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Archive for the ‘ARTISTA: ANMA’ Category

Recensione a cura di CLAUDIO MILANO
Etichetta: Vintageroots
Genere: etno-blues

Tracklist:
1. All Your Love
2. Motherless Child
3. Spoonful
4. Stroll Out West
5. Airplaine Blues
6. Parchman Farm Blues
7. Crossroads Blues
8. Do The Do
9. Granma’s Hands
10. Minding My Own Business
11. Who’s Been Talking
12. Black Girl

Contatti: http://www.vintageroots.it
Voto: 8

Nei primi del ‘900, il blues urbano, ormai assimilatosi alla cultura occidentale, incontrò il voodoo e la tradizione creola, riacquistando lo spirito rurale originario, la sua abrasività famelica e oscena, il suo spirito trascendente, in un mix contraddittorio e dionisiaco dove religiosità ufficiale e rito pagani si fondevano in un tutt’uno delirante che aveva come teatro le strade.
Il progetto ANMA dai nomi di ANdrea (Murada) e MAx (Pierini), nato come una delle miriadi di propagazioni del laboratorio sonoro e performativo NichelOdeon, si riallaccia a quella tradizione e la recupera con uno spirito autenticamente filologico.
Il risultato è un dischetto sorprendente quanto prezioso.
La voce di Pierini, già nei Mad Tubes, si stenta seriamente a individuarla come “bianca” tanto è nasalizzata, graffiante e immersa nello spirito della tradizione blues primigenia e tale è la sua chitarra ritmica al limite dell’accordatura, con slide in punta di coltello. Murada percuote delle zucche africane come nella più sincera evocazione gioiosa dello spirito della natura. A partire da una manciata di classici della tradizione nera qui riletti, il senso della tradizione animista emerge nella bella invocazione di Parchman Farm Blues.
Non è un caso che il disco sia dedicato al griot Hado Ima, da anni stretto collaboratore di Murada.
Eccellenti davvero Spoonful, Airpliane Blues, Granma’s Hands (quest’ultima semplicemente sensazionale con la sua coda di percussioni a tempo dimezzato e un’interpretazione vocale da brivido). In questi tre episodi l’interazione tra le percussioni i Murada e la chitarra ritmica di Pierini mette in evidenza anche gli aspetti più ritmico/percussivi del progetto e non solo quelli più melodici.
In Crossroads Blues invece la voce di Pierini raggiunge l’apice, accarezzando frequenze acutissime con assoluta naturalezza e padronanza di linguaggio. Splendido il solo di chitarra su Do the Do, capace di strappare un plauso incondizionato; le amate zucche di Murada, colme d’acqua in Minding my Own Business si fanno più cariche di registri gravi e acquistano un valore sonoro aggiunto, acido.
La rilettura dell’ultra classico Black Girl, rende le versioni rock a cui siamo abituati da tempo,una copia sbiadita, mostrando ancora una volta i limiti di un genere che dal blues ha preso incondizionatamente dando molto poco, tanto più negli ultimi decenni. Un disco roots autentico, di una genuinità rara, di quelli per chi ama il linguaggio afroamericano più vero, lontano da qualsiasi contaminazione occidentale tesa all’intrattenimento, ma non per questo poco piacevole, anzi, di una piacevolezza estrema, di quelle che avrebbero meritato una distribuzione seria anche oltreoceano.
Questo, senza dubbio avrebbe reso giustizia a un disco che ha il pregio di essere unico nell’intuizione e nel risultato.
Una richiesta personale: Blind Willie Johnson sul prossimo album.
Che dire se non complimenti vivissimi?

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