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Posts Tagged ‘hardcore’

Articolo a cura di Andrea Marigo

ETICHETTA: Flying Kids Records/To Lose La Track
GENERE: Hardcore, screamo

TRACKLIST:
Vecchio
Estate
Chitarra
Fiato
Baracchetta
Chiromante

Voto: 5/5

Arriva un nuovo disco per i Do Nascimiento.
Arriva un gran bel disco per noi.

Mentre tutto va un pò così nel nostro stivale (musica compresa), “in un giugno che pareva non avesse più niente da dire”, ci si ritrova ad ascoltare questi sei brani che il quartetto diGenova (in realtà vivono un pò sparsi per il mondo) racchiudono in Giorgio.

Una tracklist breve ed incisiva, che parte da quello a cui i Do Nascimiento ci avevano abituato fin qui (soprattutto nello Splittone Paura). Ora però si sente unʼinedita maturità nel comporre, che raggiunge il suo punto più alto in Fiato.

Sei pezzi. Velocissimi, efficaci, ben prodotti, ben suonati, ben cantati, ben tutto. Tra chitarre dal tocco indie a là American Football e una voce che varia dal limite del gridato al cantato “normale”, Giorgio va di diritto a collocarsi come uno dei migliori dischi italiani degli ultimi tempi, sicuramente per la scena punk italiana ma direi anche per tutto lʼunderground e non solo.

Disco che merita davvero. Chapeau.

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Articolo a cura di Enrika S.A. Scream

ETICHETTA: Hopeless Records, Ambush Reality
GENERE: Post-hardcore, elettronica

TRACKLIST:
The Paddington Frisk
Radiate
Rat Race
Radiate (Shikari Sound System Remix)

Gli Enter Shikari sono una delle band più strane che potete sentire. Fanno un po’ di electro, un po’ di trance, un po’ di metalcore, e un po’ post-hardcore. Tutto insieme.
Il primo lavoro è del 2007 e hanno già pubblicato 4 EP e 3 album, uno più bello dell’altro.

“Rat Race” è l’ultimo uscito. E, da amante di questa band, vi dico: è fatto un po’ a caso.
Ma vediamo bene il motivo (anche se non c’è un granchè da dire…).
La prima traccia è “The Paddington Frisk”: l’apoteosi del niente. Già dal primo secondo ti esplode nelle orecchie; bello sì, finchè non ti riprendi e non ti rendi conto che è tutta una accozzaglia di suoni messi lì a caso, per far casino e basta. E allora che canzone è?!?!
Con ‘Radiate’ le cose si sistemano un po’. Se non altro, la canzone ha un senso. I cori accompagnano la voce in screamo, la clean precede un solo di voci bianche, o di quelle sembrano bianche. La canzone funziona piuttosto bene, è la migliore dell’album.
Bene, arriviamo alla title track. Da qui in poi torna a non avere senso nulla. Non c’è una continuità, gli strumenti suonano a casaccio, dal niente si passa da scream estremo a clean perfetta. Non capisco questi passaggi.
Come ultima traccia è posto un remix di “Radiate”; non so neanche come commentarla, perché si sente praticamente un solo suono e delle voci flebili. Solo la band sa da dove è uscita questa cosa. Personalmente, non l’avrei neanche inserita nell’EP.

Sono rimasta molto delusa dal lavoro: mi aspettavo una bomba, visti gli standard della band. D’altronde è quasi un anno che non usciva nulla di loro, qualcosa dovevano inventarsi.

Adesso non ci rimane altro che sperare in un album con i fiocchi.

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Recensione a cura di Andrea Marigo

ETICHETTA: To Lose La Track
GENERE: Hardcore, punk

TRACKLIST:
Finito il Caffè
Casa dei Miei
Difetto
Domani è Gennaio
Ogni Scelta E’ In Perdita
Correggio
Trasloco
Mio Nonno
Non Morirò
Piuttosto Bene

Voto: 4/5

Io ho visto i Gazebo Penguins live e sono un gruppo pazzesco perchè:
1.Spaccano il culo;
2. hanno un sound che poche band possono vantare.
Non ho mai comprato un disco dei Pinguini perchè:
3.Scarichi tutti i loro dischi in fri daunlò dal loro sito;
4. Ho comunque voluto contribuire alla causa con lʼacquisto di una loro t-shirt che mi fa vantare di ascoltarli.

Dovreste ascoltarli tutti perchè:
5. I pezzi sono ben studiati ed hanno un energia da urlo;
6. I testi sono piccole verità quotidiane di chi non si prende troppo sul serio e vede il lato migliore in ogni occasione;
7. In certi momenti potrebbero migliorare la vostra giornata;

Questo disco becca 4/5 che è un votone alla fine, perchè:
8.Eʼ vero che certi diranno che non offre nulla di nuovo musicalmente parlando ma dico io chissenefrega e soprattutto che piuttosto di fare cazzate sperimentali è meglio fare buoni brani;
9. Raudo contiene 10 brani ottimi;
10. vedi sopra gli altri 9.

