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“Un’Estate fa, o poco più”
Gianni Lenoci – Enzo Lanzo: gli Architetti Bevitori d'Assenzio

articolo a cura di CLAUDIO MILANO

Ad animare la scorsa estate, non solo di intrattenimenti o di salotti per pseudo-intellettuali a caccia di avventure nella nuova meta del turismo sessuale, il Salento, “Dweto” è stata la Rassegna musicale, consegnata dalla direzione artistica di Enzo Lanzo, ad un pubblico di avventori del linguaggio della musica di confine, nella cornice del suggestivo Jazz Club Quattro Venti, a Fragagnano (TA). Duetti, appunto, per quanto l'assonanza del nome della rassegna, abbia giocato sul tema della primordialità degli spiriti delle culture animiste africane, che come fantasmi, si affacciano alle nostre coscienze, nelle cronache di naufragi. Incontri musicali, nati da progettualità, che hanno avuto l'estro percussivo di Lanzo, presente in ciascun momento performativo, come comune denominatore e che andrà a definire un album, con le incisioni più significative, tratte dalle singole esibizioni, che han visto alternarsi, in singoli eventi, Gaetano PartipiloRoberto Ottaviano, Mirko Signorile e per chiudere, Gianni Lenoci. Un articolo assai meditato questo, per lasciar spazio anche ad ascolti protratti delle produzioni discografiche dei due musicisti di cui, di seguito, si parlerà in sintesi. Ma anche un articolo che ha consapevolezza di come la musica di cui racconterò, non senza emozione, non abbia fretta. E’ già oltre.

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E' della serata, del 14 Giugno 2015, che parlerò, considerandola spunto per tratteggiare i profili dei due protagonisti, compositori e performer, che da almeno due decenni, contribuiscono a ridefinire un linguaggio musicale, che dal jazz parte, ma che altrove giunge, interrogando alle radici il “parlar di nuova musica e il farla concretamente”. Lenoci, è titolare della cattedra jazz presso il Conservatorio di Monopoli. Profondamente legato al valore dell’evoluzione della musica e non alla tradizione, Gianni, è profondo studioso dei percorsi di Lacy, Morton Feldman, di Cage (eccezionali in materia, le due produzioni incise per la Amirani di Gianni Mimmo, la seconda a compendio della funambolica e sensibile Nuova Vocalità di Stefano Luigi Mangia), della musica classica che viene prodotta oggi, quando per oggi, s’intende, Settembre 2016. Nella sua musica, c’è l’ascendenza più diretta del legame tra musica, poesia e vita come forma d’arte, che da Skrjabin in poi, ha trovato percorsi, solo apparentemente laterali alla percezione della forma, che si sarebbe sfaldata, più che nel serialismo, o nella rigida quanto drammatica, numerologia dodecafonica, nel puntillismo pittorico di Mark Tobey e che in musica, avrebbe raggiunto deflagrazione in ColemanAyler, Coxhill. Non solo, è vicino alla scena più progettuale del jazz nordeuropeo, che da Nate Wooley, Nels ClineKamasi Washington, Elliott Sharp, il compianto Derek Bailey, passa per Mats Gustafsson, FIRE! Orchestra, Colin Stetson e il sempiterno Brotzmann. E’ invece di quanto di più distante possibile, dal pianismo jazz popolare d’ascendenza post-moderna (Bollani, l’ultimo Signorile, Mehldau, Craine), quanto dal neo-tribalismo bartokiano di Virelles. Un intellettuale del jazz dunque? Niente di più falso. La sua musica, fatta di nebulose, tasti d’avorio appena accarezzati in cascate luminescenti, che trovano completa autonomia rispetto al pianismo torrenziale di Cecil Taylor, corde nella cassa pizzicate, come nel suonare un’arpa a pedali, s’accende di una passione senza eguali, generando vortici percettivi che in un parallelo di pensiero associativo, neanche Turner, nei suoi gorghi di pigmento, ha rivelato.

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Di contro, Lanzo, batterista dalla tavolozza assai ampia di sfumature, ha fatto della vitalità afroamericana più pura il suo racconto a fuoco. Dalla tradizione e il metodo, il batterista pugliese, si è spostato alla geometria kandinskyana, nella felicissima e matura scrittura per fiati di “Boastful Speeches”, secondo album solista e autentico capolavoro di nuovo jazz, seguito, all’eccezionale esordio Rondonella”, che dalla sanguigna tradizione popolare musicale e verbale dei racconti (“li cunti”), dell’entroterra tarantino, approdava al free jazz e all’astrattismo jazz, per ensemble composto da strumenti tradizionali e auto-costruiti. Nulla è mancato al percorso di Lanzo, il rock, il ricordo dell’esperienza Rock in Opposition (ben espresso nell’album “Tonante.Piango”, che dal ricordo anarcoide dei ’70 trae linfa) e della scena canterburiana, la fusion, il grande amore per Paul Motian, per la mediterraneità più pura (lontana comunque da particolari interessi per la scuola sudamericana), come per i maestri est europei, neanche una fortunatissima e lunga collaborazione con Larry Franco, che dallo swing ha mosso i suoi passi. Il jazz di Lanzo è energia, sorriso, gioco serio e mai serioso, ma, come nella scrittura e nel metodo performativo di Lenoci, non deraglia mai nel fine a sé stesso, nel caos, che tante produzioni di Setola di Maiale, Improvvisatore Involontario, El Gallo Rojo, hanno dispensato nell’ultima decade. E’ sempre presente una progettualità, ben espressa, tra l’altro, nel suo trattato “La Poliritmia nel Jazz”.

Lo scenario:
Più che un'osteria,come Quattro Venti si autotitola, il luogo che accoglie l'evento, già memore della presenza del migliore panorama jazz italiano, teatro e musiche altre, ha il sapore, gli odori, i modi, di un'antica locanda. A contribuire, l'espressionismo pittorico su muri e tele, ad opera di Chiara Chiloiro, autentica trasposizione in chiave cromatico-materica del “sentire” free jazz e le visionarie tavole ad inchiostro, dal sapore street-pop di Damiano Todaro.

Stampe di Escher, accoglienza, buon cibo, vino e birra, preparano al meglio.

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Il concerto:
Dedicata alla recente scomparsa di Ornette Coleman, la scaletta si apre con “Black and Blue” di Fats Waller. Guida affidata a Lenoci. Chiara la capacità di definire geometrie che spaziano dal linguaggio jazz più tradizionale ad una dimensione assai eterea, dove il riferimento tonale diviene più vago. A seguire, “Deadline” (Lacy), uno dei momenti più alti dell’esibizione. Si esprime la volontà di creare una musica profondamente “bella”. Via via, il linguaggio free prende il sopravvento e ci si avvicina ad un flusso che ha familiarità con la musique concrete e l’astrattismo informale di Pollock. Lenoci illustra territori che raggiungono davvero il parossismo tecnico/armonico, ben sposati ad un Lanzo ispiratissimo, nella gestione di dinamiche camaleontiche. Dissoluzioni formali astratte, si ricompongono in un mosaico dalla leggibilità melodica immediata, che non rinunciano neanche ad un uso percussivo di tasti e pelli, di più diretta chiave afroamericana. C’è tanta poesia in questa interazione, epidermica, che eccita per alterità. Non solo Coleman, ma Schoenberg, Messiaen, condotti alle propaggini più subliminali, del “sentire e generare” suono. La sequenza “Angel Eyes/Lonely Woman“, apre ad una forma atonale ampiamente esibita, con altrettanto furore percussivo, ma si scioglie in breve in una astratta forma con cadenze blues, per mutare ancora in un delicatissimo romanticismo dal forte impatto emozionale. Lanzo dispensa energie con una ricchezza e varietà timbriche (e di accenti), davvero apprezzabile. L’essenza, ora meditativa del pezzo, si spegne gradualmente in soluzioni armoniche più parche di trascolorazioni, accendendosi, in ritmiche che tornano a dare fuoco. Lenoci disegna ragnatele impervie di suono, pari a schegge d’eruzione emotiva. “L’arte dell’elasticità dell’intervallo”, la si potrebbe definire. Nell’alternanza di tempo e spazio sonico, il semitono diviene sempre più vago e si percepisce pulviscolo. Nulla a che vedere con microtonalità e Oriente. E’ nuova mitteleuropa. E’ grande il disegno interiore appresso a questo flusso, che torna a definire una cosa, che è, certo, storia, ma che si sta perdendo appresso a necessità di consenso e auto-referenzialità: “jazz è auto-consapevolezza che diviene libertà”. Per carità, ogni genere ha avuto i suoi eroi, con un carico appresso di manifestazione di “bravura”, ma più il tempo passa, più le opere jazz che rimangono nella memoria collettiva, sono i grandi affreschi, dove è un disegno comune a definire i tratti di una bellezza che non cede passo al trascorrere dei decenni. Il percorso di note e pulsioni, torna a raccogliersi reptineo, nel definire una poesia melodica conclusiva, davvero struggente. “Snake Out” (Waldrom), è invece essenza del ritmo che incontra le estremizzazioni più improbabili del fraseggio su tastiera. Una medusa che si sfrangia, seminando ovunque propaggini di sé. Lenoci ritesse metempsicosi, dando lezione di instant composing lontana da stasi alcuna. Lanzo lo sostiene, disegnando contrappunti di una bellezza assai vicina all’arte orientale (che qui, ora, fa capolino) di produrre alternanza tra suono, tocco/colore e misuratissimi silenzi. Il furore che nasce dalle accensioni percussive, è pari a quello di benzina lanciata su petali di fiori, a disegnare sadicamente, contorni appresso alla luce del sole. La padronanza di linguaggio del pianista pugliese è pari a quella di un ago di bilancia. Ida Lupino (Carla Bley), ritorna a dar timone allo strumento di cui la Bley è stata ed è, gigante. Il romanticismo in cui Lenoci affoga la poetica dell’artista statunitense, è pregno di vita, umori, presenza, consapevolezza della precarietà dell’essere. Non è un caso, che io abbia parlato in precedenza di mitteleuropa. Profondità sondabilissima a fior di pelle e stilettate. Pensoso e crudo, quanto creato in questo brano, non ha possibilità di essere raccolto in parole, E’ Il senso di tensione ammutolisce lo sparuto pubblico, che non appare molto avvezzo a queste dinamiche, segue con attenzione, ma pare non cogliere altro se non la manifestazione più tecnica del percorso, come ad aspettare la classica alternanza di soli, in dialoghi che qui, invece, sono giunti. Un racconto del sé senza mestiere esibito, o cadute di tono, dunque. Vita che non accetta intrattenimento. Lanzo, lascia che tutto scorra, per rientrare con maestria, nella sezione conclusiva. Da vedere, oltre che da ascoltare, per cogliere segreti nascosti tra smorfie, rughe, sorrisi, riflessi. In breve, l’arte di Lenoci, indaga il piano con un fare che attraversa massimalismo e minimalismo all’occorrenza, impiegando ciò che è utile al momento, un fare “contemporaneo”, che nulla ha a che spartire con i retaggi post-modernisti, in voga più che mai, nel citazionismo pianistico di blasonati danzatori dei tasti d’avorio fratelli in musica della Transavanguardia. E’ come se John Zorn rimanesse comunque e senza possibilità di deviazione, il faro a cui volgersi per dichiararsi “nuovi” (per quanto tempo ancora, si continueranno a chiamare i The Necks, band post-rock?), quando, oggettivamente, molto è cambiato nel giro di pochi anni, tutti se ne sono accorti, ma si è nell’attesa di uno scatto di lancetta, da secolarismo integralista, che più nobile rende percorsi come la classica contemporanea e, qui in questione, il verbo jazzistico. Questa sera, per grazia ricevuta, solo integrazione organica al moto emotivo. Ci si avvia alla conclusione del viaggio e lo si fa con una tensione “altra”. Dare è importante su un palco, ma lo è altrettanto ricevere e il risultato di una performance è comunque, figlio del legame col pubblico. Palco è sempre arena e da quella di questa sera, se ne vien fuori in modo memorabile, ma per chi ha accolto. Ora è tempo di qualche concessione. Curiosamente, questo “accordo”, arriva con un pezzo di Coleman, “Latin Genetics“. Pianoforte pizzicato, cassa percossa. Lanzo invece, tramuta con leggerezza, una batteria in un coro di percussioni africane, imbevute di memorie europee. C’è una grazia intellegibile, forse ricercata, ma godibile. L’intera esecuzione si articola su un ostinato, che lentamente va a spegnersi, senza trovare un centro energetico nel mezzo. Maestria, con qualche cenno di stanchezza, che incontra però, felice accoglienza del pubblico. La richiesta del bis, vede una “All the Things you are“, dall’eccellente interplay, ma con un‘urgenza espressiva, anche in termini di cronometro, di porre un ultimo accento, gradevole, al concerto più bello del 2015, a cui mi sia stata data l’opportunità di essere presente.

Claudio Milano

Settembre 2016
Rassegna “Dweto”
Quarto incontro, 14 Giugno 2015

Enzo Lanzo: batteria, percussioni
Gianni Lenoci: pianoforte

Osteria Jazz Club “Quattro Venti”, Fragagnano (TA): http://osteriaquattroventi.blogspot.it/

Setlist:
Black and Blue
Deadline
Angel Eyes/Lonely Woman
Snake Out
Ida Lupino
Latin Genetics
encore:
All the Things you are

Links:
Enzo Lanzo:
http://www.enzolanzo.com/
http://www.jazzitalia.net/artisti/enzolanzo.asp#.V9011COLSuU

Gianni Lenoci:
https://en.wikipedia.org/wiki/Gianni_Lenoci
http://www.traccedijazz.it/index.php/primo-piano/30- sulle-tracce- di/673-sulle- tracce-di- gianni-lenoci

Video:
Lenoci: https://www.youtube.com/watch?v=oxRO2-_biwg
Lanzo: https://www.youtube.com/watch?v=0s7xgQxM5qA

 

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MelaVerde Records: un po’ etichetta discografica, un po’ net label, un po’ rete di musicisti, con una particolare attenzione per la musica emergente e l’abnegazione un po’ artigiana di chi è ormai (troppo spesso) abituato a fare da sé.
Il primo progetto discografico è un disco tributo che raccoglie artisti di varia estrazione e provenienza lungo lo stivale per celebrare il trentennale di un album storico, The Queen is Dead degli Smiths. In uscita il 16 Giugno 2016, stessa data dell’album originale, THE QUEEN IS DEAD (30th ANNIVERSARY TRIBUTE) riunisce dieci artisti e band che reinterpretano, ciascuno a suo modo, una delle dieci tracce dell’album di Morrissey, Marr & Co.: Wellington & The Daffodills, TeRa, Phomea, Syilvia/Francesco Biadene, eoslab, delay_house, Mangiacassette, Walking the Cow, Werner e Atterraggio Alieno i progetti musicali coinvolti.
Il mastering del lavoro è stato eseguito da Matteo Gandini presso SJ’ Studio (Quarrata, Pistoia).
L’artwork di copertina dell’album è opera dell’illustratrice La Came  (www.lauracamelli.com).

