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Posts Tagged ‘crossover’

Un po’ di introduzione.
Rovigo non è una città rock. I timidi tentativi di risvegliare un sentore di interesse nel piccolo pubblico nei confronti della musica dal vivo da anni falliscono, lasciando qualche oasi felice che giace comunque sempre sull’orlo del baratro. Tra i casi che spiccano vi è senz’altro Arci Ridada, associazione che opera nell’organizzazione degli eventi da qualche anno nel Polesine con l’ottimo festival estivo Savoir Fest, con una direzione artistica di qualità e un buon seguito ma, quest’anno, interrotto. Era logico che ragazzi così interessati nei confronti della cultura del territorio e per il territorio fossero in prima linea in iniziative di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dagli eventi sismici di maggio tra Veneto, Lombardia e, soprattutto, Emilia ed è così che nasce la giornata del ventitré giugno. Per gli abitanti della zona più colpita, quella intorno a Finale Emilia, è stato concepito questo concerto, un incontro con le migliori band italiane che senza percepire nulla si prestano, come i tecnici e gli organizzatori, gratuitamente. I presenti sono stati circa 1.500, una buona cifra se consideriamo l’area geografica, la dormiente provincia rodigina,  ma meno di quanti avrebbero dovuto essere considerando il calibro dell’evento Le band che si sono esibite sono state, infatti: Il Disordine delle Cose, Gr3ta, Il Teatro degli Orrori, Marta Sui Tubi, Linea 77, Africa Unite e Marlene Kuntz. Un cartellone di tutto rispetto, dunque, che a The Webzine siamo riusciti a seguire, sfortunatamente, solo dal terzo gruppo in poi.

Il Teatro degli Orrori si presentano sul parcheggio del polo fieristico rodigino con un set potente ma una mediocre scelta dei suoni. La performance, tecnicamente nella media per quei buoni esecutori che sono Capovilla e soci, ha visto i veneti divincolarsi lungo tutta la loro produzione, eseguendo tre brani dall’ultimo scarso disco (“Non Vedo L’Ora”, “Doris” e “Skopje”), altri tre dal primo (“La Canzone di Tom”, “Compagna Teresa” e “E Lei Venne!”, non dimenticando neppure “E’ Colpa Mia” e “Alt!” dal fortunato A Sangue Freddo. Da un set intenso e coinvolgente, con un pubblico ancora poco numeroso, si passa alla vera sorpresa della serata: i grandissimi Marta Sui Tubi stupiscono con la loro follia elettroacustica di stampo cantautorale, indefinibile a dire il vero, che ripercorre per quaranta minuti la loro corta ma sorprendente carriera. Innegabili il carisma di Giovanni Gulino sul palco, abile sia nel cantare che nell’intrattenere, e la travolgente precisione di Pipitone alla sei corde. Highlight della scaletta tutte le nuove: “Cromatica”, “Al Guinzaglio”, “Camerieri” e “Di Vino” ma, ovviamente, anche la carichissima “L’Unica Cosa” e la ballad strappalacrime ormai classica nel loro repertorio “L’Abbandono”. Semplicemente perfetta anche “La Spesa”, una delle migliori della loro intera produzione.
Anello debole, dal punto di vista tecnico, i Linea 77, potenti ma sgraziati, in un set un po’ rallentato ma che riesce comunque a scatenare il pogo selvaggio dei presenti. “Moka” e “Il Mostro” d’obbligo in scaletta, mentre si soffre un po’ l’assenza di qualche momento di stacco come “Inno All’Odio”. Tolta qualche carenza a livello strumentale e nella scelta dei suoni, si può senz’altro confermare la tenuta di palco e l’aggressività live di una delle band che hanno fatto la storia del crossover italiano.
Essenziale poi il momento reggae degli Africa Unite, tassello storico della musica italiana tutta. In un set che ripercorre tutta la loro carriera la platea è subito trascinata nelle dolci danze dei ritmi in levare a cui la band è particolarmente avvezza. Tecnicamente perfetti, in grado anche di spazzare via l’unico neo di questo genere, ovvero la monotonia, con una buona variazione nei toni grazie ad una scelta dei brani ponderata e un’esecuzione intensa e personale.
A concludere la serata i sempre spettacolari Marlene Kuntz, seppur ormai evidentemente in fase di declino. La band, nonostante la generale propensione al cantautorato che gli ultimi due dischi dimostrano, mantiene inalterata una carica noise di tutto rispetto e la scaletta pesca a piene mani dai momenti migliori del passato (“1° 2° 3°” su tutti, ma anche le immancabili “Sonica” e “Festa Mesta”) e la meno conosciuta  e recente “Stato d’Animo”, tratta da Uno. La scelta di includere all’inizio di una scaletta particolare come questa la ormai immancabile cover della PFM, “Impressioni di Settembre”, risulta poco coerente nei confronti del resto del set, ma tutto sommato la si dimentica presto, complici una potenza e un’impatto sonoro di inattingibile caratterizzazione. Chi li definisce defunti o scaduti avrà dovuto ricredersi, perlomeno sul piano dell’esecuzione dei brani.

