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Otto dicembre duemiladodici. Marghera. E’ il secondo appuntamento celebrativo della celebre etichetta indipendente italiana La Tempesta Dischi di Enrico Molteni a tenersi al CSO Rivolta e, come l’altra volta, le presenze sono state tante.
Interessante il cartellone, interessante la disposizione degli artisti, spalmati su quasi otto ore di musica tra dj e live set sparsi in ben tre padiglioni (Hangar, Nite Park e Sherwood Open Live). Diciamo, per dovere di cronaca, che parleremo di tutti gli artisti che si sono esibiti eccetto Iori’s Eyes e i dj set di Niveau Zero, Dente e Il Genio, non seguiti per motivi logistici.

La giornata si scalda presto con un Hangar già semipieno e la musica tribal-techno degli Hardcore Tamburo, nuova reincarnazione dei Sick Tamburo, che scaldano l’ambiente con ritmiche sospese tra tribale, techno e dance, inserendo anche qualche traccia (come “La Canzone del Rumore”) del repertorio dei Sick. Assolutamente divertenti, particolare l’idea anche scenica dei bidoni di latta che, insieme al tradizionale passamontagna, dona al progetto un approccio più carismatico e originale.
Umberto Maria Giardini, con la sua nuova reincarnazione (dopo Moltheni, Pineda e le innumerevoli collaborazioni), presenta un po’ dei nuovi brani, tranquilli ma con un’evoluzione tipicamente post-rock: parti melodiche particolarmente dilatate che sfociano in finali brutali, qui impreziositi comunque da dei testi molto interessanti (cosa che non accade molto spesso su questi generi).
Un set qualitativamente ottimo, forse poco coinvolgente se posizionato a questo punto della serata.
Il Pan del Diavolo con il loro divertentissimo folk (o alternative folk? come lo vogliamo chiamare?)  sono ormai un’istituzione della musica italiana e già l’accoglienza è più calorosa rispetto alle band precedenti. Il set fila liscio tra i loro principali successi con particolare attenzione agli estratti dall’ultimo lavoro Piombo Polvere e Carbone (la migliore tra queste “Scimmia Urlatore”). Un set dove, per la prima volta nella serata, si può anche saltare (soprattutto con “Pertanto”). Buon lancio per Appino, salto nel nite park uscendo nella parte aperta del Rivolta a sorbirsi un po’ di ghiaccio post-nevicata siberiana e si scopre che il frontman degli Zen Circus sta suonando la prima canzone chitarra e voce, con un sound che ricorda immediatamente le canzoni più tranquille del Circo Zen. Ma dal secondo brano si scopre la formazione che lo accompagnerà nel nuovo disco e nel tour nel corso del 2013, ovvero Giulio Favero e Franz Valente del Teatro degli Orrori. La band si trasfigura completamente in qualcosa di molto più ruvido, con tanto di parti in screaming accennato, tra grunge, post-punk, alternative rock. In questo breve set trova spazio Radio Friendly Unit Shifter dei Nirvana, in finale di set, veramente potentissima. Una piacevolissima sorpresa.