L’album sarà disponibile gratuitamente per lo streaming e il download digitale sulla pagina Bandcamp dell’etichetta (http://melaverderecords.bandcamp.com). Per maggiori informazioni, seguiteci su Facebook (www.facebook.com/melaverderecords) e sul sito ufficiale (www.melaverderecords.it).
Di seguito, la tracklist definitiva.

 The Queen is Dead (Wellington & The Daffodills)
 Frankly Mr. Shankly RMX (TeRa)
 I Know it’s over (Phomea)
 Never Had no one Ever (Syilvia/Francesco Biadene)
 Cemetry Gates (eoslab)
 Bigmouth Strikes Again (delay_house)
 The Boy With the Thorn in his side (Mangiacassette)
 VIcar in a Tutu (Walking the Cow)
 There is a light that never goes out (Werner)
 Some girls are bigger than others (Atterraggio Alieno)

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Tracklist:
Moresca di Sèlavy
It’s now or never
Gloomy Sunday
Amsterdam
Feed the birds
Jolene
Bada bambino, bada vampiro
Lili Marleen
Dona
All I have to do
Litosfera (il cielo in una stanza)
Circle game
Maremma amara
Musica proibita (qui sotto il vidi ieri a passeggiar)

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Durata: 68’19”
Genere: Teatro canzone d’avanguardia
Voto: /

Articolo scritto da: Claudio Milano

“Scratch My Back”, sentenzia Peter Gabriel, mentre Dylan canta Sinatra, Robert Plant, in occasione della cerimonia di consegna dei Kennedy Center Honors, piange a telecamere accese, durante l’esecuzione di “Stairway to Heaven” delle Heart (beh, del resto, cosa aspettarsi da un gruppo di siffatto nome, se non l’induzione al palpito?). I King Crimson abbandonano le improvvisazioni dal vivo su “Live at Orpheum”, per mostrarsi copia carbone di sé stessi e non solo, scindono la formazione in un Giano Bifronte (l’altra faccia, identica, è quella del Crimson ProjeKCt) che permetta a Pat Mastelotto e Tony Levin di far soldi con lo stesso repertorio, in due formazioni “diverse”,  in due tour contemporanei. Geniali. Ma non solo, Trey Gunn (del ProjeKCt), non pago di questo, fonda il Security Project (qui almeno la “k” se l’è risparmiata), chiamando a corte un clone di Gabriel, tale da aver cambiato nome di battesimo, per dar “lode” al repertorio dell’ex Genesis. Solo per parlare di qualche nome ben noto, perché la carovana del Tale e Quale Show, è talmente viva e radicata nella nostra cultura, oggi, da lasciare un solo pensiero: la cultura occidentale è morta. Se serve questo per farci sentire vivi, che davvero tutto finisca  in fretta, assai in fretta, perché è uno spettacolo nauseabondo.

Coucou Sélavy, celebra questa morte e lo fa a modo suo, con naturale e irriverente grazia. Il geniale ricercatore vocale, drammaturgo, regista, attore, poeta romano, dopo aver dato alle stampe nel 2011 “Rien Ne Va Plus: Differita Giocar”, ordito assieme a Ladamerouge, pubblica nel 2014, “Cara o Che?”, considerato a tutti gli effetti, dall’autore stesso, sua prima opera effettiva e compiuta.
Il precedente, che mi piace ricordare, era album tra carillon dolenti, field recordings, marce sbilenche, archi sintetici da operetta da camera, grondanti romanticismo decadente, elettronica ora inacidita, ora da suono puro, pianoforti neoclassici quanto minimali e voci affastellate, in molti fantasmi di sé, a definire un’estetica tra Grand Guignol, gioco e psicodramma. Qualche estratto da quel racconto già vivo e carico di suggestione visiva e capacità d’evocazione. La dolcezza di “No, rien à dire”: https://www.youtube.com/watch?v=B3vxwFKIcsY , pur accompagnata da suoni di voce gutturali e troncata con una violenza da cesoia, tale da far davvero male; l’elegia farsesca e in qualche modo autobiografica, di un Sisifo che “aveva cominciato a vomitare versi”: https://www.youtube.com/watch?v=u3UiRe6Lkns , dove la bellezza grande della melodia, che sa elevare davvero lo spirito, laddove poco altro può, si sposa a suoni vocali onomatopeici. Son rare davvero, le composizioni che riescono a sposare forma canzone a classicismo con simile potenza; lo struggimento senza fine della melodia balcanica di “Lament”, che  trova quiete nel mezzo per poi sbattere la porta in faccia a un mondo rinnegato: https://www.youtube.com/watch?v=qJDq-v9nwGE . L’apice, ma questa è solo un opinione personale, spetta forse a If I, the Branches and the Night https://www.youtube.com/watch?v=_XOne4ts6ZE , ballata di una bellezza luminosissima, appoggiata ad un palpitare elettronico dal sapore nordico e aperture sinfoniche da brivido. Una brezza davvero, che diventa violenza inflitta quando il canto, diviene in italiano e rivela la necessità del decadere del tutto. Un gioiello.

L’assiduità del rapporto col mondo teatrale, conduce l’artista, alla necessità di trasfigurare ulteriormente la realtà attorno, approfondendo in maniera esponenziale lo studio del suono vocale in ogni possibile esternazione, fino a farne, a mio avviso, tra i massimi interpreti di teatro voce al mondo. Lontano da manicheismi, ma con un’urgenza espressiva che travolge con audacia non “raccontabile”, ogni materia affrontata, Sèlavy dà vita all’idea di un disco di canzoni talmente rimodellate da divenire materia propria e non riconducibile alla fonte d’origine. Una sorta di rievocazione di morti che furono, attraverso il canto di fantasmi che han troppe memorie, per non confondere contorni e generare nuova sostanza. A un’Europa che si celebra imitando sé stessa, l’artista romano, sostituisce la contemporaneità a partire da macerie e il risultato, oltre che geniale, è un capolavoro. Le voci, s’imbevono di tonnellate di riverberi, caratteristica che diventerà d’ora in poi cifra stilistica. C’è gioco e dramma, come nell’incipit di Moresca di Sèlavy, che da campionamenti, esplode in ritmiche incalzanti, voci da basso e contralto, che più che esser ricercate, emergono da chissà quali vite precedenti, come in una Terapia “R”eincarnazionista. E’ come se fosse la musica a cercare Sélavy e non viceversa. Esilarante It’s Now or Never, con testo che diviene in italiano, a raccontare storie d’amore e di sangue. Suoni aspirati, profondamente gutturali, raschiati sino all’impossibile, caratterizzazioni che raccolgono l’immaginario dei cartoon s’alternano senza sosta a recitativi, che provengono da un luogo imprecisato nel tempo e nello spazio. “Gloomy Sunday”, fa davvero spavento, assai più di qualsiasi esecuzione della Galàs. Non me ne voglia (o me ne voglia, a suo piacimento) Sèlavy, ma “Amsterdam”, è quanto di più emozionante emerga tra questi solchi, al punto da farne la versione più bella che mi sia stata data d’ascoltare. Qui, l’intensità è debordante, sostenuta da growling devastanti/devastati, alternati a frequenze da mezzosoprano davvero impalpabili e dà potenza al testo, rendendo il porto quello che davvero era e rimane nell’immaginario collettivo, transito, illegalità, gloria che apparirà con facce ben più pulite nelle dimore borghesi. Dall’elegia di “Feed the Birds” e la fisicità di “Jolene”, si arriva al delizioso, cabaret di Bada bambino, bada vampiro con la voce che indossa giocosi panni da crooner. Carezzevolmente laida “Lili Marleen”, che nello spirito davvero richiama bordelli e sadismi dittatoriali. Dona, recupera la tradizione del madrigale italiano e lo fa con un cantar lirico multiottava d’una eleganza che non ha possibili referenze nel mondo pop-rock tutto, perché proprio alle più nobili voci operistiche della prima metà del ‘900 fa riferimento e non a chi già le ha imitate a modo suo. Qui c’è un farsele risuonare dentro e addosso. Ripeto, la sensazione più frequente, nell’ascolto e quello che Sèlavy sia più spesso “tramite” di quanto esterni, più che artefice, secondo un’idealità tardo-romantica, che onestamente credevo fosse estinta e che qui invece, canta con tutti i fantasmi delle storie personali e non, che abbiamo, più o meno coscientemente, attraversato. All I have to do, crea un bridge vocale, tribale, sospeso, da incubo, laddove nella canzone originale, c’era solo un accordo maggiore e va a dissolvere la sezione strumentale in flanger reiterati pari a drones. Un’intuizione di pregio. “Il Cielo in una Stanza”, diviene “Litosfera” e trasforma, lo spazio che più comune ci è, in un “non luogo” dove orchi e fate disseminano un baluginio terrifico e incantevole, come nell’ottica del più sublime dei romanticismi senza retorica. Contemporaneità avanguardista tra le più grandi che mi sia stato dato d’ascoltare. Circle Game è un riatterrare, un riorganizzarsi, tra architetture delle diverse parti del sé che vanno ad armonizzarsi, come in un mosaico composto e fremente. Bassi spaventosi arcaizzano “Maremma amara”, quasi a portarla in chissà quale luogo assai ad Est d’Europa. Il tuonare della voce da basso profondo, in “Musica Proibita” (qui sotto il vidi a passeggiar), s’accompagna a campionamenti di tuoni dal cielo, mentre il pianoforte, muove un  ondeggiare di speranze anelate, ma che già si percepiscono perdute. Il finale sorprende per l’irrompere di una sezione elettronica a richiamare un ensemble di musica antica. Non è solo musica questa, è teatro, visione, scorrere a profusione di frame cinematografici, tale da togliere il fiato.
Una delirante ghost track di quasi otto minuti, decompone, ricompone tutta la materia affrontata, come nei giochi di nastri di Pierre Schaeffer, in un vortice che sembra non solo chiudere un disco, ma una vita. Come guardare un tir che ti viene addosso senza avere la possibilità di sterzare. No, non si deve parlare di questa musica, solo viverla. Al disco, fanno seguito numerosi video on line che vanno ulteriormente ad indagare questo  percorso. Tra questi link, brani del disco e non:

Amsterdam: https://www.youtube.com/watch?v=sWyT0GF69og

Vecchia Zimarra: https://www.youtube.com/watch?v=_x8sjMpY3Ws

Litosfera: https://www.youtube.com/watch?v=fxvXWqq7UOo

Black is the color: https://www.youtube.com/watch?v=u0u2BWa1STM

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facciata Nequaquam

TRACKLIST

Incipit
Precipices
L’Entropico Squallore
To the Center (of the Earth, of the Hearth)
Nequaquam
Orfeo, Banfi Lino-lillà
All this World
Nada Rosso Sangre alla Sera
What hides (or Skyes)

Durata: 25’37”

Tutte le voci e strumenti a cura di Coucou Sélavy

Genere: Teatro/Avantgarde
Redattore: Claudio Milano

Il fratellino piccolo (è in India!) qui, di fronte al tramonto sul prato di garofani.”
(A. Rimbaud)

Coucou Sèlavy è attore, ricercatore vocale, compositore, poeta, drammaturgo (in chiave unicamente teatrale lo pseudonimo fa riferimento anche all’attrice e cantante Silvia Pegah Scaglione).
Invocazione, cercata come in un rito, fatto di fantasmi, morti e resurrezioni, decorticazioni. Farsi tutt’uno col tutto, ridurre il momento a una vita e la vita a un momento. Poesia che diventa immagine, scenario e declamazione teatrale che reclama, anche, il cinema, quello delle prime avanguardie del ‘900. Ma non è in oggetto il parlar di un disco? No. Null’affatto. E’ in oggetto il parlar di vita, quella che abbandona il senso del dovere, per diventare “essere”, sempre, indistintamente. Non è possibile parlare di un “solo” lavoro dell’artista (e in questo caso caso il termine ha un significato “antico”, mitteleuropeo, di chi favorisce nuovi linguaggi a bocche stanche di proferire stessi verbi), perché in contemporanea c’è un intero mondo che si muove appreso ad esso e che tra le tracce di un disco non compare, non dichiaratamente. E’ presente solo per chi ne segue le tracce con costanza. Un canale Youtube in continuo aggiornamento: https://www.youtube.com/channel/UCNniEM3lfIDZnH8_pEgAdsA , una pagina Facebook che diviene diario su cui appuntare intuizioni, incontri, maledizioni, giochi: https://www.facebook.com/silvia.francesco.coucou?fref=ts .

