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Dopo l’enorme successo (quasi tutti sold out) della prima branca del tour per la promozione di Endkadenz Vol. 1, continua il tour dei Verdena. Queste le prossime date.

27.03.2015 – CAP 10100 / Torino
28.03.2015 – IL DEPOSITO / Pordenone
31.03.2015 – TEATRO AUDITORIUM UNICAL / Cosenza
01.04.2015 – VILLANOVA / Pulsano (Taranto)
03.04.2015 – PHENOMENON / Fontaneto d’Agogna (Novara)
04.04.2015 – SONAR / Siena
10.04.2015 – LATTERIA MOLLOY / Brescia
11.04.2015 – BRONSON / Ravenna
17.04.2015 – CONTAINER CLUB / Grottammare (Ascoli Piceno)
18.04.2015 – URBAN / Perugia
23.04.2015 – STUDIO FOCE / Lugano (SVIZZERA)
24.04.2015 – CAGE / Livorno
25.04.2015 – FESTIVAL SUPERNOVA / Genova
27.04.2015 – TEATRO MIELA / Trieste

Le date estive finora annunciate sono invece le seguenti:

12.06.2015 – ESTATHE’ MARKET SOUND / Milano
14.07.2015 – ROCK IN ROMA / Roma
15.07.2015 – FERRARA SOTTO LE STELLE / Ferrara
24.07.2015 – SIREN FESTIVAL / Vasto (Chieti)

ASCOLTA ENDKADENZ VOL. 1

ETICHETTA: Ara Music
GENERE: Pop, cantautore

Raffaele-tedesco-che-mondo-sei

Raffaele Tedesco viene da Moliterno (Potenza), Che Mondo Sei è il suo quarto sforzo discografico e per individuare meglio il fulcro dell’opera occorre dare un’altra coordinata biografica: Raffaele è stato collaboratore di Mogol, e ha mutuato da questa esperienza moltissimi tratti in comune con la musica d’autore italiana di stampo classico, a cavallo tra anni ’60 e ’90. Bruno Lauzi, Gino Paoli, Bobby Solo, qualcosa di Buscaglione e di Battisti, a questi ammiccano i testi del lucano, mentre gli arrangiamenti, fortunatamente affidati ad una squadra di musicisti molto validi, sono più moderni, sporchi di rock e di jazz, blues e black music, ma sono solo venature superficiali che rigano una piattaforma fatta di riferimenti agli anni settanta e ottanta, con il piano (di Franco Frezza) al posto dei synth. I trascorsi musicali di Raffaele Tedesco, in verità, lo vedono congiungere il suo estro creativo, di cantante e chitarrista, ma anche compositore, con nomi del calibro di Arisa e Umberto Tozzi, anche questi in piena coerenza con il percorso intrapreso in Che Mondo Sei.

Tecnicamente, a livello vocale, non c’è veramente nulla da dire. Estroso, versatile, abile nel coniugare messaggio veicolato con il testo ed emozioni comunicate con la voce, Raffaele riesce a rendere un disco se vogliamo pesante, più che altro per la reiterazione di stilemi appartenenti a determinati momenti della storia della musica italiana, attuale con la sua voce, particolare, di classe. E’ la profondità con cui analizza le tematiche scelte per le liriche che riesce ad innalzare anche il contenuto testuale e letterario, rendendo giustizia al maestro Rapetti.
Di fatto, questo disco dimostra come senza innovare niente si possa pubblicare un lavoro onesto e di grande dignità artistica, una volta preso coscienza di quanto questo possa frazionare il pubblico e destinare l’opera a chi ha un’età media superiore a quella di chi compone. Ma magari è pure un bene.

Alla presenza del sindaco del Comune di Asti, dell’Assessore Regionale e della stampa, l’Assessore alla Cultura Massimo Cotto ha presentato  il  progetto Akamu, di cui egli stesso è l’ideatore.