Finito il set di Appino è già l’ora dei Tre Allegri Ragazzi Morti, la band di punta di questo roster, che orienta, per forza di cose, le mode nell’etichetta. Il nuovo disco che uscirà a giorni, Nel Giardino dei Fantasmi, viene presentato con sei tracce, “sei fantasmi”, primi accenni di un lavoro che sembra già molto interessante, riprendendo sempre quel groove reggae che li aveva visti rinnovare dopo così tanto tempo, ma con delle evoluzioni un po’ diverse, che si avrà certo modo di esplorare seguendo il prossimo tour dedicato. Tra i brani recenti (da Primitivi del Futuro) eseguiti i due singoli “La Faccia della Luna” e, in apertura, “Puoi Dirlo a Tutti”, una delle più apprezzate nel pubblico di tutta la setlist. Nel finale, invece, salto indietro nel tempo con “Il Mondo Prima”, “Il Principe in Bicicletta” e “Occhi Bassi”, anche se quest’ultima non è proprio la conclusione perfetta per un live così. La band, proprio come tutte quelle precedenti, ha suonato molto bene, si è contraddistinto anche Toffolo per una voce più intonata della media mentre il sound stranamente ottimale dell’Hangar ha fatto il resto.
Finiscono i pordenonesi e scatta il delirio al Nite Park. I Ninos du Brasil sparano i bassi talmente alti che non si riesce a sentire niente, lo stabile si trasforma in una sorta di rave gigante, forse complice l’acustica terribile che in questo istante più che far sentire il concerto erutta frequenze basse a profusione. La band in realtà è più tranquilla, ballabile, e tutto sommato originale, fondendo dance, techno e musica brasiliana in una miscela che in Italia senz’altro non s’era sentita prima. Divertenti, ma penalizzati dall’acustica. Sul palco principale è ora dei Mellow Mood, con i fari puntati contro ormai da qualche mese grazie ad una presenza sul territorio nordestino notevole, con veramente decine e decine di concerti all’anno che li hanno portati sostanzialmente dovunque. Reggae, reggaeton e accenni ska, un genere che, come si sa, va molto in queste zone e infatti il set è molto gradito. Il complesso, inoltre, tecnicamente se la cava molto bene e tiene alto l’onore del genere con una scelta dei suoni senz’altro azzeccata.
Saltati gli Iori’s Eyes che non siamo riusciti sfortunatamente a seguire, è l’ora degli headliner, il Teatro degli Orrori, il cui set stasera brilla per una potenza inaudita causata soprattutto da un mixing veramente perfetto ad opera del fonico. Solitamente, questa band nei concerti non si ricorda certo per la pulizia dei suoni e la precisione sul palco ma in questa serata l’equilibrio di tutti gli strumenti era tale da schiarire un po’ tutto, spingendo ulteriormente un sound già infernale e evidenziando una bravura tecnica sicuramente accresciuta da Dell’Impero Delle Tenebre a oggi. Un set veramente caldo, con estratti da ogni disco che sono stati, in ordine sparso, tra gli altri, “Non Vedo l’Ora”, “Io Cerco Te”, “Skopje”, “La Canzone di Tom”, “Due”, “E’ Colpa Mia”, “A Sangue Freddo” e “Padre Nostro”. Coinvolgente il frontman Pierpaolo Capovilla come sempre, devastante Franz alla batteria. Il set si è concluso con un paio di minuti strumentali che Favero presenta come “la parte finale di Lezione di Musica, suonata di solito a fine concerto, un pezzo che si chiama Tempesta”.
Parte in questo momento al Nite Park il Dj/Vj set degli Aucan che i bresciani stanno portando in giro ultimamente. Immagini e sound da trip, è techno delle più distruttive, dritta, senza mai decollare mai, martellando lentamente dentro le orecchie dell’ascoltatore. Un’ora di set veramente diretta e che annulla definitivamente i timpani degli astanti, già provati da TDO e Ninos du Brasil.