SITO UFFICIALE
FACEBOOK

TOUR (by Pentagon Booking):
08.11 Arci Tom, Mantova
15.11 Ex Caserma, Livorno
16.11 Vibra, Modena
29.11 Officine Corsare, Torino
30.11 Marasma 51, Codisotto (RE)
14.12 Boulevard, Misano Adriatico (RN)

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ETICHETTA: Black Candy
GENERE: Post-punk

TRACKLIST:
1. La Caduta
2. La Notte dei Lunghi Coltelli
3. La Nave Marcia
4. J’Ai Toujours Eté Intact de Dieu
5. Morte a Credito
6. D’isco Deo
7. Levami le Mani dalla Faccia
8. Ivan Iljc
9. DDR
10. Veglia Comune

Se dici Karim degli Zen Circus, dici tutto e dici niente. Questo progetto, non l’unico lavoro solista ad uscire dai tre pisani in questo periodo, è tutto sommato interessante, al di là di quel velo di serietà che, sia dai titoli delle canzoni che da quello del disco e del gruppo stesso, procede per gradi sino a insinuare nella mentalità dell’ascoltatore l’idea che si stia avendo a che fare con qualcosa di serio, di storico, di filosofico, forse anche di psicologico, o semplicemente di documentaristico. Tentativi interpretativi a parte, l’intuizione principale che si può avere dopo i primi ascolti è quella che piuttosto di un quadretto pieno di informazioni si tratti invece di un vero e proprio sfogo, rancido vomito di violenza distruttiva, la voglia di annichilire tutto e tutti, distorcere, degradare, dilaniare. In ogni caso, al di là del nervosismo e della foga devastante, sono individuabili ampiamente anche alcuni riferimenti letterari (Tolstoj, Prevert, ecc.), riportando il discorso in pari per quel che riguarda i contenuti. Sul fronte musicale, invece, macina brani incredibilmente veementi, travolgenti, quasi facinorosi nell’incedere e nel modo di porsi. Hardcore, post-punk, punk, i Refused, sferzate quasi metal, i Gallows, questi sono gli ingredienti più comuni, ma non mancano anche colori post-industriali e cantautorali, sempre in un’atmosfera nichilista fatta di irrefrenabili impulsi di brutale corporeità. Non mancano gli ospiti (Nicola Manzan in La Notte dei Lunghi Coltelli, Aimone Romizi in Levami le Mani dalla Faccia e altri) e non mancano incursioni in territori linguistici diversi (D’isco Deo, in sardo, ad esempio). In tutto questo, i brani che definiscono in maniera più precisa lo stile del progetto sono i migliori (Morte a CreditoLa Nave Marcia e soprattutto l’assalto iniziale La Caduta, che si fregia pure del testo migliore).

Tutto sommato Karim Qqru è riuscito a ritagliarsi uno spazietto per esprimere quella sfrontatezza che ritmicamente pervade il suo contributo negli Zen Circus ormai da parecchi anni. Il disco non ha una direzione precisa e può non piacere per questo, ma è altresì vero che, una volta decontestualizzati i singoli brani, si può anche parlare di un lavoro interessante, diverso, probabilmente l’unica maniera in cui un personaggio di questo calibro poteva realizzare la sua idea di musica solista. A noi di The Webzine è piaciuto, su questo non c’è dubbio.

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Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Nessuna
GENERE: Post-punk, hardcore, emo

TRACKLIST:
1. Majorana Aveva Ragione…
2. …Eppure Aveva Torto
3. Incontrarsi a Copenhagen
4. Punto Omega (Dove il Cuore è Lontano da Tutto)
5. Punto Omega (Il Lamento del Tempo)

Heisenberg e il principio di indeterminazione, se ci si avvicina troppo non si può più sapere con esattezza la velocità e la posizione di quello che si osserva, la scienza non avrebbe mai voluto scoprirlo, l’impossibilità dimostrata di non poter conoscere in maniera determinata il mondo.
L’angoscia di questo si riflette nell’EP degli Heisenberg, cinque brani incerti, un continuo rimestarsi, riff ripetuti per pochi secondi che esplodono per poi ripartire con nuovi riff che poco hanno a che fare coi precedenti, ci si trova senza punti di riferimento, un elettrone visto da troppo vicino.
Le coordinate della band sono puramente post-punk hardcore, con pure qualche fastidiosa punta emo, cantato in italiano che vuole rifarsi al primo Emidio Clementi, impresa difficile, e a volte si cade nella pretenziosità, si cerca di mostrare il rapporto emotività-razionalità ma manca la poesia dei meravigliosi Altro.
La produzione è strana, per il genere dovrebbe esser molto scarna, e dal punto di vista dell’equalizzazione lo è, ma si trova pure un’abbondanza di riverberi e chorus che rendono insolito e poco piacevole l’ascolto, suoni impersonali tra gli ’80 e ’90 che non aiutano canzoni senza capo né coda, la non linearità va bene ma l’ispirazione è solo a tratti, seppur in qualche momento di alto livello come l’inizio di “Punto Omega (Il Lamento Del Tempo)”, probabilmente brano migliore del lotto, e si finisce a pensare non a musica indeterminata ma ad un gruppo indeterminato, senza equilibrio.
Difficile affezionarsi ai pezzi, troppa disomogeneità e cambi di atmosfera in apparenza forzati, ed è un peccato perché con un approccio più a fuoco potrebbero venir fuori ottime cose, la carne c’è, e i ragazzi seppur giovani sanno suonare bene, il post punk non si sa perché viene proprio bene agli italiani, uno di quei pochi generi in cui non dobbiamo invidiare l’estero.
Tutto sommato non si può però promuovere questo lavoro, eccessivamente acerbo e sconclusionato, se si aggiunge che i migliori momenti son quelli più derivativi e legati al genere le speranze non sono molte, ma l’energia c’è e attenderò con piacere una loro nuova uscita, le potenzialità inespresse sono molte, devono solo sbocciare stando attenti di non cadere nell’emo più commerciale.

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