 

Uno straordinario collegio docenti composto daNiccolò Agliardi (reduce dal grande successo della serie Braccialetti Rossi), Giuseppe Anastasi (autore delle più belle canzoni di Arisa), Luca CarboniGrazia Di MicheleFrancesco GucciniGabriele Mori (vocal coach del team Pelù a The Voice), Mauro Pagani,Alfredo Rapetti Mogol (l’autore per eccellenza di Laura Pausini), Andrea Rodini (vocal coach del team Noemi a The Voice) darà il via il prossimo 16 aprile al primo Master in Canzone d’autore all’Università di Asti, il secondo master partirà invece il 23 aprile.

AKAMU è una casa dell’arte dove si insegna canzone d’autore, pop e jazz. Un luogo dove l’aspetto formativo si combina a quello ludico e informativo perché non si limita a insegnare. Durante i corsi, ma anche nel resto dell’anno, l’Accademia promuoverà mostre, concerti, letture, installazioni multimediali, workshop, spettacoli teatrali. Un lavoro a tutto tondo per fare in modo che dall’Università di Asti il talento si muova in ogni direzione per far nascere nuove forme d’arte.

L’obiettivo è dunque duplice: da un lato formare nuovi talenti, dando loro gli strumenti adatti per esprimersi ed emergere in un momento storico drammatico per chi vuole fare musica; dall’altro diventare il motore di ricerca del “ben essere” e, al tempo stesso, il centro di una immaginaria cittadella fortificata di (r)esistenza artistica. Ogni sua attività sarà infatti collegata con altri centri nevralgici dell’arte in città: il teatro Alfieri, il piccolo teatro Giraudi, le Case del Teatro, i musei, il Diavolo Rosso. Tante scintille per accendere ad Asti il grande fuoco dello spettacolo.

Il primo Master (dal 16 al 18 aprile) avrà come docenti Mauro Pagani (già direttore musicale del festival di Sanremo, musicista della PFM e straordinario compagno di viaggio di Fabrizio De Andrè), Giuseppe Anastasi e Alfredo Rapetti in arte Cheope (docenti del CET di Mogol), e Niccolò Agliardi, ai quali si aggiungeranno per una lectio magistralis Francesco Guccini e Luca Carboni, ovvero due generazioni della leggendaria scuola bolognese a confronto.

Il secondo Master (dal 23 al 25 aprile) sarà invece incentrato sul rapporto tra musica e talent. A condurre le lezioni saranno infatti Gabriele Mori (The Voice), Andrea Rodini (X-Factor e The Voice), Grazia Di Michele (Amici, Sanremo 2015) e nuovamenteGiuseppe Anastasi.

AKAMU è un progetto di Massimo Cotto realizzato dall’Università degli Studi di Asti con l’apporto dell’Assessorato alla Cultura della Città di Asti, il sostegno fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e della Regione Piemonte, in gemellaggio con l’Assessorato alla Cultura di Sanremo.

Il logo di AKAMU è stato disegnato da Paola Malfatto dell’Associazione Creative.

Info iscrizioni: ANTEROS produzioni Cell.340/9073333 – Tel. 0734/255255

Contatti: Tel. 0185/311603 –akamuaccademia@gmail.com

Produzione: Graziella Corrent, Enrica Corsi

Ufficio Stampa: L’AltopArlAnte Francesca Zizzari  Cell. 328/4161425 – francesca@laltoparlante.it

Facebook: https://www.facebook.com/pages/AKAMU/870501779672617
Twitter: https://www.twitter.com/akamuaccademia