Al centro della poetica è la voce, intesa come strumento d’indagine e manifestazione. In questa Voce, ci sono tutte le voci che l’Europa ha generato dal Barocco almeno, ad oggi. Numi tutelari che a citarli tutti si diventa ridicoli, ma tant’è che son morti nella memoria collettiva, che almeno riportare il fatto che “son stati”, diviene cosa che se a muover qualche interesse, male non farebbe. Chaliapine, ad esempio, “ a cui nessun cantante d’opera piaceva; che preferiva applaudire gli attori russi, che li invidiava quando, con la loro voce, imitavano ed evocavano i colori e gli accenti del contadino, del principe, del soldato, del mendicante, del frate sfratato o del mistico ortodosso, mentre lui, in quanto cantante, era condannato a restare prigioniero di quelle vocali tutte oscurate, omogeneizzate, indifferenziate.” (cit. Matteo Marazzi); Artaud; il primo Carmelo Bene; l’implosione progressiva di Leo De Berardinis. Ma anche Johnny Cash, Leo Ferré, Richard Benson, i caratteristi del cinema, dell’avanspettacolo che fu e i doppiatori, il polimorfismo vocale di Sopor Aeternus e Mario Panciera (Devil Doll), qui imbevuto in ambienti e riverberi ora enormi, ora secchissimi, ma davvero, la lista sarebbe infinita, d’altari (mai tabernacoli, qui non c’è nulla che dia la sensazione di “permanenza”, neanche negli amori, neanche nel ricordo della propria storia personale), come di gente da buttare giù da una torre. In questa Voce, l’ossessione per la ricerca di rotondità nei gravi, si sposa a falsettoni rinforzati d’una eleganza senza pari, medi, mai, spinti, a cercare un lirico “cantar moderno” che celebra l’acuto, ma piuttosto un’antica idea di esprimer suono che cercava emozione e non era figlia della ricerca di un’accordatura di quattro muscoli (queste benedette/maledette) corde vocali, che si fan corpo integro e teso (ma nella lirica la tensione non è abominio? Forse, ma qui c’è teatro, quello che vive anche su un marciapiede), a caccia di stelle da accendere e spengere una a una e non “esibizione circense”. Eppure la tecnica c’è e stupore genera, continuo, persino fino al paradosso assoluto, ma è quello stupore che nasce dalla poesia, dalla percezione di una unicità. Sporcature di una cattiveria senza pari (si è oltre screaming e growling, pur presenti), perché il livello, acido, d’emissione, è tale e tanto, da puzzare d’assenzio, sigari, narghilé, oppio, comunicare un senso di profonda malattia, dell’anima. Pustole purulente a margini di corde invece (si spera) intatte, che non risparmiano urlo e carezza, quando si librano a cercare “il fratellino d’India” del citato (e amato) Rimbaud, come a creare vortici di fantasmi, che rendono la vita, un set dove tutto può accadere e mai nulla cambia, né può cambiare. Un senso di decadentismo che non si astiene in alcun modo all’esser lirismo puro, elegiaco. Apparizioni e assenze, dissolvenze, persistenti bui in sala e la percezione di una volatilità del male, improvvisa, come dopo una boccata di cloroformio, o un’iniezione di morfina a rendere il dolore un puntino sempre più distante, fino al bianco di uno schermo nudo e crudo, che diviene consolazione, ultima e definitiva. Ma c’è anche tanta ironia, del tutto estranea a spauracchi “dark”, gotici, espressionisti, esistenzialisti. Un’ironia che a volte va a pescare in una cultura così trash da rendere la narrazione irresistibile. Quello che qui si coglie è LA vita, non quello che vorrebbe, o “dovrebbe” essere. Si, è vero, non c’è la canzone che gira per radio e neanche quella che è andata a generarla su spoglie chiamate più nobili, pur non essendoci neanche dissonanza, destrutturazione, urgenza di far parte del field: “Ciao! Io sono l’avanguardia-spauracchio è ho la faccia che tutti i Festival del Mondo e The Wire mi chiedono d’avere”. Le strutture che definiscono i brani sono mutevoli, non cercano una “definizione”, non la vogliono e non se ne trova da darne, se non Teatro/Musica/Poesia, che siamoci onesti, sarà mica una definizione!

Dura poco più di 25 minuti, ma la tale densità del percorso è tale da parlare di CD e non EP. Nequaquam Voodoo Wake”. Il viatico: da i due movimenti, uno dei quali, Precipices, primo singolo estratto, che introducono all’opera, ambedue sospesi tra citazioni neoclassiche ed elettronica deviata e più semplicemente “sospesi” come etere, carichi di bagliori e voci che come tante parti del sé raccontano di ciò che si è stati e forse si sarà, si giunge a L’Entropico Squallore, primo episodio dove la cupezza diviene necessaria quanto respirare, quando d’aria inizia a scarseggiarne. La voce, prima profonda e progressivamente articolata su più piani e registri emotivi e d’appartenenza di range, si presenta talmente a fior di lacrime da favorire l’immagine di un’anima strappata a brandelli e donata a chi ascolta. To the Center (of the Earth, of the Heart) è sarabanda di ritmiche cerimoniali poggiate su un organo chiesastico, fiati elettrici, chitarre sintetiche, voci che più che avvicinarsi al Vocal Frei, vanno a raschiare il barile di una cassa di whisky abbandonata da Tom Waits, per ergersi solenni ad altezzosità da controtenore con risonanze chiare da mezzosoprano ed incepparsi in un ossessivo, reiterato, distorto declamare in ritmo dispari. Su una struttura minimale, fatta di chitarra, basso e pianoforte, in Nequaquam le voci, disegnano, su poche sillabe, un canovaccio di suoni che esplorano l’intero mondo possibile di emissioni, a partire da cavernosità abissali, acidità stregonesche, sovracuti che scomodano i grandi soprani dei primi del ‘900, timbriche che sposano il Medio Oriente. Un graffiare organi, muscoli e nervi, riportando Roma (qui nasce Coucou Sèlavy) alle fiamme e privandola dell’acqua che l’han resa “caput mundi”. L’orgia vocale si fa ancora più estrema, stregonesca, in Orfeo, Banfi, Lino-lillà, agitata da monsoni di scariche elettriche e un ossessivo incidere dark wave, che si stempera in un inciso fantastico, dove le ritmiche sembrano un gioco di battito di mani a due persone; la melodia diviene canto folk senza tempo, sublime il bridge, il finale deraglia in un cameo Kosmische Musik. Uno di quei pezzi che scaraventano avanti ad oggi e molto, molto più in là, le poetiche di Bauhaus e Virgin Prunes, senza avere necessità di produzioni importanti di chi ha mezzi ma meno sostanza (Zola Jesus, Pharmakon). Ritorna un po’ di pace nello splendido folk di All This World, apocalittico, direbbe qualcuno, se certo David Tibet e i Black Sun Productions, fossero calati direttamente in una rupe, tra effluvi magmatici e baluginio di farfalle tropicali. Ancora furore in Nada Rosso Sangre alla Sera e conclusione con ritmiche EBM, che si raffreddano in un drone mesmerico, nella conclusiva What hides (or Skyes). Nella dimora dei fantasmi, non poteva mancare una ghost track, che ironicamente è 24.000 Baci, certo, proprio quella. Un’ironico rimando a quel “Cara o Che?”, disco dello scorso anno, dove rilettura dei brani è pretesto per re-invenzione assoluta (leggere, scomposizione, ri-composizione e definizione ultima), capacità di giocare con icone, mode e modi, piegando l’intero mondo alla propria estetica, senza “se e ma”, con stile, irriverenza, passionalità abrasiva.

Non è questo, disco di cui si può “parlare”. Non è questo, artista, o meglio, genio, perché davvero “a tutto alieno, dentro il suo tempo e in un posto di cui un giorno (forse), sapremo raccontare”, di cui si deve “parlare”. Soprattutto, non è uno scribaccino di bassa leva, in assenza di poesia e talentuosità artistiche come il sottoscritto, il più indicato a farlo e questo scritto non vuole essere in alcun modo “critica”, solo una “personale introduzione”. Fosse nata da chi, tra i grandi indagatori della musica del proprio tempo, come nell’800, ma anche banalmente, tra gli ultimi critici degni di questo nome del ‘900 (un nome “a caso”, Luigi Pestalozza), che davvero conoscevano tutto quanto prodotto (ammesso oggi sia possibile farlo…) e la materia musicale nella sostanza sua più profonda, forse queste parole avrebbero un senso. Proviamo dunque a darglielo assieme, uno che sia. Non ci sarà oltremodo alcun voto. Questa musica, questo percorso, che non hanno pretese di vendita (30 copie stampate del CD), che vorrebbero rivolgersi a tutti quanti disposti ad accoglierli, ma DEVONO starsene, loro malgrado in un angolo, richiedono una cosa sola: essere VISTI, ASCOLTATI, LETTI.

Signori, a voi, Coucou Sélavy:
“Quando rientro in case che dicono non essere le mie
Altro che aspettare
Pietrificato, ibernato per stagioni a venire, immobili gli epicentri, eppure ai margini,
tutt’attorno e dentro è un agitarsi come di insetti attorno alla luce
E quegli insetti a soffiare ancora stelle, alberi, vie
Che ci aspettano nelle case che abitammo”

(da “Case”)

Link:
Orfeo, Banfi Lino-lillà:

Più baccano faccia il temporale (da Céline su Boccherini):

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Il nuovo progetto di musica elettronica sperimentale Distune, con base a Trieste, ha rilasciato ad Ottobre il primo mixtape per il club di Lubiana (Slovenia) Pritlicje.
Alla ricerca di nuovi suoni per il primo EP, in uscita nel corso del 2016, pubblica questo mix di quarantuno minuti contenente alcune delle tracce più rappresentative degli ascolti di uno dei filoni che influenzerà il suo nuovo lavoro, ovvero la techno, la deep house e la tech house di provenienza francese e tedesca. Ma non solo.

A voi l’ascolto su Soundcloud o Mixcloud.

E questa è la tracklist:
BOXCUTTER – Holoscene
BEASTIE RESPOND – Syncopy (Blawan’s Tretcher Mechanica)
EFDEMIN – Lohn & Brot 1
ACTRESS – Redit 124
ELECTRIC VIOLENCE – Parasitism (Tillaux Remix)
SCUBA – Adrenaline (Aucan Remix)
MONSIEUR MONSIEUR – Arym
THE FIELD – Silent
THE CHEMICAL BROTHERS – Just Bang
LEFTFIELD & CHANNY LEANEAGH – Little Fish
DEADBOY – Black Reign
JOY ORBISON – So Derobe
CLAP CLAP! – Fever
SPANK ROCK – Race Riot
BOYS NOIZE – Dawnload
ITAL TEK – Control

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Il 2015 è l’anno dei Verdena. Con i due Endkadenz ne hanno parlato tutti, ma di fronte all’enorme qualità dei due dischi il clamore era prevedibile.
La redazione di The Webzine ha deciso di non recensire né provare ad intervistare la band, ma di fare comunque loro un tributo compilando una playlist di 40 canzoni su Spotify. Le migliori, secondo noi, in ordine cronologico inverso.

Ah, Sorriso in Spiaggia parte 1 e parte 2 le abbiamo messe come pezzo unico quindi le tracce sono 41 per un totale di 3 ore e 33 minuti. Buon ascolto!

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101 Booking è lieta di gestire la finale della sezione musica (UnPalcoPerTutti) del concorso multidisciplinare nazionale MarteLive nella nostra regione. In Veneto, le cinque migliori band selezionate da giuria di qualità e pubblico durante le prime tappe eliminatorie al Circolo MAME di Padova e allo Studio 2 di Vigonovo (VE), si sfideranno con 30 minuti di esibizione a testa, rigorosamente di musica propria, per stabilire chi andrà a Roma a concorrere nella Biennale MarteLive ad uno dei tanti premimessi a disposizione da MarteLive, MarteLabel e MarteAwards.

Le band che sono riuscite a passare le eliminatorie, risultando le migliori band della regione, sono:
JAPANESEBUTGOODIES | https://www.facebook.com/pages/JapaneseButGoodies/501975826494720?fref=ts
VIRGO | https://www.facebook.com/pages/VIRGO/120318194751830?fref=ts
GOODBYEVISA | https://www.facebook.com/goodbyevisa?fref=ts
THE OWL OF MINERVA | https://www.facebook.com/profile.php?id=310128585689451&ref=ts&fref=ts
BAD BLACK SHEEP | https://www.facebook.com/profile.php?id=37338443570&ref=ts&fref=ts

LINKS:
Martelive
Martelabel
Marteawards
MarteCard
Profilo Facebook di MarteLive Veneto
i premi Martelive

Se gradite ricevere la tessera MarteCard e avere tutti i benefici del caso, o conoscere le modalità di partecipazione al concorso MarteLive del prossimo anno, contattate info@101booking.it

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Recensione a cura di CLAUDIO MILANO

ETICHETTA: Universal
GENERE: Alt pop

TRACKLIST:
01 L’Evoluzione Della Specie
02 1969
03 Ruggine
04 Qualcosa Resterà
05 Non Riesco A Muovermi
06 Ormai
07 Vanità
08 Pindaro
09 Colpa Mia
10 Newton
11 Eroe

Voto: 7

Chi lo ha ascoltato nei due dischi precedenti, sa che non c’è mai da aspettarsi la stessa cosa, chi lo ha visto a Sanremo avrà di che rafforzare le sue opinioni nel bene o nel male, chi non lo ha mai ascoltato, farebbe bene a farlo. Da palchi in giro per il mondo divisi con Deep Purple, Lou Barlow, Badly Drawn Boy, Amy Winehouse, Okkerville River, Isobel Campbell e molti altri, a quello dell’Ariston, il passo deve essere stato facile tenendo conto di quanta sicurezza e determinazione  possa covarsi gelosamente dentro, prima di esser mostrata agli altri con “vanità” e un graffio.

“1969”, riduce alcuni slanci, avvicina la lingua italiana, ma non fa l’errore di oltrepassare il senso della misura, riuscendo a suonare sempre interessante, mai banale, pur nella sua immediatezza.