Una nota di colore da citare è rappresentata dall’utilizzo anche di espedienti pubblicitari e di partecipazione diversi. L’hashtag #tempestarivolta ha permesso di seguire i tweet dei presenti (o di chi non ha potuto partecipare) da uno schermo nell’area espositiva, mentre ai primi mille ingressi è stato regalato un particolare nuovo fumetto di Davide Toffolo intitolato I Cacciatori.

L’evento, in sostanza, ha dimostrato quanto sia in termini di pubblico sia in importanza e qualità della musica questa etichetta pordenonese sia ormai l’unico punto di riferimento per la parte più mainstream della nostra produzione indipendente nazionale, iniziando anche a travalicare i confini con l’esperienza della Tempesta International. Eventi come questo sono imperdibili, quindi, dopo Ferrara 2010 e Marghera 2011, è una promessa, ne recensiremo anche altri.

*video di vari utenti presi da YouTube

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Gioco di parole iniziale: questa era la prima data dell’ultima tranche del Wow! Tour 2011. Marghera, Centro Sociale Occupato Rivolta, per la seconda volta nello stesso anno.
Ad aprire le danze alle 23.00 puntuali (ci mancherebbe altro, visto l’orario…) i Chaos Physique, trio formato da ex elementi di Fiub, Ulan Bator e Sexy Rexy, pubblicato da Jestrai. Nei trenta minuti scarsi di set i tre hanno tempo per elevare il loro muro sonoro puramente post-rock, con qualche influenza più deviata verso post-metal, psichedelia e kraut. Molto precisi, attirano l’attenzione del pubblico grazie anche ad una presenza scenica asciutta ma impreziosita, nel finale, da una performance di stage destruction parziale che come sempre scatena i giusti applausi.
Scocca la mezzanotte insieme all’arrivo dei Verdena che per la prima volta in questo tour iniziano il set con Alberto alla chitarra. E’ “Fluido” ad iniziare, canzone che quasi continua logicamente il set dell’opening act. Eseguita magistralmente, come sempre, e si torna subito a Wow! con i due Sorrisi e “Rossella Roll Over”. Il pubblico è già carico e sostanzialmente nei cento minuti di scaletta la band riuscirà a non far mai scemare l’attenzione, scegliendo brani da un po’ tutto il repertorio, con un paio di chicche inaspettate (“Miami Safari”, ripescata dopo parecchi anni, e “Il Tramonto degli Stupidi”, già vista comunque durante questo tour in qualche rara occasione). Requiem, dopo Wow ovviamente, è il disco da cui si scelgono più brani (“Don Callisto”, “Canos”, “Sotto Prescrizione del Dr. Huxley”, “Non Prendere l’Acme, Eugenio” e “Trovami Un Modo Semplice per Uscirne”, altra sorpresa). Tra i pezzi nuovi si ricorda principalmente la carica spietata di “Loniterp”, in chiusura prima dell’encore, il nuovo singolo “Miglioramento” e il duo “Scegli Me”-“E’ Solo Lunedì” che si fregia live di una patina molto più rock, grazie anche al sound sempre molto preciso, seppur sporchissimo, dei bergamaschi. I tuffi nel passato più sentiti dal punto di vista della reazione del pubblico sono invece “Dentro Sharon” e “Elefante”, nel bis dopo un’ottima “Grattacielo”.

Niente di “non musicale” stupisce in un live dei Verdena, per i fans che li seguono da tempo. La nuova veste sorridente dei tre (quattro con Omid, per altro sempre più ambientato come quarto uomo anche nei brani vecchi), i piccoli problemi tecnici, i balletti sgraziatissimi di Alberto (e la sua chitarra lasciata cadere), le facce strane e le super rullate di Luca, gli scambi di strumenti (e Luca alla drum machine in “Mi Coltivo” fa sempre la sua figura). A sorprendere è invece la grande chimica che sempre traspare da ogni loro live performance, che si rinnova di nuovo anche dopo un’estenuante tour che li ha visti suonare e risuonare in tutto lo Stivale. Non serve a niente ripeterlo, ma anche a Marghera i lumbàrd hanno dimostrato, ancora una volta, di essere la miglior live band italiana (nel panorama alternative mainstream, chiaro).
Che dire, aspettiamo qualche novità per il duemiladodici?

SCALETTA COMPLETA MA IN ORDINE SPARSO

FLUIDO
SORRISO IN SPIAGGIA PT. 1
SORRISO IN SPIAGGIA PT. 2
ROSSELLA ROLL OVER
MIGLIORAMENTO
IL TRAMONTO DEGLI STUPIDI
NON PRENDERE L’ACME, EUGENIO
BADEA BLUES
LUI GAREGGIA
NUOVA LUCE
CANOS
LETTO DI MOSCHE
TROVAMI UN MODO SEMPLICE PER USCIRNE
RAZZI ARPIA INFERNO E FIAMME
SCEGLI ME
E’ SOLO LUNEDI’
MI COLTIVO
DON CALLISTO
MIAMI SAFARI
DENTRO SHARON
LONITERP
encore
GRATTACIELO
ELEFANTE
SOTTO PRESCRIZIONE DEL DR. HUXLEY

PROSSIME DATE VERDENA:
11.11.11 LEONCAVALLO, Milano
12.11.11 VELVET, Rimini
o6.12.11 TEATRO DELLA CONCORDIA, Torino
07.12.11 VOX CLUB, Nonantola (MO)
09.12.11 SASCHALL, Firenze
17.12.11 CASA DELLA MUSICA, Napoli
18.12.11 ATLANTICO, Roma
20.12.11 BLACK OUT, Modica (RG)
22.12.11 DEMODE’, Bari
23.12.11 LIVELLO UNDICIOTTAVI, Lecce

PROSSIME DATE CHAOS PHYSIQUE:
11.11.11 INIT, Roma
12.11.11 LA CORTE DEI MIRACOLI, Siena
06.03.12 GLUE, Firenze

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