La giornata è stata senz’altro storica per la musica di Rovigo e per i rodigini, capaci di risvegliare un sentimento di interessamento comune nei confronti della musica, spinti anche dalla ragione di beneficenza che sottostava al concerto in sé. Affrontare il cemento del parcheggio della fiera fin dal pomeriggio, con il solleone di questo giugno infuocato, non era per tutti.
Quindici euro assolutamente versati con piacere nelle mani di un’associazione che, come ha promesso, traccerà il percorso dei soldi fino alle tasche di chi ne ha bisogno, senza gli sprechi e i latrocini tipicamente italiani che, purtroppo, anche in casi tragici come lo sciame sismico quasi terminato, si riscontrano. Mondo della musica compreso: chiedetelo alla Siae.
Una maratona di musica che si spera apra le porte ad ulteriori eventi in zona e che svegli la coscienza collettiva di una popolazione giovane ma assonnata. Partecipare ai concerti, soprattutto quando sono di questa qualità e con un’anima solidale alle loro spalle, dovrebbe essere, del resto, quasi un dovere. Lo avranno imparato i rodigini?

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Recensione di GIACOMO “JACK” CASILE
ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Crossover

TRACKLIST:
1. Rasa
2. Vega
3. Mast
4. Cata

Voto: 5.5

Primo EP autoprodotto per i Buena Madera, giovane band nata nella bassa padovana intorno al 2006. Il trio ha già ben chiare le proprie idee e l’obiettivo da raggiungere, ovvero ottenere un sound personale districandosi tra i generi più disparati, partendo da una base di rock pesante; praticamente il tipo di mix che in passato ha reso grandi act quali Faith No More e Dillinger Escape Plan.
Le quattro tracce presentate sembrano più il risultato di una jam session che vere e proprie canzoni, poichè la band non bada per niente alla forma ma solo all’istintività. Le strutture variano continuamente passando da un genere all’altro a seconda dell’intuizione del momento, generando un sound schizofrenico e caotico. Ad aprire l’EP è “Rasa”, pezzo dalle sonorità acide ed alienanti. La traccia si presenta con dei riff contorti accompagnati da una voce stridente a cavallo tra Mastodon e Dillinger Escape Plan; dopo pochi minuti invece cominciano ad insinuarsi divagazioni strumentali dal vago sapore sabbathiano.
Il brano è discreto ma non riesce a destare più di tanto l’attenzione dell’ascoltatore.
Ottima invece la successiva “Vega” che miscela generi all’opposto come la nwobhm e lo stoner sfoggiando dei riff melodici molto accattivanti, la migliore del lavoro. La noisy “Must” e la strumentale “Cata” chiudono il cerchio ma risultano meno compiute delle precedenti.