Il disco si apre con le interferenze elettriche che attraversano “L’Evoluzione della Specie”, non particolarmente felice nel testo, ma ben più interessante nella confezione. Non si lavora sempre sulla forma pura, perché i brani mantengono una dimensione adeguatamente pop ma con delle “variazioni sul tema” davvero interessanti. Le armonizzazioni e gli arrangiamenti in particolari sono di gran pregio, non si ha paura della dissonanza, né di un suono apertamente internazionale, che apre a “dream pop” e “baroque pop”. “1969”, già ascoltata a Sanremo, in studio convince ancora di più, un vero gioiello di canzone italiano di lusso, ma dal respiro internazionale, quello che i Muse potrebbero fare se non scivolassero in eccessi formali. Qui anche un gran testo. “Ruggine” è altrettanto affascinante nell’alternanza di pieni e vuoti. In qualche angolo la leggerezza risulta sin troppo tale, come in “Qualcosa resterà”, che non è difficile immaginare tra i singoli del lavoro. Ritmiche composte, fratture improvvise a scomporre la struttura dei pezzi, un’ acustica in grande movimento ed iniezioni di elettricità pura nella nervosa “Non riesco a muovermi”. “Ormai” va nettamente oltre con trascolorazioni armoniche (chi ricorda “Le tre Verità” di Battisti-Mogol? Beh, portatela a casa dei primi Queen…) e una voce che sale in alto, assai in alto. Androgina quanto ficcante, può piacere o no e sicuramente a tanti non sarà di particolare gradimento, ma ha carattere e questa è una gran cosa. “Vanità”, torna ad una dimensione pop, piacevole e immediata, nulla di più, ma saprà diventare uno dei brani più amati del lotto. Questo album ha una caratteristica assai interessante, quella di molti dischi indie italiani anni ’90, quella di occhieggiare alla melodia senza ricadere nel banale, mostrando all’occorrenza di saper affrontare sfide di contenuto e forma, senza mai cadere nell’autoreferenziale e nel volutamente complesso, giacché, qui come più volte detto, di canzone d’autore si parla. “Pindaro”, rimanda alle armonie felicissime del primo album del Banco del Mutuo Soccorso e alla voce di Alan Sorrenti (quello di “Aria”), trasuda romanticissimo coloratissimo, una girandola psych folk che trasfigura una semplice canzone in polvere di stelle e una pioggia di petali. Davvero magica e probabilmente il pezzo più felice del lotto. “Colpa mia”, ha una strofa davvero affascinante, inciampa un po’ sulla frattura che anticipa il refrain, ma è poca cosa. “Newton” si muove appresso ad un arpeggio di chitarra delizioso per aprirsi ad un ritornello a la Air. Ecco, questo è un brano perfettamente “leggero”, che non cede a prevedibilità alcuna. Quando Davide Combusti, nome all’anagrafe del compositore e poli-strumentista, non affronta il tema della “chanson d’amour” e si ripiega su di sé nello scrutarsi in merito ad altri argomenti, coinvolge appieno ed è questo, tra gli altri il caso di “Eroe” che chiude e bene il disco, ancora con acustica in gran spolvero. Qua e là si avverte come se i brani  nella necessità di un’urgenza comunicativa si chiudessero “troppo in fretta”, senza lasciare adeguato respiro a queste romanze contemporanee che potrebbero rischiare un filo di più senza comunque arrecare danno. Ma questo, come più volte detto, è un album pop, o meglio, un signor album pop, di quelli che rimarranno. Dentro c’è tanta cultura musicale, potrei citare, oltre ai nomi fatti, i più ovvi Antony e Jeff Buckley, il primo Battiato “d’autore”, ma anche Ivan Cattaneo di “UOAEI”, Tito Schipa Jr., Jønsi, i Radiohead, ma quando le referenze diventano così tante e stratificate perdono alcun senso, diventan robe da scribaccini di musica come il sottoscritto, che “devono” dare qualche appiglio a chi legge e lasciano spazio ad un solo nome: The Niro. Qui non c’è da aver paura. Si perché siamo in presenza di un disco che ha tutte le carte in regola per figurare tra qualche anno nella lista dei piccoli-grandi classici della musica d’autore italiana, quella capace di unire leggerezza a creatività pura, slanci melodici ad asperità impreviste. Combusti non ha la profondità di scrittura dell’Alessandro Grazian di “Indossai” e (soprattutto) “L’Abito”, ma è un autentico maestro negli arrangiamenti, nella gestione della materia sonica fondendo ultra popolare ed ultra nobile, non è un caso se ho citato un tale Battisti, quel signore radiato dall’albo dei cantautori a lungo perché troppo “di destra”. Qui non c’è la cultura dei cantautori “di sinistra”, neanche un po’, eppure non mi sentirei di giudicare la morbidezza elegiaca di alcuni di questi solchi meno abrasiva di una musica apertamente “maledetta” nelle invettive di testi e carica di aggressività soniche dichiarate.

Non so se Davide  è consapevole di tutto questo, ma forse è meglio non lo sia e che continui a regalarci, soltanto buona musica e la sua voce d’angelo.

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I concerti di aprile

04/04/2014 – NEIL HALSTEAD @ CIRCOLO MAME, Padova
05/04/2014 – HOUSE OF LORDS e SWEET LORRAINE @ MACAKI, Trieste
05/04/2014 – BOLOGNA VIOLENTA @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
06/04/2014 – BOXERIN CLUB @ ZUNI, Ferrara
07/04/2014 – BARZIN @ CIRCOLO MAME, Padova
08/04/2014 – NOTWIST @ ESTRAGON, Bologna
09/04/2014 – NOTWIST e JEEL @ CIRCOLO MAME, Padova
10/04/2014 – COME BACK KID @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
10/04/2014 – GIRAFFAGE @ VINILE CLUB, Rosà (VI)
11/04/2014 – GABRIELLA CILMI @ HOME, Treviso
11/04/2014 – BUD SPENCER BLUES EXPLOSION @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
11/04/2014 – MOVE ON UP! @ TETRIS, Trieste
11/04/2014 – ESTRA @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
11/04/2014 – THE BLUEBEATERS @ GEOXINO, Padova
12/04/2014 – AUCAN e WE ARE NOT AFRAID @ JUXTAP, Sarzana (SP)
12/04/2014 – PINK HOLY DAYS @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
12/04/2014 – PIERO PELU’ @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
12/04/2014 – STU LARSEN @ TETRIS, Trieste
12/04/2014 – LES COLETTES @ ZUNI, Ferrara
12/04/2014 – AISHA BURNS @ EDEN CAFE, Treviso
12/04/2014 – THE STRANGLERS @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
16/04/2014 – EAGULLS @ CIRCOLO MAME, Padova
16/04/2014 – TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI @ VINILE, Rosà (VI)
17/04/2014 – AUCAN DJ SET @ STUDENTI PER, Padova
18/04/2014 – LEVANTE @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
18/04/2014 – TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI @ COVO, Bologna
18/04/2014 – AISHA BURNS @ ZUNI, Ferrara
18/04/2014 – FOREST SWORDS @ CIRCOLO MAME, Padova
19/04/2014 – THE GOLDEN AGE OF ELECTRO @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
19/04/2014 – CHAMBERS @ TETRIS, Trieste
20/04/2014 – MAGNETIX @ ZUNI, Ferrara
23/04/2014 – LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA @ GEOXINO, Padova
24/04/2014 – RUMATERA @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
24/04/2014 – TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI @ NAONIAN CITY HALL, Pordenone
24/04/2014 – MODENA CITY RAMBLERS @ FORTE MARGHERA, Marghera (VE)
25/04/2014 – TALCO @ SCARPE ROTTE FESTIVAL, Mestre (VE)
25/04/2014 – LEE SCRATCH PERRY @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
26/04/2014 – THE STRYPES @ COVO CLUB, Bologna
26/04/2014 – PUNKREAS @ ESTRAGON, Bologna
26/04/2014 – BUD SPENCER BLUES EXPLOSION @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
27/04/2014 – THE BLUEBEATERS @ SCARPE ROTTE FESTIVAL, Mestre (VE)
29/04/2014 – SAVES THE DAY @ CIRCOLO MAME, Padova
30/04/2014 – THE BLUEBEATERS @ ESTRAGON, Bologna
30/04/2014 – PENDULUM @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)

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Recensione scritta per il circuito Music Opinion Network

ETICHETTA: Funk Lab
GENERE: Folk

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I Sine Frontera, giunti nel duemilatredici alla loro quinta pubblicazione, vengono da Mantova, sono in otto e hanno alle spalle una miriade di situazioni più o meno importanti a livello curricolare. Per capire dove va tendenzialmente a parare la loro musica, si pensi che in questi giorni sono stati impegnati nell’iniziativa Irlanda in Festa, ottimo punto di riferimento del folk irlandese e non solo. Sempre folk fanno i Sine Frontera, ma le influenze celtiche sono solo una componente marginale del pacchetto che rinveniamo nel disco I Taliani, ben accolto dalla critica e a ragione. La fusione di folk e rock, con tinte blues e patchanka, ma anche ska e reggae, tipica di molte band di questo genere (Bandabardò e Modena City Ramblers in primis in Italia), regala ai fans del genere più di qualche perla, una serie di ameni schizzetti di quotidianità anche nei testi, e la possibilità certa di andare a riscoprire questi brani in un contesto, quello dei live, dove ballare (e talvolta pogare) è d’obbligo. A livello strumentale sono la chitarra acustica e la fisarmonica ad intestarsi la paternità dei momenti più salterini e festaioli, mentre il settore ritmico accompagna a dovere canzoni che, come HombresNo Soy Borracho, non possiamo analizzare in quanto ad originalità, ma che sicuramente risuonano come allegro sinonimo di spensieratezza e divertimento. C’è anche spazio per la critica sociale, come lasciava presagire il titolo del disco, ed anche in questa particolarità brillano i testi di Resta, istrione (privo dell’accezione esibizionistica un po’ negativa di questo termine) che potremo anche definire come un incrocio tra Cisco e i fratelli Reid (ovvero i The Proclaimers). 

Scanzonati, smaliziati e goliardici, fanno ballare con stile e chiunque acquisti questo disco potrà solamente dare ragione a queste parole. Interessante realtà lombarda che da più di un decennio si impegna molto nel portare avanti la tradizione folk che non è solo americana e irlandese, ma anche mediterranea. 

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Le date di marzo

07/03/2014 – ZEN CIRCUS @ ZONA ROVERI, Bologna
07/03/2014 – THE MENTALETTES @ COVO CLUB, Bologna
07/03/2014 – PHINX e HATE BOSS @ TETRIS, Trieste
07/03/2014 – BLACKBIRD BLACKBIRD @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
07/03/2014 – TIM REYNOLDS @ TEATRO MIELA, Trieste
07/03/2014 – MOTEL CONNECTION @ T-GALLERY, Vicenza
08/03/2014 – I CANI @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
08/03/2014 – WE ARE NOT AFRAID @ SPAZIO MAVV, Vittorio Veneto (TV)
08/03/2014 – GLORY OWL e TONS @ TETRIS, Trieste
08/03/2014 – ELISA @ PALAFABRIS, Padova
09/03/2014 – MELAMPUS @ ZUNI, Ferrara
11/03/2014 – ALASKAN @ TETRIS, Trieste
13/03/2014 – LA PEGATINA @ PALANORD, Bologna
13/03/2014 – MARIA ANTONIETTA @ SEMM MUSIC STORE, Bologna
14/03/2014 – BOLOGNA VIOLENTA e BACHI DA PIETRA @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
14/03/2014 – ALFABOX @ TETRIS, Trieste
14/03/2014 – AMAURY CAMBUZAT plays ULAN BATOR @ ZUNI, Ferrara
14/03/2014 – NEFFA @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
14/03/2014 – GIORGIO CANALI E I ROSSOFUOCO @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
15/03/2014 – MARIA ANTONIETTA @ COVO CLUB, Bologna
15/03/2014 – MASSIMO VOLUME @ CIRCOLO MAME, Padova
15/03/2014 – MODENA CITY RAMBLERS @ ESTRAGON, Bologna
15/03/2014 – KING MASTINO @ TETRIS, Trieste
15/03/2014 – ZEN CIRCUS @ NEW AGE, Roncade (TV)
15/03/2014 – VIRGINIANA MILLER @ TEATRO PALAMOSTRE, Udine
15/03/2014 – LA PEGATINA @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
15/03/2014 – OMAR SOULEYMAN e GODBLESSCOMPUTERS (djset) @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
16/03/2014 – PIERS FACCINI@ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
19/03/2014 – BRUNORI SAS @ ALTA FEDELTA’ c/o GEOXINO, Padova
20/03/2014 – BRUNORI SAS @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
21/03/2014 – ALEX BRITTI @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
21/03/2014 – AFTERHOURS @ ESTRAGON, Bologna
21/03/2014 – SONEMO e BQ:RAM @ TETRIS, Trieste
21/03/2014 – WE ARE NOT AFRAID @ IL PASTEGGIO A LIVELLO, San Felice sul Panaro (MO)
21/03/2014 – THE BLUEBEATERS @ TEATRO SAN GIORGIO, Udine
21/03/2014 – RODRIGUEZ @ COVO CLUB, Bologna
21/03/2014 – IS TROPICAL @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
21/03/2014 – BOLOGNA VIOLENTA @ APARTAMENTO HOFFMANN, Conegliano Veneto (TV)
22/03/2014 – AFTERHOURS @ SUPERSONIC ARENA, San Biagio di Callalta (TV)
22/03/2014 – TALCO e RUMATERA @ FREAKOUT, Bologna
22/03/2014 – SKUNK ANANSIE @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
22/03/2014 – TENFOLD RABBIT @ TETRIS, Trieste
22/03/2014 – KG MAN @ PAOLI HOTEL, Caldonazzo (TV)
22/03/2014 – VIRGINIANA MILLER @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
22/03/2014 – YUNG LEAN & SAD BOYS @ NAONIAN CITY HALL, Pordenone
22/03/2014 – MOTEL CONNECTION @ ESTRAGON, Bologna
23/03/2014 – GRIME @ TETRIS, Trieste
25/03/2014 – DENTE @ TEATRO DUSE, Bologna
27/03/2014 – MICHAEL GIRA @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
27/03/2014 – NUMERO6 @ FISHMARKET, Padova
27/03/2014 – PAOLINO PAPERINO BAND @ FREAKOUT, Bologna
28/03/2014 – DENTE @ TEATRO NUOVO, Verona
28/03/2014 – ANTONELLO VENDITTI @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
28/03/2014 – TOY @ COVO CLUB, Bologna
28/03/2014 – THE ACADEMY @ TETRIS, Trieste
28/03/2014 – NOBRAINO e BUM BUM BALATON @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
29/03/2014 – OOZE @ TETRIS, Trieste
29/03/2014 – CLEMENTINO @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
29/03/2014 – LNRIPLEY @ CSO PEDRO, Padova
29/03/2014 – BLOOD RED SHOES @ COVO CLUB, Bologna
30/03/2014 – MOGWAI @ ESTRAGON, Bologna
30/03/2014 – RAW POWER @ TETRIS, Trieste

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Esce finalmente la compilation digitale legata al concorso“Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame SECONDA EDIZIONE”,organizzato ogni anno dall’etichetta indipendente La Fame Dischi. La compilation racchiude i migliori brani scelti fra tutti i partecipanti al concorso (oltre 130 band iscritte quest’anno).

La compilation “Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame VOL.2” si può ascoltare e scaricare gratuitamente dalla nuova pagina bandcamp www.lafamedischi.bandcamp.com

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Recensione scritta per il circuito Music Opinion Network

ETICHETTA: Top Records
GENERE: Cantautorale, rock

E’ passato così poco dal disco precedente, eppure il miglioramento è così evidente. Il nuovo lavoro della cantautrice Teresa Mascianà, “Shine”, non così posteriore al comunque apprezzabile “Don’t Love Me”, mette in evidenza le radici che l’artista ha piantato in un terreno, quello della musica d’autore, che pullula talmente tanto di continue nuove entrate da risultare ormai da tempo marcescente. Dal marasma di musicisti stampino Teresa si dissocia ampiamente, spiccando il volo verso lidi diversi, contaminando il suo blues rock di elettronica, beat, pop ad alto dosaggio e qualche eccesso di ballabilità, come in “Have a Good Time”, che davanti al giudizio complessivo dell’album sicuramente non stona. Le esperienze statunitensi e britanniche, ma più in generale i viaggi in tour dentro e fuori l’Italia, hanno lasciato nell’artista un tocco quasi internazionale che sicuramente produrrà ulteriori ottimi frutti nell’avanzare di questo percorso. Impossibile dare un verdetto sulla bellezza di queste canzoni senza passare per i testi, spesso storie di una donna (forse la stessa protagonista?) che ha a che fare con la brutalità del maschilismo e dell’ignoranza, senza troppe valutazioni morali né pesantezze bigotte, soppesando le parole in maniera da farne più che altro una storia dotata di un verismo quasi verghiano. E poi c’è “Carry Me On”, che dietro ad un apparato noise-friendly nasconde lontani echi noise e addirittura trip-hop, a rappresentare l’eguale importanza di parole e musica in questo possente Shine, opera di realismo quasi interartistico che se anche la pochezza dell’italiota media vorrà dimenticare in fretta, sicuramente non dimenticheremo noi.

