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Posts Tagged ‘Il Disordine delle Cose’

Il 2012 è finito e tutte le webzine fanno classifiche, riassunti, compilation, speciali di fine anno.
A The Webzine regnano indolenza e svogliatezza per cui vi salutiamo con le canzoni che, fuse in un unico ascolto ininterrotto, rappresentano il mood della redazione in questo istante. Per un capodanno in cui l’inebriamento provenga anche dall’udito.
















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Un po’ di introduzione.
Rovigo non è una città rock. I timidi tentativi di risvegliare un sentore di interesse nel piccolo pubblico nei confronti della musica dal vivo da anni falliscono, lasciando qualche oasi felice che giace comunque sempre sull’orlo del baratro. Tra i casi che spiccano vi è senz’altro Arci Ridada, associazione che opera nell’organizzazione degli eventi da qualche anno nel Polesine con l’ottimo festival estivo Savoir Fest, con una direzione artistica di qualità e un buon seguito ma, quest’anno, interrotto. Era logico che ragazzi così interessati nei confronti della cultura del territorio e per il territorio fossero in prima linea in iniziative di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dagli eventi sismici di maggio tra Veneto, Lombardia e, soprattutto, Emilia ed è così che nasce la giornata del ventitré giugno. Per gli abitanti della zona più colpita, quella intorno a Finale Emilia, è stato concepito questo concerto, un incontro con le migliori band italiane che senza percepire nulla si prestano, come i tecnici e gli organizzatori, gratuitamente. I presenti sono stati circa 1.500, una buona cifra se consideriamo l’area geografica, la dormiente provincia rodigina,  ma meno di quanti avrebbero dovuto essere considerando il calibro dell’evento Le band che si sono esibite sono state, infatti: Il Disordine delle Cose, Gr3ta, Il Teatro degli Orrori, Marta Sui Tubi, Linea 77, Africa Unite e Marlene Kuntz. Un cartellone di tutto rispetto, dunque, che a The Webzine siamo riusciti a seguire, sfortunatamente, solo dal terzo gruppo in poi.

Il Teatro degli Orrori si presentano sul parcheggio del polo fieristico rodigino con un set potente ma una mediocre scelta dei suoni. La performance, tecnicamente nella media per quei buoni esecutori che sono Capovilla e soci, ha visto i veneti divincolarsi lungo tutta la loro produzione, eseguendo tre brani dall’ultimo scarso disco (“Non Vedo L’Ora”, “Doris” e “Skopje”), altri tre dal primo (“La Canzone di Tom”, “Compagna Teresa” e “E Lei Venne!”, non dimenticando neppure “E’ Colpa Mia” e “Alt!” dal fortunato A Sangue Freddo. Da un set intenso e coinvolgente, con un pubblico ancora poco numeroso, si passa alla vera sorpresa della serata: i grandissimi Marta Sui Tubi stupiscono con la loro follia elettroacustica di stampo cantautorale, indefinibile a dire il vero, che ripercorre per quaranta minuti la loro corta ma sorprendente carriera. Innegabili il carisma di Giovanni Gulino sul palco, abile sia nel cantare che nell’intrattenere, e la travolgente precisione di Pipitone alla sei corde. Highlight della scaletta tutte le nuove: “Cromatica”, “Al Guinzaglio”, “Camerieri” e “Di Vino” ma, ovviamente, anche la carichissima “L’Unica Cosa” e la ballad strappalacrime ormai classica nel loro repertorio “L’Abbandono”. Semplicemente perfetta anche “La Spesa”, una delle migliori della loro intera produzione.
Anello debole, dal punto di vista tecnico, i Linea 77, potenti ma sgraziati, in un set un po’ rallentato ma che riesce comunque a scatenare il pogo selvaggio dei presenti. “Moka” e “Il Mostro” d’obbligo in scaletta, mentre si soffre un po’ l’assenza di qualche momento di stacco come “Inno All’Odio”. Tolta qualche carenza a livello strumentale e nella scelta dei suoni, si può senz’altro confermare la tenuta di palco e l’aggressività live di una delle band che hanno fatto la storia del crossover italiano.
Essenziale poi il momento reggae degli Africa Unite, tassello storico della musica italiana tutta. In un set che ripercorre tutta la loro carriera la platea è subito trascinata nelle dolci danze dei ritmi in levare a cui la band è particolarmente avvezza. Tecnicamente perfetti, in grado anche di spazzare via l’unico neo di questo genere, ovvero la monotonia, con una buona variazione nei toni grazie ad una scelta dei brani ponderata e un’esecuzione intensa e personale.
A concludere la serata i sempre spettacolari Marlene Kuntz, seppur ormai evidentemente in fase di declino. La band, nonostante la generale propensione al cantautorato che gli ultimi due dischi dimostrano, mantiene inalterata una carica noise di tutto rispetto e la scaletta pesca a piene mani dai momenti migliori del passato (“1° 2° 3°” su tutti, ma anche le immancabili “Sonica” e “Festa Mesta”) e la meno conosciuta  e recente “Stato d’Animo”, tratta da Uno. La scelta di includere all’inizio di una scaletta particolare come questa la ormai immancabile cover della PFM, “Impressioni di Settembre”, risulta poco coerente nei confronti del resto del set, ma tutto sommato la si dimentica presto, complici una potenza e un’impatto sonoro di inattingibile caratterizzazione. Chi li definisce defunti o scaduti avrà dovuto ricredersi, perlomeno sul piano dell’esecuzione dei brani.

La giornata è stata senz’altro storica per la musica di Rovigo e per i rodigini, capaci di risvegliare un sentimento di interessamento comune nei confronti della musica, spinti anche dalla ragione di beneficenza che sottostava al concerto in sé. Affrontare il cemento del parcheggio della fiera fin dal pomeriggio, con il solleone di questo giugno infuocato, non era per tutti.
Quindici euro assolutamente versati con piacere nelle mani di un’associazione che, come ha promesso, traccerà il percorso dei soldi fino alle tasche di chi ne ha bisogno, senza gli sprechi e i latrocini tipicamente italiani che, purtroppo, anche in casi tragici come lo sciame sismico quasi terminato, si riscontrano. Mondo della musica compreso: chiedetelo alla Siae.
Una maratona di musica che si spera apra le porte ad ulteriori eventi in zona e che svegli la coscienza collettiva di una popolazione giovane ma assonnata. Partecipare ai concerti, soprattutto quando sono di questa qualità e con un’anima solidale alle loro spalle, dovrebbe essere, del resto, quasi un dovere. Lo avranno imparato i rodigini?

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Dopo uno straordinario disco d’esordio e più di cento concerti, uscirà a fine febbraio il nuovo disco de il disordine delle cose registrato in Islanda da Birgir Jon Birgsson nello studio di proprietà dei Sigur Ros.

Sul sito della band se ne può già ascoltare una splendida anteprima: “Autunno”. Per accedere allo streaming è sufficiente seguire una semplice procedura di iscrizione che permetterà di visualizzare tutti i contenuti speciali che la band pubblicherà di settimana in settimana da oggi fino all’uscita del disco.
www.ildisordinedellecose.it/consumiamo.php

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