tra di loro i termini “dream-pop” e “vintage”, abusatissimi, ma quantomai realistici. Brani come “Hallways” recuperano tradizioni dubstep che Burial e Skream hanno aggiornato in maniera fin troppo imprescindibile, mentre le atmosfere più volutamente eteree di episodi come “Weregild” si confrontano con conterranei come gli Echo Lake, con raffazzonamenti dark che poco temono degli eighties più new wave e dell’ambient melodrammatico d’oggigiorno (di nuovo le stesse formule poco più tardi in “River”). Si balla, ma con un soffocamento garage nelle ritmiche che trasforma una possibile perla techno in un’onirica digressione dubstep, quando si arriva a “Swan Song”, vero momento radiofonico del disco che per il resto si discosta molto dall’orecchiabilità che ci si poteva aspettare vista l’hype creata attorno alla release di Halfaxa.

Che dire, un disco un po’ complesso da descrivere, forse perché lo si è voluto costruire in maniera intricata? Beh, dipanarlo non ha portato ad apprezzarlo di più: in certi momenti sembra che la tecnica vocale e compositiva di Grimes, meritevole di lode perlomeno per la sua innata capacità di sistemare ogni minimo dettaglio (si cura di ogni cosa personalmente, o almeno così dice), sia asservita ad una certa voglia di superare le barriere del già sentito, con risultati che comunque variano dal leggermente scadente al decente, senza mai raggiungere livelli di innovazione tali da spazzare via le pretese.Halfaxa, effettivamente, poteva essere migliore, ma non per questo i techno-fans della musica elettronica più di nicchia devono lasciarlo sullo scaffale: solo per aficionados.

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