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GIOVEDI 16 GENNAIO DALLE ORE 21,45
Rock’n’Roll (Milano)
Via Giuseppe Bruschetti, 11 – Milano – Ingresso Libero

Act 1 (Rock & Poesia in acustico)*
prima parte ore 21,45
EMANUELE DE FRANCESCO (dall’album IN QUIETA MENTE)

seconda parte ore 22.15
EVASIO MURARO (dall’album SCONTRO TEMPO)
Act 2 “Rock n Roll for Ever Elettrico

Ore 22,45  CONCERTO
THE FOTTUTISSIMI (Live di presentazione dall’albumMERCOLEDÌ#BABILONIA)
Termine show ore 24.00

*Una nuova importante iniziativa che riparte dal cantautore per definire nuove sfide artistiche, la nuova figura del musicista. Tra ragione e passione, un progetto sostenuto da operatori musicali di grande esperienza: Marco Denti, Francesco Caprini, Marco Baratti  ed artisti come Emanuele di Francesco e Evasio Muraro. L’iniziativa è aperta a tutti coloro che si riconoscono nelle problematiche organizzative e progettuali: musica di qualità, valorizzazione scouting,  collaborazione eventi, promozione iniziative nei circuiti musicali. Giovedi 16 gennaio il primo appuntamento al Rock’N’Roll; negli obiettivi del gruppo di lavoro ci sono altre serate in programma nei locali  con artisti di qualità. Seguirà il concerto dei THE FOTTUTISSIMI, presentazione del cd  MERCOLEDÌ#BABILONIA, 

THE FOTTUTISSIMI
La band marchigiana presenta al Rock’N’Roll di Milano il nuovo album, MERCOLEDÌ#BABILONIA, prodotto da Jason Carmer.

La band – che della sua forte identità Rock’N’Roll fa il suo biglietto da visita – è composta da Leonardo Landi, Mattia Priori e Federico Veroli. La motivazione che li porta a suonare è la comune voglia di cercare un nuovo mezzo di espressione. Presto la grande energia trasmessa nelle loro esibizioni li porta ad essere considerati una delle migliori live bands della zona e così, in poco tempo, collezionano moltissimi concerti tra live club, festival e situazioni di ogni sorta. Nel 2008 i ragazzi vincono l’ambito concorso nazionale “Rock Targato Italia” e stabiliscono da subito un importante sodalizio con lo staff, che decide di inserirli nella loro scuderia di artisti.

Molti servizi TG parlano dei THE FOTTUTISSIMI in questi anni, vari sono i passaggi in diverse emittenti radiofoniche: anche nazionali quali Radiorock, Rai radio1, Veronica ed Isoradio.

Emanuele De Francesco
Inizia giovanissimo ad interessarsi alla musica; si esibisce sui palchi di locali importanti e nel 2005 interviene all’edizione di Milanoinmusica per il tributo ad Adriano Celentano. Ha inizio nel 2006 la collaborazione con Lele Battista e Giorgio Mastrocola, da cui nasce l’album “IN QUIETA MENTE” (2011), etichetta Terzo Millennio. Attratto dal cantautorato italiano in tutto il suo genere e mantenendo comunque un suo stile personale, Emanuele non nasconde il fascino per il rock internazionale e per quello più introspettivo e visionario.

Evasio Muraro
Evasio Muraro, chitarrista, bassista, percussionista e cantautore. Ha esordito nel 1985 come frontman e leader dei Settore Out. Dopo lo scioglimento del gruppo, ha suonato a lungo come bassista nei Groovers e ha esordito con un cd solista (Passi, 2000) . Altre produzioni di Muraro sono: Canti di lavoro della Lombardia (2002), Festa d’Aprile (2006),Siamo i ribelli (2007), Canzoni per uomini di latta (Fragile/Universal, 2009), O tutto o l’amore (Fragile/Universal, 2010), Scontro tempo (2013).

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I concerti di gennaio

Qualche consiglio a random per il mese di gennaio

04/01/2014 – THE BLUEBEATERS @ ESTRAGON, Bologna
05/01/2014 – M+A @ TETRIS, Trieste
09/01/2014 – …A TOYS ORCHESTRA @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
10/01/2014 – …A TOYS ORCHESTRA @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
12/01/2014 – MOMBU @ ZUNI, Ferrara
15/01/2014 – IL PAN DEL DIAVOLO @ GEOXINO, Padova
17/01/2014 – PUMAJAW @ SPAZIO AEREO, Venezia
17/01/2014 – THE ASSYRIANS @ PNBOX Studios, Pordenone
18/01/2014 – JAKE LA FURIA @ ESTRAGON, Bologna
18/01/2014 – OVAL @ TEATRO FONDAMENTA NUOVE, Venezia
19/01/2014 – OVAL @ PANIC JAZZ  CLUB, Marostica (VI)
19/01/2014 – PUMAJAW @ ZUNI, Ferrara
20/01/2014 – GLENN MILLER ORCHESTRA @ POLITEAMA ROSSETTI, Trieste
23/01/2014 – DREAMTHEATER @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
24/01/2014 – MUCHACHITO Y SUS COMPADRES @ ESTRAGON, Bologna
24/01/2014 – SERGIO CAPUTO @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
25/01/2014 – FINE BEFORE YOU CAME @ COVO CLUB, Bologna
25/01/2014 – ARRINGTON DE DIONYSO @ HYBRIDA, Udine
26/01/2014 – POLAR FOR THE MASSES @ BOTTEGHE BARRANCO, Merlara (PD)
26/01/2014 – PANDA KID @ ZUNI, Ferrara
29/01/2014 – I CANI @ GEOXINO, Padova
31/01/2014 – MOTEL CONNECTION @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)

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Si chiama keEPon il nuovo lavoro dei The Rust And The Fury da oggi in free-download ed esclusiva su Rockit. Si tratta di un EP acustico di alcuni brani del primo lavoro, una cover e un brano live. La band di Perugia ha esordito il 24 Settembre 2012 con l’album May The Sun Hit Your Eyes (La Fame Dischi / Cura Domestica), album che ha subito raccolto consensi sia di pubblico e di critica e che ha portato la band ad affrontare un lungo tour per tutto il paese. Attualmente stanno lavorando al nuovo disco previsto per Marzo 2014.

ASCOLTA E SCARICA keEPon IL NUOVO EP DEI THE RUST AND THE FURY
http://www.rockit.it/therustandthefury/album/keepon/24353

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I concerti di dicembre

01/12/2013 – MIMES OF WINE @ PANIC JAZZ CLUB, Marostica (VI)
01/12/2013 – MARTA SUI TUBI @ ESTRAGON, Bologna
01/12/2013 – JOAN OF ARC @ FREAKOUT CLUB, Bologna
03/12/2013 – THE LUMINEERS @ ESTRAGON, Bologna
04/12/2013 – IMAGINE DRAGONS @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
04/12/2013 – JARBOE @ FREAKOUT CLUB, Bologna
04/12/2013 – THE SLEEPING TREE @ LA MELA DI NEWTON, Padova
05/12/2013 – VOODOO GLOW SKULLS @ FREAKOUT CLUB, Bologna
05/12/2013 – LUDOVICO EINAUDI @ POLITEAMA ROSSETTI, Trieste
06/12/2013 – JULES NOT JUDE @ SPAZIO MAVV, Vittorio Veneto (TV)
06/12/2013 – CYBERPUNKERS @ CIRCOLO MAGNOLIA, Milano
06/12/2013 – DISQUIETED BY e BORDER BASTARD @ TETRIS, Trieste
06/12/2013 – CALIBRO 35 @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
06/12/2013 – VILLAGERS @ COVO CLUB, Bologna
07/12/2013 – GIUDA e FAZ WALTZ @ COVO CLUB, Bologna
07/12/2013 – BIFFY CLYRO @ ESTRAGON, Bologna
07/12/2013 – WELCOME COFFEE e GRETA MOISE’ @ TETRIS, Trieste
10/12/2013 – SALUTI DA SATURNO @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
11/12/2013 – SALSAPARILLA @ LA MELA DI NEWTON, Padova
13/12/2013 – CHEWINGUM e BOOMERANGS @ TETRIS, Trieste
13/12/2013 – I CANI @ ESTRAGON, Bologna
13/12/2013 – THE CHAMELEONS @ COVO CLUB, Bologna
13/12/2013 – LOS MASSADORES e RUGGERO DE I TIMIDI @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
14/12/2013 – MASSIMO VOLUME @ ESTRAGON, Bologna
14/12/2013 – EDWINA  & DEKO e GALEB & THE SEAGULL @ TETRIS, Trieste
14/12/2013 – ALBERT HAMMOND JR @ COVO CLUB, Bologna
14/12/2013 – CLEO T @ LA MELA DI NEWTON, Padova
14/12/2013 – WE ARE NOT AFRAID @ BOUNTY, Thiene (VI)
14/12/2013 – INDIGESTI @ FREAKOUT CLUB, Bologna
18/12/2013 – IOSHI @ ROUND MIDNIGHT, Trieste
20/12/2013 – MELLOW MOOD @ MAME CLUB, Padova
20/12/2013 – GLI ILLUMINATI e CHOW @ COVO CLUB, Bologna
21/12/2013 – NUMERO6 @ LA MELA DI NEWTON, Padova
21/12/2013 – HIS CLANCYNESS @ VINILE, Rosà (VI)
21/12/2013 – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
22/12/2013 – ZEUS! @ TETRIS, Trieste
26/12/2013 – AUCAN @ YOURBAN MUSIC CLUB, Thiene (VI)
29/12/2013 – THE BLUEBEATERS @ FESTA DEL PANIN ONTO, Torri di Quartesolo (VI)

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La giovanissima rapper danese sarà in Italia al Plastic di Milano venerdì 11 Ottobre per promuovere il terzo disco, Desperate Days of Dynamite. 

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ETICHETTA: Dischi Soviet Studio
GENERE: Psichedelia, blues

TRACKLIST:
As Loud as Hell
Joy
Disillusion
Now I Know
Like Flowers
Intermission
Drop the Bomb, Exterminate Them All
The Flow
Psycho Blues
Small Place
Come Back Blues

Dischi Soviet Studio, collettivo artistico ed etichetta della provincia di Padova, mette a segno un altro ottimo colpo con il disco dei fiorentini Neko At Stella. Per capire di cosa si tratta, basta leggere la sequenza di generi citati nella loro biografia: shoegaze, post-rock, noise, desert rock. Ci sarebbe anche altro, ma lungi da noi proseguire troppo con le definizioni.  Il self-titled dei toscani non è certo il prodotto di menti tranquille e riposate, e l’effetto è più quello di un turbamento continuo, in grado di generare, alla fine di un lungo processo di labor lime, un parto geniale, ma sporco di sabbia, ferale e selvaggio. Massangioli e Boato sanno come giocare sporco, così come sanno insudiciare bene i suoni per renderli più pesanti, vissuti, senza cadere nei cliché del vintage che tanto va di moda quando si parla di fare rock blues moderno (non sono i Black Keys, per intenderci, né i White Stripes, che sono pur sempre validissime band nel background dei Neko at Stella). “As Loud As Hell” e “Like Flowers” sono brani stridenti e veementi, dove è difficile trovare il coraggio di qualche passaggio enfatico che ritroveremo in quei momenti più lisergici e psichedelici come “Disillusion”, ma sono egualmente ardimentosi e ben confezionati. Se si lascia perdere qualche venatura più post-romantica, l’album ha un impatto veramente devastante. E’ per questo che è quasi traumatico sentire quanto acido può suonare quel dispositivo bellico che è “Small Place”, così com’è sensazionale ricevere senza protestare i delicati ma efficaci buffetti di “Come Back Blues”, brano che palesa dall’accumulo di ascolti una sempre maggiore audacia. Le varie componenti sopracitate, sopratutto il noise e il post-rock, si fondono in maniera davvero omogenea, risultando talvolta frutto di un complesso rimescolamento di linguaggi che trascende le categorie.  Il songwriting, in particolare, è ineccepibile, mai banale anche quando tenta soluzioni sconsiderate.

Non è per niente male questo Neko At Stella, frutto di un sottobosco musicale fertilissimo come quello toscano, e che trova concretezza soprattutto nel ripercorrimento di linguaggi triti e ritriti mandando a fanculo i loro luoghi comuni. Dire che ce n’era bisogno forse è troppo esagerato, ma ci permettiamo di osare abbastanza da dire che nel duemilatredici italiano è uscito poco di meglio. Granito.

