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Posts Tagged ‘Black Widow Records’

ETICHETTA: BlackWidow Records
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
1. 23.23
2. Habanera
3. Acheronte (featuring Bologna Violenta)
4. Apidistra
5. Gustavo Rol
6. L’Essenza
7. Piombo (featuring Bologna Violenta)
8. Sonata in Re Minore
9. Venere
10. Porpora
11. Vienna Dorme

La prima cosa che si evince da Anamorfosi è che Le Maschere di Clara vogliono sorprendere. Stupire, sbalordire, impressionare, forse addirittura colpire. Cambiare repentinamente l’intensità all’interno di un brano spesso ha un effetto contrario a quello che si vorrebbe ottenere, disorientando l’ascoltatore se non lo si fa con i doverosi accorgimenti. Qui in Italia fare rock alternativo da qualche tempo significa sentirsi obbligati a utilizzare questi espedienti, popolari non solo ma soprattutto grazie al Teatro degli Orrori, che effettivamente sono una delle prime formazioni che vengono in mente ascoltando l’album di questa band veronese. Potrebbero esistere in Italia dei Kyuss prog con la potenza dei Jesus Lizard e la compattezza sonora dei primi Marlene Kuntz? Evidentemente si.
Un sound oscuro, buio, sconcertante perché platealmente cupo, fosco, che non lascia filtrare nemmeno un raggio di luce. I ferraresi Devocka, in questo, gli si avvicinano. Per certi momenti pseudo-progressivi lo sguardo volge al passato degli esordi del genere definito doom che dai Black Sabbath si è involuto nei Candlemass e decine di formazioni spudoratamente copiate l’una dall’altra, ma è qui appannato dalla pesantezza del passo che distorsioni, testi scuri e tetri e un drumming muscolare quanto virulento obbligano ad accettare. Impensierisce parzialmente la presentazione troppo cerebrale di certi arrangiamenti denotanti un songwriting un po’ annebbiato e oppresso da un linguaggio forse troppo impegnato a “sembrare” complesso. Pochi i segni di una certa maturità nella scrittura che però si declinano in una potenza innegabile che riuscirà a donare a tutti questi undici brani una dimensione ipnotizzante soprattutto dal vivo; qualche lontano segno punk sporca e graffia ulteriormente il sound, ma l’effetto “unghie sulla lavagna” è evitato da un’ottima scelta dei suoni. Nessuna distorsione stona, nessun tassello è mal contestualizzato. L’atto di violentare il proprio strumento per eviscerarne tutta la greve malinconia possibile non può che affrescare un’opera veramente grigia, che non lascia scampo a sbagliate interpretazioni. Una nota di colore la dà la presenza di Nicola Manzan ospite in “Acheronte” e “Piombo”, brani già di per sé molto interessanti che risultano valorizzati certo da questa ospitata ma che si spera la schiera d’ascoltatori non fagociterà ciecamente solo per la sua inflazionatissima onnipresenza.

Un disco per certi versi banale ma fortemente evocativo, dove l’assenza di speranza che le sue cupe tonalità rosseggianti dimostrano lo fa avvampare di un coraggioso e pullulante mosaico di diverse scelte estetiche che insieme coesistono perfettamente. Cervelloticità e scarsezza d’originalità a parte, Anamorfosi è davvero bello.

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