Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ETICHETTA: Grand Hotel Van Cleef’ Category

Recensione a cura di Andrea Marigo

ETICHETTA: Barsuk Records, Grand Hotel Van Cleef
GENERE: Indie rock, rock

TRACKLIST:
1. The New Year
2. Lightness
3. Title and Registration
4. Expo ʼ86
5. The Sound of Settling
6. Tiny Vessels
7. Transatlanticism
8. Passenger Seat
9. Death of an Interior Decorator
10.We Looked Like Giants
11.A Lack of Color

Voto 5/5

I Death Cab for Cutie sono una band statunitense che forse molti ora conoscono, vuoi per essere stati citati in più di qualche telefilm (e film) per teenager o per le pagine di gossip americane.
Ecco, quando non li conosceva nessuno forse era meglio.
Nel 2005 con Plans lasciarono lʼindipendente Barsuk Records per il gigante Atlantic Records che fu inizio del nuovo percorso verso lidi più pop della band di Seattle.
Ma concentriamoci sulla prima vita dei DCfC dove dopo lʼ esordio targato 1998 e altri 2 LP
Gibbard &Co. danno alla luce Transatlanticism.
Gli undici brani si muovono ordinati dentro lʼ ottima struttura della tracklist e trascinano lʼ ascoltatore nellʼ immaginario gibbardiano colorato dalle sue ossessioni di distacco e insicurezza poste in chiave romantica.
Dolci e malinconiche melodie fanno da guida ai pezzi più intimi, decantati ad un amore perduto tra illusioni e i vari arpeggi di chitarre e pianoforte “Lightness”, “Passenger Seat”, “A Lack of Color” e il binomio “Tiny Vessels” / “Transatlanticism” descrizione di un amore reale,
comodo ma insignificante e il desiderio di toccare quello distante un oceano con il repeat di “I need you so much closer” frase emblema del brano e in un certo senso di tutto il disco.
Non mancano gli episodi più solari ma mai banali di perle indie/pop/rock come lʼ elegante “The New Year”, “Title and Registration”, “Expo ’86”, “The Sound of Settling”, “We Looked Like Giants” dove emerge un energia spiccata che si contrappone alla malinconia degli altri pezzi.
La splendida voce di Gibbard, le architetture armoniche e ritmiche vanno via filate dallʼinizio alla fine, lʼ ottima produzione del chitarrista Walla ne fa uscire un disco dal suono meraviglioso, sintetico e complesso, sempre avvolgente, limpido e rassicurante, legando ogni brano allʼ altro come perle di una collana che si avvicinano, poi si distanziano e poi ancora ritornano.
Per alcuni Transatlanticism sarà un disco che forse non lascerà traccia, oppure sarà un disco che vorrà dire tutto, forse il miglior disco che abbiate mai ascoltato, che diverrà parte di voi e che riuscirà a sostituire fotografie che avevate dimenticato di scattare.

Annunci

Read Full Post »