LISTEN HERE:

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profilo Facebook band: https://www.facebook.com/nekoatstella?ref=ts&fref=ts
sito etichetta (Dischi Soviet Studio): http://www.dischisovietstudio.it/

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01/10/2013 – CSS @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
02/10/2013 – AMERICA @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
02/10/2013 – KATE NASH @ COVO CLUB, Bologna
02/10/2013 – I CAMILLAS, DIGI D’ALESSIO e POPX @ CERVELLI IN FESTIVAL, Venezia
03/10/2013 – WE ARE TIGERS e THE DANCERS @ CERVELLI IN FESTIVAL, Venezia
03/10/2013 – IN ZAIRE e FULKANELLI @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
04/10/2013 – DIMARTINO @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
04/10/2013 – CONTAINER e WATERPROOF @ CERVELLI IN FESTIVAL, Venezia
04/10/2013 – ANTONY HARDING @ COVO CLUB, Bolognac
04/10/2013 – SERJ TANKIAN con la ORCHESTRA FILARMONICA ITALIANA @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
05/10/2013 – BLACK PUS @ INTERZONA, Verona
05/10/2013 – JAPANTHER @ TETRIS, Trieste
05/10/2013 – ANT @ LA MELA DI NEWTON, Padova
05/10/2013 – PSYCHIC ILLS @ COVO CLUB, Bologna
05/10/2013 – NINOS DU BRASIL @ ROBOT FESTIVAL, Bologna
06/10/2013 – SONIC JESUS @ ZUNI, Ferrara
06/10/2013 – CALIBRO 35 @ TETRIS, Trieste
09/10/2013 – HANS SOLO @ LA MELA DI NEWTON, Padova
09/10/2013 – TROPIC OF CANCER e DVA DAMAS @ BASTIONE ALICORNO, Padova
10/10/2013 – VIRGINIANA MILLER @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
11/10/2013 – THE HANGOVERS @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
11/10/2013 – THE WOODEN WOLF @ LA MELA DI NEWTON, Padova
11/10/2013 – ANTI PLASTIC @ COVO CLUB, Bologna
11/10/2013 – VINICIO CAPOSSELA E LA BANDA DELLA POSTA @ ESTRAGON, Bologna
12/10/2013 – THE 50MILA FESTIVAL @ ESTRAGON, Bologna
12/10/2013 – THE THERMALS @ COVO CLUB, Bologna
12/10/2013 – COLLE DER FOMENTO @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
12/10/2013 – FABIO CINTI @ STUDIO 2, Vigonovo (PD)
13/10/2013 – LIGHTNING DUST @ ZUNI, Ferrara
14/10/2013 – RUSSIAN CIRCLES e CHELSEA WOLFE @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
15/10/2013 – RYLAND BOUCHARD/THE ROBOT ATE ME @ LA MELA DI NEWTON, Padova
17/10/2013 – MAN OR ASTROMAN? @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
18/10/2013 – ZEMAN @ TETRIS, Trieste
18/10/2013 – BENNY BENASSI @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
18/10/2013 – CASO @ LA MELA DI NEWTON, Padova
18/10/2013 – MARK STEWART @ COVO CLUB, Bologna
19/10/2013 – NO AGE @ COVO CLUB, Bologna
19/10/2013 – EMIKA + SIN/COS @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
19/10/2013 – THE CRAZY CRAZY WORLD OF MR. RUBIK @ CHINASKI, Sermide (MN)
19/10/2013 – DAMO SUZUKI’S NETWORK (with Afterhours & Calcagnile) @ STUDIO 2, Vigonovo (PD)
24/10/2013 – GIRLS IN HAWAII @ MOVEMENT c/o BASTIONE ALICORNO, Padova
24/10/2013 – 65DAYSOFSTATIC e SLEEPMAKESWAVES @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
25/10/2013 – FAT FREDDY’S DROP @ ESTRAGON, Bologna
25/10/2013 – BODY/HEAD feat. KIM GORDON @ COVO CLUB, Bologna
25/10/2013 – SCOTT MATTHEW @ TEATRO MIELA, Trieste
25/10/2013 – NABAT @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
25/10/2013 – EAMON MCGRATH @ LA MELA DI NEWTON, Padova
25/10/2013 – CALIBRO 35 @ AUDITORIUM MALKOVICH, Sommacampagna (VR)
26/10/2013 – CALIBRO 35 @ STUDIO 2, Vigonovo (PD)
26/10/2013 – THE CYBORGS @ TETRIS, Trieste
26/10/2013 – M+A @ COVO CLUB, Bologna
26/10/2013 – LN RIPLEY @ SIN CITY, Negrar (VR)
26/10/2013 – PIL @ ESTRAGON, Bologna
26/10/2013 – NEK @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
27/10/2013 – NEGRITA @ TEATRO GIOVANNI DA UDINE, Udine
27/10/2013 – THE THIRD SOUND @ ZUNI, Ferrara
28/10/2013 – SCOTT MATTHEW @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
30/10/2013 – BOB CORN @ LA MELA DI NEWTON, Padova
31/10/2013 – HAREM SCAREM @ MACAKI, Trieste

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L’ormai storica band texana dei Balmorhea sarà di nuovo in Italia nel tour di presentazione dell’ultimo disco, Stranger. Le date in questione sono le seguenti:

02.10.2013 – Raindogs, Savona
03.10.2013 – Init, Roma
04.10.2013 – Cortile d’Onore, Carpi (MO)
05.10.2013 – Bronson, Madonna dell’Albero (RA)
06.10.2013 – Apartamento Hoffmann, Conegliano Veneto (TV)
07.10.2013 – Blah Blah, Torino

In occasione del tour, siamo riusciti ad intervistarli. Ecco la nostra “piacevole conversazione” con i Balmorhea, in inglese, mentre quella in italiano verrà pubblicata tra qualche giorno!

Hello. Thank you for taking part in this interview. I didn’t want to ask you how and when was your band born so I chose to simply ask you WHY did you choose to form it?

Michael and I chose to start the band because we simply wanted to play music together. We had each been working on some simple and quiet music individually and wanted to see if we could help each other fill our songs out.

You are currently touring to promote your latest record, called “Stranger”. Are you satisfied with the reactions you had from reviews and fans? What are the main differences from Stranger and everything you produced before?

We have been very satisfied with the reactions from fans and the media! Stranger is a bit different from some of the previous music we have made. Most notably, it is quite different from the preceding record, Constellations, which is a quiet and somber affair. We have always made it a point to constantly be moving our music in new directions, not allowing ourselves to get stuck doing the same things over and over.

Is Austin, or Texas in general, an area where you could find great influences for your music? Are there any bands, still active maybe, that have been important for your sound?

While there are many great bands from Texas, and Austin in particular, I don’t think there are any specific artists who I could name as being important for our sound. Because that might be misleading. There is music we love from Texas and from all over the world that somehow gets distilled and filtered and mixed and recombined to become our own.

Your genre have been called in so many ways that it’s now impossible not to ask you…what do you think about that? how do you define your music? Is “chamber music” a good definition or not?

The problem is that we continually are making different types of music. Some of our music could be called “chamber music,” but that would be a relatively small percentage of what we have created. Some could comfortable be called folk, some called rock. Someone called our music “music of dreams” which I thought was cool. In the most basic sense, it is pop music, in so much as it is not academic music, not stridently avant-garde and works with popular music instrumentation and structures.

In the past, Balmorhea did a great work with music videos too. One that particularly impressed me was Mike Anderson’s directed one, “Candor”. Do you recall any interesting detail about the concept of that video? Are music videos important for the music you make as they are for pop music or not?

Thanks, we like that video for Candor as well. We had seen some of Mike Anderson’s other work and liked it a lot. We knew we wanted something a bit strange and other-worldly to visually represent Candor and he seemed like the right fit. We discussed a few basic thematic ideas with him and then he did it from there. He created all the sets and costumes and everything himself. It’s pretty fantastic! I’m not sure how important music videos are, but we do like working with other artists to give a visual representation to our music.

In 2011, you recorded a live concert inside a church, and released it as Live at Sint-Elisabethkerk. How did the idea of recording inside a church come to your mind and do you feel that the environment added something more to your music? Is that why you chose to record a live there?

We were asked to play in that church on a tour a few years ago and we decided on a whim to record the show. It is such a cavernous space and the atmosphere was so strange and unusual (it was so cold that we could see our breath) we new that it would be a special night. At the time we had no plans of doing anything with the recording other than listening to it to see how it sounded, but once we heard it we new that we wanted to share it. That show also came at a liminal moment for Balmorhea and represented pretty well where we had come from and where we were headed at that time.

Members of Balmorhea work outside the band too. Do you feel that the external experiences (like Aisha Burns’ solo project) can mean a further exploration for Balmorhea too?

We are super excited for Aisha and her new record! I think any time individual members grow and try new things its bond to have an effect on the band. What that effect will be remains to be seen. For example, as Aisha has grown more comfortable singing in the past few years we have been able to incorporate her beautiful voice into more Balmorhea music.

I’ve seen you tour Italy more often than I could imagine when I first listened to your music. What are your feeling about playing here? The Italian audience often polarizes comments: you get someone who particularly loves it and other totally hates it because it seems to be noisy and maybe not interested in music. Do Balmorhea have their own opinion about this?

We love playing in Italy. There is something so warm and receptive about the audiences there. Pretty much everyone we have met treats us like family, cooking meals for us, sharing the best grappa.

Do you recall any strange, interesting or simply noteworthy fact about your last dates in Italy? You were here last March, right?

We had an amazing concert in Foligno at Auditorio San Dominico. In the US you would very rarely get to play in such an old and beautiful space. It was special. We also are starting to think of Init in Rome as one of our favorite stops in Italy, as well as Bronson in Ravenna, both of which we are excited to play again on this tour!

What is the best country where to play, according to your touring experience by now? And where would you love to bring your music but you didn’t have the occasion yet?

We love playing everywhere. some of our best audiences are in Italy, Spain, Belgium Istanbul and Russia. We would love to perform in Greece, Australia or anywhere in Asia. But truly, we want to perform everywhere!

Thank you for having taken part in this very pleasant conversation. Let’s see you in one of the future Italian dates!

Thank you!

Ecco l’ultimo disco Stranger su YouTube

si ringrazia Ja.La Media Activities per averci messo in contatto con la band

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L’ultima tappa del tour di presentazione del nuovo capitolo discografico di Elio e Le Storie Tese, l’Album Biango, arriva a Padova, dove per l’ennesima volta i milanesi fanno registrare un’affluenza di folla clamorosa e un’accoglienza calorosissima. Salta subito all’occhio, come accade sempre a un loro live, la trasversalità del pubblico, che abbraccia una fascia d’età tra i quindici e i cinquant’anni senza alcun problema, sebbene la concentrazione maggiore sia situata più dalla parte dei giovanissimi. Il passaggio da band iperdemenziale, per certi versi di nicchia, a band mainstream che riesce a “rappresentare” qualcosa segna ormai una sorta di spartiacque rispetto al vecchio corso della band, sia questo “qualcosa” la loro supremazia tecnica sulla maggior parte dei progetti italiani dotati di questa risonanza mediatica, oppure l’enorme impatto dell’iconografia che gli Elii hanno imposto per decenni, creando un linguaggio che ad ogni nuova uscita genera tormentoni indimenticabili a prescindere dalla qualità dei brani (Complesso del Primo Maggio e Dannati Forever ne sono un esempio).
L’Album Biango è un lavoro di un livello un po’ inferiore rispetto ai suoi due immediati predecessori e live si pensava potesse assumere una verve diversa, perlomeno vista l’eccezionale capacità strumentale della band che ormai si dà talmente tanto per assodata che non vale nemmeno più la pena di commentarla. In realtà, Il Tutor di Nerone, Il Ritmo della Sala Prove e soprattutto Lampo non hanno né il mordente né quella carica di simpatia che rendeva accessibili brani altrettanto sopravvalutati come Tristezza e Ignudi tra i Nudisti, estratti dal precedente Studentessi (e, per la cronaca, non suonati al Geox ieri). Tolto questo, l’unica segnalazione negativa da fare riguarda l’acustica terribile del Gran Teatro Geox, un tendone più che una sala concerti, anche se sembra che lavori programmati all’impianto siano destinati a risolvere l’annoso problema. Il resto della scaletta, che conta ovviamente le stupende hit storiche Parco Sempione, El Pube, TVUMDB e Discomusic, immancabili ormai da diversi tour, e la vera vincitrice di Sanremo 2013, l’ottima (anche dal vivo) La Canzone Mononota, sorprende per il reinserimento dopo lungo tempo di Supergiovane, con un Mangoni in grande spolvero, rimanendo per il resto attaccata ai cliché delle ultime costruzioni di setlist. Quella di ieri la potete leggere qui sotto:

INSTRUMENTAL INTRO
SERVI DELLA GLEBA
DANNATI FOREVER
LA CANZONE MONONOTA
LAMPO
IL TUTOR DI NERONE
IL RITMO DELLA SALA PROVE
T.V.U.M.D.B.
COME GLI AREA
SUPERGIOVANE
EL PUBE
DISCOMUSIC
COMPLESSO DEL PRIMO MAGGIO
IL ROCK AND ROLL
BORN TO BE ABRAMO

PARCO SEMPIONE
TAPPARELLA

La scelta è evidentemente piuttosto banale, ma si spera che essendo il tour dell’Album Biango concluso, ci vengano regalati in futuro momenti di maggior originalità nella selezione dei brani da eseguire dal vivo (l’anno scorso al Geox ci fu questo show, davvero all’altezza dei vecchi tempi).

Gli Elii sono come sempre una band impeccabile dal punto di vista tecnico, coesi quanto basta per raggiungere sempre la coerenza necessaria a rendere il concerto spettacolare anche nella sua veste “teatrale”. Si tratta, come sempre, di un’intelligente mescolanza di musica e siparietti comico-grotteschi, talvolta dal retrogusto politico, e le interazioni con Vittorio Cosma, ribattezzato Carmelo, sostituto storico di Rocco Tanica nei suoi periodi di assenza, si convertono nei momenti più divertenti dei segmenti non suonati dello show. Non è possibile, neppure stavolta, dire che il concerto non sia stato divertente, nonostante le pecche nell’acustica e qualche visibile problemino sul palco, soprattutto dalle parti di Faso. Il già citato Cosma, inoltre, suona esattamente come Rocco Tanica e l’accoppiata con Jantoman crea un feeling che si situa solo pochi millimetri dietro quella che è la vera macchina da guerra della band da sempre: la sezione ritmica Faso-Meyer. Non sono solo le capacità strumentali a risaltare quando sul palco ci sono Elio e le Storie Tese, ma anche il rapporto che dopo tutto questo tempo ancora regge la baracca. Non è raro infatti, vedere Elio strappare qualche sincero sorriso all’ormai perfettamente integrata corista Paola Folli, così come Mangoni, capace come sempre di creare, in senso positivo, un discreto imbarazzo sia tra i presenti che tra i suoi colleghi.

Prima della conclusione, una nota di colore: prima degli Elii, si è esibita la vincitrice di X Factor 5, la vicentina Francesca Michelin, che però non siamo stati in gradi di seguire. Per quanto si possano fare commenti riguardo la scelta dell’artista d’apertura, non avendo potuto valutare il live dal vivo, conviene astenersi. Sicuramente c’è da dire che la giovane cantante veneta ha dimostrato in televisione capacità canore che non stonano rispetto alle altrettanto ottime abilità di Elio.

Impossibile dire che il concerto sia stato brutto. Difficile anche poter pretendere di più, al di fuori della scelta dei brani. Anche questo conferma che tra le uniche band che riescono a fare arte nel duemilatredici in Italia ci sono loro, come si è già detto tante volte. Anche se Un Tour Biango è giunto al termine (ed è finito così), The Webzine, senza dubbio, li seguirà ancora.

foto di Paola Folli fatta da un membro della crew di Elio durante “Lampo”, che parla appunto di foto

PRECEDENTI ARTICOLI RIGUARDANTI ELIO E LE STORIE TESE SU “THE WEBZINE”
fotoreport di Elio e Le Storie Tese live @ Teatro Filarmonico di Verona, 27.07.2012 by LaMyrtha

SEGNALAZIONE FINALE:
A seguire con noi la serata c’era Jacopo Muneratti, con il quale il sottoscritto condivide da anni un altro blog di critica musicale, Good Times Bad Times. Il suo articolo è a questo link.