ETICHETTA: MyPlace Records

Human Machine dei nostrani NODe viene spiegato dal quintetto come un prodotto “electro-punk” e “electro-pop”, per citare le definizioni presenti nel loro profilo Facebook. Di fatto, sono etichette calzanti, che descrivono, se non la polpa, lo smalto del disco. Si tratta di un viaggio elettronico che trova però nelle sfumature più dark del rock e della new wave anni ’80 la sua strada verso una smaliziata riproposizione di materiale invero non così originale. Novità non sono senz’altro l’uso del vocoder e dei sequencer, che, prendendo a piene mani dai Kraftwerk e dai Daft Punk, fanno rintracciare in una parte dei pezzi l’evidenza di una tendenza esterofila un po’ forzata. Risulta invece estremamente piacevole l’atmosfera da club di alcuni brani – che richiamano anche qualche elemento techno tedesco, come Paul Kalkbrenner, Anthony Rother, ma non solo – dove il ballo e l’accompagnamento fisico sono suggeriti da cantati catchy, cassa dritta e suoni gonfiati al punto giusto grazie da un mastering equilibrato, caldo e tagliente.
La composizione presenta caratteristiche latenti che si scoprono solo con l’ascolto ripetuto, come la progressione dei brani con echi e rimandi anni ’90, sporcata di synth-pop alla Depeche Mode, sebbene sia il più banale dei paragoni che possiamo fare. Il pantheon dei NODe ci mostra anche l’influenza di Autechre, Front 242, l’album Looking for St. Tropez dei Telex e gli esordi dei Nine Inch Nails, rendendo l’album radiofonico e leggero. A suo modo, questa rilettura italiana non stona, facendo proprie tematiche noir e un’estetica industrial che un sound moderno nei synth e nelle ritmiche rende attuali.
I riferimenti psicanalitici, religiosi e filosofici, quali una pretesa di indagine esistenziale attraverso le tracce di questo disco, non risultano così evidenti e lampanti, e scegliamo così di tralasciare questa particolarità di cui comunque la band restituisce già una chiara descrizione in tutti i vari link online.

Come molti dischi “di derivazione” ha perlomeno la qualità di collocarsi in maniera chiara dentro un filone, quello della nuova musica elettronica italiana, che sta scalzando il rock dal podio dei generi più ascoltati, o forse l’ha già fatto. Dai NODe ci possiamo aspettare, in ogni caso, una scalata e un miglioramento che già si possono intravedere considerando come songwriting e produzione siano in linea con le più recenti e criticamente apprezzate uscite nel genere.

ETICHETTA: VOLUME! Records
GENERE: Canzone d’autore

Denis Guerini è un cantautore, o meglio uno scrittore di canzoni, già conosciuto per lavori a cavallo tra musica e teatro, finiti anche nella sua discografia recente. Con Vaghe Supposizioni, l’indagine di sé stesso che diventa anche indagine dell’uomo in genere, tipica della sua produzione passata, viene estesa lungo nove tracce, toccando venature ermetiche e freudiane. Le tensioni etiche e morali, la difficoltà di dover prendere una scelta e gestirne poi le conseguenze, il bagaglio di esperienze che si accumula ma non è mai sufficiente a vivere senza commettere errori, sono tematiche che traspaiono in maniera piuttosto evidente e che con uno sguardo da osservatore privilegiato, quasi distaccato e per questo imparziale (che ricorda un po’ il narratore onnisciente in letteratura), vengono raccontate tramite canoni da noir metropolitano. L’analisi delle realtà urbane è approfondita un po’ come un James Ellroy o, in Italia, un Loriano Macchiavelli (che ha pure trasformato molti racconti in radiodrammi per la RAI), della musica.
Il contento musicale è incredibilmente variegato, ma rimane nell’ambito delle tinte scure, raramente schiarite da qualche uscita più lieta, magari swing o jazz, mentre in generale prevalgono la tradizione cantautorale italiana, qualche salto fugace nel rock e i primi germi di una contaminazione elettronica che potrebbe farsi più presente nei lavori futuri, visti gli ottimi risultati. In linea di massima, i vari generi toccati vanno a sottrarre coesione al disco, ma la coerenza tra musica e apparato testuale è fuori discussione, a livello di tonalità, colorazione, sfumature sonore e atmosferiche.