In conclusione possiamo dire che i Buena Madera potrebbero dare soddisfazioni visto che la basi per sviluppare uno stile originale ci sono tutte. Per progredire hanno assolutamente bisogno di trovare il compromesso tra una struttura musicale più ragionata e la furia che hanno espresso in questo EP, dopodichè potremmo vederne delle belle.

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Nu metal, crossover

TRACKLIST:
1. Intro
2. Rendendo Grazia alla Farmacia
3. Amigo
4. Audrey
5. Mi Odio
6. Tempo A Se
7. Terre Umide
8. Il Tuo Ruolo
9. Ignoti Volti di Gesso
10. Bornthenreborn

L’Italia musicale migliore non è mai stata quella crossover, genere che nonostante qualche esponente di grande caratura ha sempre faticato ad affermarsi nello Stivale; nel suo periodo di massima espansione, sia mediatica che di affetto da parte del pubblico, ha visto proliferare band in tutto il mondo, con contaminazioni metal, elettroniche, hip hop, punk, che lo hanno esteso verso tutte le direzioni possibili, prosciugandone completamente le capacità evolutive e riproduttive.
Ora, Syncoop è un progetto molto interessante, soprattutto perchè, dicevamo, Linea 77 a parte, in Italia questo tipo di nu metal ha avuto una scarsa diffusione. Sicuramente viviamo un periodo in cui le folle sono orientate verso altri tipi di contesto, ma lo zoccolo duro di ex fanatici dei Korn, dei Rage Against The Machine, ma anche dei più commerciali Linkin Park è rimasto, e può gradire anche una band leggermente più complessa come questa. Fate Come Se Non Ci Fossi è il manifesto di quella scena a cavallo tra anni novanta e duemila, i primi Korn che hanno influenzato anche band fuori dal settore (come gli italianissimi Deasonika, band che nella strofa di “Rendendo Grazia alla Farmacia” viene rievocata in maniera molto distinguibile), e quelle band più “metallose” come gli Ill Nino, ricordati dallo screamo utilizzato in “Amigo” e in altre sezioni di “Audrey” e “Terre Umide”, brano con qualche influenza più punkeggiante che in parte si connette con le sonorità del Teatro degli Orrori (non per il sound, quanto per la struttura). I testi sono senz’altro un appiglio notevole per chi li vuole ascoltare non solo per le musiche, devastanti ed intense per la maggior parte, grazie a distorsioni granitiche e ritmiche violentissime, utilizzando un linguaggio a suo modo forbito, lontano dalla superficialità e dalla volgarità di alcune formazioni analoghe. Trema un po’ la base su cui si fonda il tutto, ormai anacronistica quando tocca certi tipi di screaming e di riffing, ma è logico quando si parla di crossover. Rimane un disco ben fatto, rivalutabile anche a partire dal suo essere una semplice autoproduzione, priva di grandi mezzi a risollevarne la qualità come accadeva per le band mainstream più affermate nel contesto nu.
Il disco è di forte impatto, anche psicologico, grazie a dei testi che approfondiscono alcune tematiche sociali di rabbia generazionale-adolescenziale. I riff contribuiscono a figurarsi immaginifiche e vivaci esecuzioni live, mentre le vibranti liriche altalenanti, come da tradizione, tra melodia e urla sgraziate, connettono il lavoro sia al panorama emo che a quello metallaro. Insomma, un disco apprezzabile lungo semirette diverse, con orizzonti ancora da esplorare e la possibilità di raggiungere sia le nicche che il grande pubblico. Dipende da loro.

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DATE TOUR
27.01 CACAO, Crespano del Grappa (VI)
03.02 TNT, Belvedere di Tezze sul Brenta (VI)
04.02 YOURBAN MUSIC LAB, Thiene (VI)
+ altre date da confermare

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