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Recensione  e intervista a cura di Enrika S.A. Scream

LIVE REPORT

Dopo aver visto MTV Spit 2013, non ce lo fai un giro a vedere Shade live? Ovvio. E quindi io e la mia amica alle 20.30 del 7 settembre siamo a Cologne, in provincia di Brescia a vedere se Shade è veramente così bravo come sembra in TV. E la risposta è sì. Ma andiamo per gradi.

Il locale a quell’ora è già pieno, non chiedetemi il motivo. Noi entriamo convinte, chiediamo dell’artista per l’intervista. Ci chiedono se possiamo aspettare una mezz’oretta, sta ordinando da mangiare. Rispondiamo di sì, tranquille, tanto, mica cambia qualcosa. Poi arriva lui e ci dice che vuole aspettare, che intanto ordina, ma prima di cenare vuole fare l’intervista. Ci chiede chi siamo, di dove siamo, e per che rivista scriviamo. E già qui mi fermo e vi dico che in tre anni da giornalista non mi sono mai, e dico mai, sentita chiedere da qualcuno ‘per che rivista scrivi?’ e tanto meno chiedere cose su di me. Mai. Senza contare che esistono anche persone che mangiano tranquillamente mentre tu gli parli o che non ti dicono niente e spariscono, lasciandoti a metà. Vabbè, lasciamo perdere; diciamo solo che il ragazzo ci piace. Comunque, iniziamo, tra battute e scherzi in poco tempo finiamo e lasciamo che Vito possa cenare, ma solo con la promessa che ci rivedremo dopo.
A questo punto abbiamo tempo di guardarci intorno e di analizzare l’ambiente. Questo è un locale dove, quando ci venivo spesso, tipo uno due anni fa, ci giravano le migliori persone. Ci ho visto band bravissime, rock, metal, pop e anche rap. Adesso che mi guardo intorno vedo solo ragazzi e ragazze con massimo 12 anni, con vestiti decisamente molto discutibili e l’immancabile alcolico in mano. Della musica proveniente dall’interno del locale ci salva dal pronunciare ulteriori pareri non ripetibili: la battle freestyle è iniziata e non vogliamo perdercela.

Entriamo, il locale è pieno e i freestylers si passano il microfono l’uno all’altro. Non so dirvi bene come è andata la sfida, in realtà, per il semplice motivo che ho visto solo la prima selezione e su circa dieci che hanno cantato, me ne è piaciuto uno (e neanche tanto), quindi ho abbandonato l’impresa. Sinceramente mi aspettavo di trovare qualche piccolo talento, o boh non lo so. Invece niente. Peccato. Visto che, oltretutto, c’è anche pieno di gente che ci guarda male (?!), usciamo e aspettiamo che prendano posto Rew e Shade. Dopo un tempo interminabile, rientriamo. Il locale è pieno. Ci mettiamo in prima fila, io sul palco a fare le foto. Il concerto non dura molto, circa un’oretta, ma il duo dimostra di aver grinta fin dall’inizio. Il pubblico, confermando la nostra ipotesi di ‘persone senza gusto’, diminuisce, ma chi rimane è in estasi. Rew e Shade non si lasciano scoraggiare e continuano a richiamarlo all’attenzione e a coinvolgere la gente, ora urlando di cantare, ora di alzare le mani. Sono proprio bravi. Decisamente troppo presto, il concerto finisce, ma prima di scendere dallo stage, i torinesi dedicano un po’ di tempo al freestyle. E in realtà, se fino ad adesso sono piaciuti, beh, è in questo momento che ti innamori, perché è nel freestyle che vedi la vera bravura dell’artista. Che Shade avesse una vena comica lo sapevo, che facesse veramente ridere no; e idem Rew. Che piacevole scoperta! I ragazzi si sfidano, prendono oggetti dal pubblico, ci rimano sopra, poi li restituiscono. Come gran finale Rew prende addirittura un ragazzo dal pubblico. Se dovessi dare un voto da uno a dieci, sarebbe undici. Sarà che io magari avevo delle basse aspettative, ma mi hanno proprio sorpreso.

Alla fine del live, i rapper scendono dal palco per fare foto e autografi ai fans. Io passo molto alla svelta a complimentarmi e a salutarli per l’ultima volta, con la promessa di vederli presto in provincia.

INTERVISTA A SHADE

Bene, iniziamo. Come prima cosa ti dico che non voglio farti un’ intervista noiosa, ma preferisco andare a fondo, scoprire il vero Shade. Quindi, presentati.

Sono un coglione, ho 25 anni, sono di Torino. Studio, o almeno mi piace dire che studio recitazione in una accademia. Siccome sono un ragazzo molto egocentrico, il rap non mi bastava e ho incanalato tutto il mio egocentrismo nella recitazione. Ho anche fatto e faccio tutt’ora il comico. Direi che con ‘sono un coglione’ avevo riassunto bene la risposta.

Sappiamo che i tuoi interessi sono molto ampi. Ho sentito che fai anche il comico. Hai iniziato prima a fare quello o hai iniziato prima a fare rap?

No, ho iniziato prima a fare rap. E’ nato abbastanza per caso: ho sempre avuto un’attitudine molto comica, anche nei live, nei pezzi: racconto sempre cazzate, storielle. E’ successo per caso, due o tre anni fa, allo Zelig, mi ero trovato lì, ad un contest, avevo vinto e fatto amicizia con i comici. Quindi, gli ho fatto leggere un po’ di roba che scrivevo io e abbiamo fatto delle serate insieme. E da lì ho iniziato a fare lo stand-up comedian.

Quindi non hai abbandonato quel mondo?

Al momento sono così preso dalle faccende musicali, che non riesco a dedicarci molto tempo, però sto lavorando anche a quello. Vorrei girare una webseries, insieme ad Alessandro Regaldo, il mio sceneggiatore. Lui mette le cose serie, io le cazzate, così esce una cosa decente.

Da Zelig al freestyle però è un bel salto, soprattutto insolito. Come ti sei avvicinato a quel mondo?

Beh, a 16 anni, andando in skateboard, che cosa ascolti? Ascolti rap. Ero fan di Eminem (e lo sono tutt’ora), e avendo visto 8 Mile, ho visto le battle freestyle e mi sono innamorato di quel mondo lì. Anche perché, oltre a essere egocentrico, io sono anche uno stronzo, e mi diverto un mondo a prendere in giro la gente: fare le battle freestyle è stato il passo successivo. E mischiare comicità e rap è stato così spontaneo che non saprei dirti neanche come, è proprio come sono fatto io.

Ora, vero che la musica viene prima di tutto, ma è anche vero che il come con cui ti presenti lascia la prima impronta nella mente dell’ascoltatore. Come hai scelto il tuo nome d’arte?

Mi sono studiato tipo una ventina di spiegazioni strafighe sul mio nome. La realtà è che mi piaceva come suonava. No, vabbè, c’è questo discorso dietro: volevo chiamarmi Fede, ma c’era già uno che si chiamava così a Torino, nei Lyricalz, un gruppo rap storico degli anni ’90, che è stato il periodo d’oro del rap. E io, che comunque ho iniziato a rappare nel 2005, li ascoltavo e avevo grande rispetto, quindi non mi sarei mai permesso di chiamarmi come uno di loro. Poi c’era Yoshi, che era Tormento dei Sottotono. Allora ho fuso Yoshi e Fede ed è uscito Shade.

Cioè tra Yoshi e Fede ti è uscito ‘Shade’?

Sì! Lo so, è una cazzata clamorosa. Però una volta un tipo viene e mi dice ‘Ti chiami Shade perché significa ‘peccato’ in tedesco?’ e io ho detto ‘Sì, mi hai beccato.’ Mi piaceva molto di più.

Una delle più grandi soddisfazioni che tu abbia mai provato immagino sia stata vincere MTV Spit 2013. Come è stato? Te lo aspettavi?

Ti sembrerà da Miss Italia la risposta, ma non me lo aspettavo veramente. E se devo dirti come è stato, la parola che riassume tutto è ‘emozionante’. E’ stata davvero una bella emozione che non ho ancora metabolizzato. Probabilmente se prima di Spit fosse arrivato uno Shade dal futuro, con la Delorean, a dirmi ‘Oh! Guarda che lo vinci tu Spit!’ mi sarei messo a piangere e gli avrei risposto ‘Ma vaffanculo non è vero.” Invece, dopo aver vinto, non ho mai avuto quella roba da dire ‘Minchia, ho vinto.’ Cioè, non mi è mai balzato in mente, non l’ho ancora metabolizzato. Però è stato bello. È stato diverso dalle altre battle, perché quando hai delle telecamere davanti è tutto diverso, hai una pressione differente.

E come è l’ambiente?

Guarda, ti dirò la verità: ti mette nella condizione peggiore. Sei uno che deve improvvisare. Stai lì dalla mattina fino alla sera, non sai su cosa dovrai rappare, cosa dovrai dire e, insomma, stare lì così per otto ore ti spegne un po’ la fantasia. Fortunatamente è un programma con il pubblico, quindi se sei un rapper, il tuo istinto è di prendere il pubblico, far prendere bene la gente. Quello ti aiuta molto. Se non ci fosse il pubblico sarebbe deleterio, quindi diciamo che il fatto che ci fosse molta gente mi ha stimolato molto.

E cosa fate dalla mattina alla sera?

Eh, ti mandavano lì dalla mattina. In realtà poi preparavano lo studio, facevano le prove con i check, arrivavano i guest. Quindi era necessario essere lì dalla mattina.

A dirla tutta, hai vinto un sacco di soldi, 5 mila euro se non erro. In cosa li hai spesi?

Sono ancora lì, illibati, nel forziere di MTV. Non lì ho ancora spesi.

E non hai idee?

Guarda, mi sono ripromesso di fare un regalo a mia madre, ma ancora non le ho preso niente. Sono un pessimo figlio. Non so neanche cosa regalarle, anche perché mia mamma ha dei gusti di merda, quindi per farla felice dovrei regalarle un cd di Gigi D’Alessio e entrare in un negozio a prendere un cd di Gigi D’Alessio per me è una vergogna. Metti che mi vede qualcuno!

Magari ti riconoscono.

Eh sì! No, comunque, pensavo a un viaggio. Magari a Los Angeles a fare un giro agli Actor Studios.

Se ti serve qualcuno che la accompagni mi offro.

Il posto c’è.

Spit non è l’unico concorso che hai vinto. Ci sveli il tuo segreto? E’ tutta farina del tuo sacco o hai degli oggetti o dei riti porta fortuna?

Non ci sono rituali particolari. In realtà quello che secondo me mi fa vincere è il fatto che mi diverto. Quello è il segreto. Tanti rapper con cui mi incontro sono tesi, concentrati sul far prevalere la loro personalità. Io sono tranquillo, sorrido, mi diverto e mi diverto ancora adesso a fare freestyle alle serate. Avendo vinto Spit, arriva sempre il rapper di turno che ti dice ‘ti voglio sfidare’.

Hai detto che c’è sempre qualcuno teso sparaci qualche nome, dai! Fai un po’ di gossip.

(Walter, in parte a Shade): Emis Killa.

Emis Killa?

Mah, io con Emis ho un bel rapporto. Cioè, adesso non ci vediamo da un po’, forse un annetto. Però con lui mi sono sempre trovato bene. E’ un ragazzo che tanti dicono ‘Se la tira’ eccetera, ma magari lo hanno solo conosciuto in certe situazioni dove c’è la pressione del tour manager, della data e tutto. In realtà è un ragazzo molto tranquillo, con lui ti diverti anche a fare freestyle.

E gli altri di Spit invece? Tipo, non so, Ensi, Nitro..

Io quando sono arrivato a Spit loro li conoscevo già tutti. L’unico che non conoscevo con cui mi sono sfidato era Debbit, e tra l’altro, è stato una piacevole scoperta, perché mi sono trovato bene a fare freestyle con lui, è simpatico, ironico, eccetera. Ti dirò, ovviamente, il miglior freestyler di quelli che sono stati a Spit è Ensi, abbastanza scontato. Un gradino, ma proprio un briciolo sotto Ensi, ci metto Kiave.

Quindi, Ensi sopra tutti?

Ensi sopra tutti. Subito sotto, Kiave.

Stai riscuotendo un successone. Quali sono i prossimi progetti? Qualcosa riguardo il freestyle, undisco da solista, un tour o che altro?

Ci sono tutte e tre queste cose. Ho un disco da solista in lavorazione: l’ho scritto tutto, lo devo solo registrare. Ovviamente non posso svelare quali sono i featuring, quali sono le produzioni.

Ci speravamo.

No (ride). Sono tutti artisti che stimo tantissimo, mi sono tolto i miei sogni di quando ero un ragazzino.

Dai su, dicci qualcosa! Abbiamo tutte e due sedici anni. Vabbè la mia amica un po’ di più.

(ride) Diciamo che uno di questi è il mio rapper preferito. Gli altri sono rapper che stimo tantissimo, che mi hanno sempre emozionato. Invece, per quanto riguarda il freestyle: se va in porto questa web series, in ogni puntata ci sarà il mio momento freestyle. Poi ho in programma anche dei video virali, in cui farò cazzate in giro. Quello che mi riesce meglio.

Per ultimo, ti faccio una domanda diretta al concerto di oggi. Che cosa ti aspetti dai fan bresciani? E dai freestylers?

Mi aspetto un livello abbastanza alto dei freestylers, anche perché quelli del nord sono tutti molto improntati sulle punch-line e difficilmente sono come quelli deil sud, che fanno freestyle più tranquilli, più chillin’, usando un termine tecnico. Mi aspetto una battle in cui ci si scanni abbastanza, mi voglio divertire. Per quanto riguarda la gente, sono sicuro che saranno caldi.

Grazie mille per il tuo tempo! Ci vediamo più tardi.

Figurati, grazie mille a voi.