Denis Guerini, con questo album, dimostra ancora una volta come in Italia ci sia una radicata tradizione cantautorale, in grado di associare musica e testo – sempre con maggiore importanza alle parole, sia chiaro – con la consapevolezza della restituzione di un messaggio complesso e artisticamente rilevante. Di nuovo, un bel disco italiano di cui c’era bisogno.

Recensione scritta per Music Opinion Network

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Pop rock, alternativo

Ragioni economiche, logistiche, e probabilmente anche umane, stanno provocando lentamente la scomparsa delle band affollate di musicisti. Power duo, power trio, cantautori, one-man band, dj o coppie di dj: sono queste le forme più popolari nella musica italiana post-crisi, in qualsiasi genere e direzione si guardi.

I The Panicles, da sei anni e qualche mese, hanno sguinzagliato tutti i vantaggi della formazione in trio per raggiungere agilmente aperture di spicco (quel che è rimasto dei Deep Purple, ma forse sono più importanti per il nostro microclima i Verdena o i Ministri), tour internazionali e contratti discografici importanti con EMI e Virgin. Ma cosa piace dei The Panicles? Sicuramente il sound pop, i cori da stadio, la leggerezza dei brani che non assumono mai strutture imponenti, lunghe e noiose. In Simplicity: The Universe (Extended) ritroviamo, come nelle precedenti produzioni, le formule tipiche delle band che ammettono di stimare (Coldplay, U2, Muse, Pearl Jam), che nell’approccio di chitarra e, ancora di più, nella voce, sembrano quasi frullati insieme e restituiti in una forma certo personale, ma dove gli ingredienti sono ancora eterogeneamente distinguibili.

Il singolo Simplicity, indie-ballad danzereccia con qualcosa di Miles Kane e dei primi The Fratellis, per non dire Franz Ferdinand, è chiaramente fatto per raggiungere un pubblico numeroso. Al contrario di Your Limits, non risulta comunque radiofonica nell’accezione negativa del termine. Paralyzed corre su binari più intimisti, quasi cantautorali, mentre Tell Me Something può ricordare Simple Minds e certe chitarre dei R.E.M. della seconda metà degli anni ’90. In generale, l’idea di catchy guida tutto il disco e ne abita l’essenza, ma l’importante è riconoscergli che hanno scelto la strada, la cui facile percorribilità non è cosa ovvia e scontata come alcuni supporrebbero, del pop di classe, levigato e raffinato, per quanto ammiccante.

Per ora, una vittoria facile e senza sbavature.

Recensione a cura di Cristina Commedini

ETICHETTA: Nessuna (autoproduz.)

copertina (1)

TRACKLIST:
1 Agenzia delle entrate
2 Marlene
3 Buoni propositi (per l’anno nuovo)
4 Don Bastiano
5 Radiosi saluti da Fukushima
6 Linda
7 Centerbe
8 7 titoli

Sul finire del 2014 arriva un disco che fa bene alla musica emergente italiana. Gli artefici sono I PICARI, band umbra che il 29 Novembre 2014 pubblica questo interessantissimo album dal titolo “Radiosi saluti da Fukushima”. Un disco che non vuole sconvolgere nessuno o colpire obbligatoriamente con effetti speciali. No, qui non sentirete nulla di straordinario e credeteci per una volta questo non è per niente un male, anzi. Un disco sincero, onesto, come non se ne sentivano da tanto tempo. Testi comprensibili e mai banali, atmosfere folk-rock e storie in cui tutti si possono rispecchiare. Sono questi gli ingredienti che fanno di questo debutto, un disco degno di nota e da consigliare. Attendiamo quindi fiduciosi gli sviluppi di questa nuova band andandoli a vedere dal vivo alla prima occasione (fatelo anche voi dopo aver ascoltato il disco) e fiduciosi di un secondo disco all’altezza delle premesse.