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I concerti di Settembre

01/09/2013 – SIR OLIVER SKARDY @ FESTA DEMOCRATICA, Padova
01/09/2013 – GEMBOY @ ESTRAGON, Bologna
05/09/2013 – PERSIANA JONES @ VELODROMO MONTI, Padova
05/09/2013 – MARTA SUI TUBI @ PALMANOVA OUTLET, Palmanova (UD)
05/09/2013 – MUCHACHITO Y SUS COMPADRES @ ESTRAGON, Bologna
05/09/2013 – ROY PACI & ARETUSKA @ FESTIVAL DI STARANZANO, Staranzano (GO)
06/09/2013 – COSMONAUTS @ WHITE RABBIT, Legnago (VR)
06/09/2013 – DANIELE SILVESTRI @ ESTRAGON, Bologna
06/09/2013 – RAIME @ BASTIONE ALICORNO, Padova
07/09/2013 – LINEA 77 @ HOME FESTIVAL, Treviso
07/09/2013 – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ ALTICHIEROCK FESTIVAL, Padova
07/09/2013 – MODENA CITY RAMBLERS @ FIERA REGIONALE DI ARGENTA, Argenta (FE)
07/09/2013 – DRUNK BUTCHERS @ ESTRAGON, Bologna
07/09/2013 – AFRICA UNITE @ BASTIONE SANTO SPIRITO, Verona
07/09/2013 – LOMBROSO @ PACIFIC FEST, Corva (PN)
07/09/2013 – PORK CHOP EXPRESS, GLORY OWL, DAMNED PILOTS, BLACK MAMBA ROCK EXPLOSION e WONDERNOISE @ TRIESTE ROCK CITY FESTIVAL, Padriciano (TS)
08/09/2013 – ELBOW STRIKE, BORDER BASTARD, BLACK POPE, KING BRAVADO e GONZALES @ TRIESTE ROCK CITY FESTIVAL, Padriciano (TS)
08/09/2013 – EUGENIO FINARDI @ PIAZZA G. GARIBALDI, Latisana (UD)
08/09/2013 – HOT SUGAR @ ESTRAGON, Bologna
10/09/2013 – DAVID BYRNE e ST. VINCENT @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
10/09/2013 – PARAMORE @ PALADOZZA, Bologna
11/09/2013 – MEGANOIDI @ FESTA DEMOCRATICA, Padova
12/09/2013 – BEACH FOSSILS @ CASTELLO CARRARESE, Padova
12/09/2013 – IOTATOLA @ ESTRAGON, Bologna
13/09/2013 – 4 AXID BUTCHERS @ ESTRAGON, Bologna
13/09/2013 – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ GRAM FESTIVAL, Treviso
14/09/2013 – PIOTTA @ ESTRAGON, Bologna
14/09/2013 – MEGANOIDI @ CENTRO PARROCCHIALE, Nogarole Rocca (VR)
14/09/2013 – AFRICA UNITE @ VELODROMO MONTI, Padova
15/09/2013 – La Storia del Rock: MORENO SPIROGI, DANDY BESTIA e GIANLUCA MOROZZI @ ESTRAGON, Bologna
17/09/2013 – ALMAMEGRETTA @ ESTRAGON, Bologna
18/09/2013 – STRIKE @ ESTRAGON, Bologna
19/09/2013 – JOYCUT @ ESTRAGON, Bologna
20/09/2013 – QUINTORIGO @ ESTRAGON, Bologna
21/09/2013 – LO STATO SOCIALE @ ESTRAGON, Bologna
21/09/2013 – ELIO E LE STORIE TESE @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
22/09/2013 – GAZEBO PENGUINS e CRASH OF RHINOS @ BASTIONE ALICORNO, Padova
24/09/2013 – CIRCUS MAXIMUS @ MAKAKI LIFE & MUSIC, Trieste
25/09/2013 – FUCK BUTTONS @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
27/09/2013 – REZOPHONIC @ TEATRO MIELA, Trieste
28/09/2013 – PETER PUNK @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
28/09/2013 – EUGENIO FINARDI @ CASTELLO DEGLI EZZELINI, Bassano del Grappa (VI)
29/09/2013 – VATICAN SHADOW e SILENT SERVANT @ SPAZIO AEREO, Venezia

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101 Booking e Emme Comunicazione presentano THE RING, un nuovo contest per band emergenti che da settembre 2013 vedrà per sei mesi consecutivi sfidarsi sul palco del Discoplanet di Rovigo i migliori artisti della zona per concorrere ad un premio del valore di 1000 euro (di cui un videoclip).
L’iscrizione è gratuita e occorre semplicemente mandare una mail a emanuelebrizzante@gmail.com per avere tutte le informazioni del caso (che materiale mandare, come si svolge il concorso, quando sono esattamente le serate, regolamento, ecc.). La prima data sarà il 20 Settembre 2013 e il contest continuerà fino a Febbraio 2014 ogni terzo venerdì del mese.

The Webzine sarà media partner dell’evento per tutta la durata della stessa e le 15 band selezionate per partecipare saranno tutte intervistate da Emanuele Brizzante. Le interviste saranno riportate anche sui nostri social.

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Da oggi The Webzine ha una pagina fan su Facebook.
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Oltre 6000 euro in palio per la seconda edizione del concorso della Fame Dischi 

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“Le canzoni migliori le aiuta La Fame” SECONDA EDIZIONE

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TANTI PREMI IN PALIO!
PRIMO PREMIO (VALORE ECONOMICO 3000 EURO circa):

 Ingresso ufficiale nel roster della Fame Dischi
– Registrazione di 1 disco presso lo studio Cura Domestica di Perugia (incluso nel premio pernottamento per 1 settimana per un massimo di 5 persone nell’Ostello adiacente allo studio)
– Promozione del disco attraverso tutti i canali (webzine, riviste cartacee, community, social network, newsletter, web-radio, web-tv, radio FM, ecc.) dell’ufficio stampa della Fame Dischi
– Distribuzione digitale del disco in tutto il mondo tramite tutti gli store digitali (iTunes, Amazon, ecc.)
– Servizio Fotografico professionale by Riccardo Ruspi (www.riccardoruspi.it) durante le giornate di registrazione del disco


SECONDO PREMIO 
(VALORE ECONOMICO 2000 EURO circa):

– Tour in tutta Italia (minimo garantito 3 date, massimo 10) in collaborazione con 101 Booking(http://101booking.wordpress.com/)


TERZO PREMIO 
(VALORE ECONOMICO 1000 EURO circa):

– Promozione per un 1 anno di 1 disco o 1 Ep su webzine, riviste cartacee, community, social network, web-radio, web-tv, radio FM, ecc., a cura di LFD Press, l’ufficio stampa della Fame Dischi per i gruppi esterni all’etichettawww.lafamedischi.tumblr.com/press


INOLTRE

-TUTTI i partecipanti iscritti avranno diritto a uno sconto del 50% presso LFD Press, l’ufficio stampa della Fame Dischi per i gruppi esterni all’etichetta www.lafamedischi.tumblr.com/press (promozione per 1 anno di 1 disco o 1 ep a 400 euro + IVA invece che 800 + IVA) da utilizzare nell’arco di tempo di un anno.

-Tra tutti i partecipanti iscritti verranno selezionate dalla giuria 20 canzoni che faranno parte della compilation digitale edita dalla Fame Dischi dal titolo “Le canzoni migliori le aiuta La Fame Vol.2”, che verrà inviata a tutti gli operatori e addetti ai lavori (giornalisti, discografici, editori, ecc.), pubblicata sul sito www.lafamedischi.tk e promossa attraverso tutti i canali (webzine, riviste cartacee, community, newsletter, social network, web-radio, web-tv, radio FM, ecc.) dell’ufficio stampa della Fame Dischi (guarda la compilation dell’anno scorso http://www.ondarock.it/news.php?id=1321).

-E ancora, nel caso in cui La Fame Dischi riscontrasse la presenza fra i partecipanti di alcune band particolarmente interessanti, si riserva la possibilità di fare entrare ufficialmente uno o più gruppi o singoli nel proprio rooster oltre al vincitore primo classificato del concorso.

L’ISCRIZIONE SCADE IL 23 SETTEMBRE 2013 

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I concerti di Agosto

01/08/2013 – FOXHOUND, KILL YOUR BOYFRIEND e FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ RADAR FESTIVAL, Padova
01/08/2013 – NICCOLO’ FABI @ SUONI DI MARCA, Treviso
02/08/2013 – MELLOW MOOD @ JAMROCK FESTIVAL, Torri di Quartesolo (VI)
02/08/2013 – KAOS e DJ CRAIM @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
02/08/2013 – LINEA 77 @ ISOLA DELLA MUSICA, Pasiano (PN)
02/08/2013 – DOTVIBES @ FESTIVAL DI FIAMENE, Negrar (VR)
03/08/2013 – DAVID GUETTA @ STADIO COMUNALE G. TEGHIL, Lignano Sabbiadoro (UD)
03/08/2013 – MARLENE KUNTZ @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
04/08/2013 – AUCAN DJ SET @ POW WOW PARTY TRIPS, Pag (Croazia)
05/08/2013 – THE SKAWORKERS & JAMAICA CLASH @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
06/08/2013 – MEG @ SUONI DI MARCA, Treviso
06/08/2013 – RIO TERA’ @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Padova
07/08/2013 – CO.SKA @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
07/08/2013 – THE FASTBACK, UNDERDOGS, GLINCOLTI e OJM @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
08/08/2013 – ARAWAK @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
08/08/2013 – GREEN MOON SPARKS @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Padova
09/08/2013 – WORA WORA WASHINGTON @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Padova
09/08/2013 – MOON DUO @ CIAO LUCA FESTIVAL, Gradisca d’Isonzo (GO)
10/08/2013 – DEPRODUCERS: IL PLANETARIO LIVE @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Padova
11/08/2013 – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ ANGURIARA FARA, Fara Vicentino (VI)
13/08/2013 – GIULIANO PALMA @ AREA CONCERTI FESTIVAL, Majano (UD)
14/08/2013 – 15/08/2013 – 16/08/2013 – 17/08/2013 – OVERJAM INTERNATIONAL REGGAE @ Tolmino, SLOVENIA
14/08/2013 – 15/08/2013 – MAGNETIK ELECTRONIC FESTIVAL @ Lido degli Scacchi, Comacchio (FE)
14/08/2013 – UNCLE PAUL BLUES BAND @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
15-17/08/2013 – MAV FESTIVAL @ CAMPOSAMPIERO, Padova
15/08/2013 – PENNYWISE @ FESTA ONDA D’URTO, Brescia
15/08/2013 – PINK HOLY DAYS @ ANGURIARA FARA, Fara Vicentino (VI)
15/08/2013 – GIULIANO PALMA @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
16/08/2013 – CISALPIPERS: SERATA IRLANDESE @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
17/08/2013 – APPINO @ WHAT IS ROCK?, Portomaggiore (FE)
17/08/2013 – AFRICA UNITE @ ARENA ALPE ADRIA, Lignano Sabbiadoro (UD)
17/08/2013 – DAFT PUNK CELEBRATION NIGHT @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
18/08/2013 – FUNKY GOODNESS @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
18/08/2013 – FLOGGING MOLLY @ FESTA ONDA D’URTO, Brescia
19/08/2013 – STATUTO @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
19/08/2013 – ATOM TANKS @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
20/08/2013 – SIR OLIVER SKARDY & FAHRENHEIT 451 @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
21/08/2013 – NOBRAINO @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
21/08/2013 – MANAGEMENT DEL DOLORE POST-OPERATORIO @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
22/08/2013 – NICCOLO ‘ FABI @ MCARTHURGLEN OUTLET, Noventa di Piave (VE)
22/08/2013 – BABAMAN @ FERRARA MUSIC PARK, Ferrara
22/08/2013 – IL PAN DEL DIAVOLO @ SOUNDPARK FESTIVAL, Brugnera (PN)
23/08/2013 – IL PAN DEL DIAVOLO @ MAG, Sona (VR)
23/08/2013 – GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO @ MEETING PARTIGIANO, Ronchi dei Legionari (GO)
23/08/2013 – TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI @ NO DAL MOLIN FEST, Vicenza
24/08/2013 – LNRIPLEY @ SARCEDO SUMMER FEST, Sarcedo (VI)
25/08/2013 – HERMAN MEDRANO & THE GROOVY MONKEYS @ NO DAL MOLIN FEST, Vicenza
28/08/2013 – NINE INCH NAILS @ MEDIOLANUM FORUM, Milano
28/08/2013 – ESPANA CIRCO ESTE @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Marghera (VE)
28/08/2013 – MODENA CITY RAMBLERS @ NO DAL MOLIN FEST, Vicenza
29/08/2013 – SYSTEM OF A DOWN, DEFTONES e LACUNA COIL @ ARENA LIVE, Rho (MI)
29/08/2013 – SKA-P @ FESTA ONDA D’URTO, Brescia
29/08/2013 – ASAF AVIDAN @ VERONA FOLK FESTIVAL, Verona
30/08/2013 – THE ORIGINAL BLUES BROTHERS BAND @ VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
30/08/2013 – IL PAN DEL DIAVOLO @ MARAROCK, Schio (VI)
30/08/2013 – PRIMAL SCREAM, JAKE BUGG e MERCHANDISE @ A PERFECT DAY FESTIVAL, Villafranca di Verona (VR)
31/08/2013 – DEFTONES e altri @ FULL TENSION FESTIVAL, Bolzano
31/08/2013 – MINISTRI @ NO DAL MOLIN FEST, Vicenza
31/08/2013 – BLOODY BEETROOTS, SALMO e TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI @ A PERFECT DAY FESTIVAL, Villafranca di Verona (VR)
31/08/2013 – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ BIANCONIGLIO, Vittorio Veneto (TV)
31/08/2013 – LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI @ GARTIN FEST, Tolmezzo (UD)

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Articolo a cura di Enrika A.

E come annunciato da MadMan l’11 luglio sul palco del Carroponte per la tappa di Milano del “Tanta Roba Gran Turismo” Tour, è lunedì ed è uscito il video di Killer Game di Salmo, Gemitaiz e, ovviamente, MadMan.
Il video è stato pubblicato in anteprima sul sito della Redbull (http://www.redbull.com/), e in seguito sulla pagina ufficiale di youtube di Salmo (http://www.youtube.com/user/salmonlebon)

Ecco i credits:
Estratto dall’album “Midnite” (Tanta Roba Label – 2013) disponibile in tutti in negozi di dischi, dal sito http://www.tantarobalabel.com e su Itunes

Diretto da: Jacopo Rondinelli
Direttore della fotografia: Alvise Tedesco
Montaggio: Fabio Capalbo e Jacopo Rondinelli
Operatore crane e steadycam: Ugo Perazzini
Costumi: Camilla Dell’Olio
Trucco: Cristina Panata
Assistenza operatore: Federico Teoldi
Costume Design: Fr3nk, A. Suergiu (aa-merch.com)
Color correction: Fulvio Lacitignola
Produttore esecutivo: Daniele “Harsh” Negri

per Tanta Roba Label

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