Feeds:
Articoli
Commenti

Posts contrassegnato dai tag ‘Estragon’

Il 19 Aprile all’Estragon di Bologna c’era la première del nuovo tour degli Aucan, attesissima anteprima di quello che sarà il nuovo spettacolo con cui gireranno l’Europa nel 2013. Le tag degli eventi ufficiali su Facebook parlano chiaro: #visualize (nome del tour), #basstonate, #clubcore. L’effetto bastonata, obiettivamente, si sente, così come si sentono clubcore. Molti successi di Black Rainbows, con un impianto (per una volta) settato alla perfezione, suonano da dio e nel set completo, di circa un’ora, quasi tutto collegato in una sorta di traccia unica, risultano comunque sempre fresche, nonostante le ventate di novità portate da alcune canzoni del futuro disco. L’obiettivo di questo live, lo si avverte subito, era stupire anche con l’impatto di qualcosa di inaspettato, e mai come in questo concerto ci sono riusciti: sferzate hardcore quasi terrorcore sul finale, roba da Rotterdam Records per intenderci; momenti più ballabili che ti fanno pensare ad una svolta Swedish House Mafia ma ti riportano subito alla più violenta dubstep degli ultimi anni, tra Niveau Zero e Porter Robinson, ma con quelle venature dark ultrapotenti che solo gli Aucan in Europa sanno tirare fuori in maniera così gradevole ed egualmente devastante; techno, ma più rallentata di quella tedesca; dubstep e ancora dubstep. Effettivamente il genere è cambiato solo in maniera relativa e marginale, ma si avvertono già dei linguaggi e degli orientamenti che apparterranno probabilmente al futuro dell’elettronica mondiale, come del resto si intuisce dagli ultimi lavori di molti mostri sacri dei vari generi citati. Gli Aucan non sono alieni a queste logiche evolutive ormai inarrestabili.

L’esecuzione dal vivo, specialmente a livello ritmico, è notevole. Si punta anche sull’intrattenimento scenografico ma i visuals non sono certo all’altezza dell’ottimo livello dei suoni, calibrati nella maniera giusta anche se nelle prime file i bassi sfondano la cassa toracica in maniera abbastanza improponibile. Dire che quando si ascolta un concerto del genere è giusto così, è d’obbligo. 
L’accoglienza del pubblico è molto calorosa, sicuramente più tiepida di quella rifilata ai bresciani Pink Holy Days, band vicina agli Aucan e a ciò che ruota attorno a loro, che sfoggiano un dj set techno con influenze house, ballabile ma nulla più. In ogni caso, divertenti.

La serata, anche per il suo aspetto di debutto del nuovo tour, è sicuramente ben riuscita. L’alto livello dello show proposto ha mantenuto fede alle aspettative permettendo anche di sviluppare ulteriori attese su quello che sarà il nuovo disco in studio che, a questo punto, sarà una riconferma delle capacità degli Aucan, già pienamente dimostrate dai lavori precedenti. E, come sempre, avrà più successo all’estero ma noi non ci faremo troppe domande. 

video tratto dal concerto al Magnolia

prossimi concerti
24 aprile 2013 – URBAN, Perugia
25 aprile 2013 – CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
25 maggio 2013 – HALLE 28, Bolzano 

Read Full Post »

L’istituzione dell’alternative rock italiano di massa giunge all’Estragon come sempre semipieno, nell’ultima data di un trionfale tour di supporto al nuovo interessante disco Padania. Molte le date, anche in questa regione che ha sempre accolto in maniera piuttosto calorosa i milanesi, in particolare nell’ultimo periodo in cui si sono arricchiti nuovamente della presenza dell’ex chitarrista Xabier Iriondo. La scelta di un sound più massiccio, introdotta dal Summer Tour 2010 e 2011, e poi definitivamente confermata dallo schizofrenico Padania, continua anche nei concerti di quest’anno, potentissimi e graffianti proprio come nei begli anni che molti, relativamente agli Afterhours, direbbero scomparsi.
La setlist ripercorre, di nuovo, un po’ tutta la carriera, ma con un occhio di riguardo, com’è logico, per l’ultimo lavoro. Interessanti in particolar modo “Nostro Anche Se Ci Fa Male”,  la splendida “Costruire Per Distruggere”, la tranquilla “Padania” e l’iniziale “Metamorfosi”, mentre “La Tempesta E’ In Arrivo”, eseguita live per la prima volta in questo tour, risulta potente ma un po’ sforzata alla voce. Tra le vecchie glorie è ormai tornata in pianta stabile da tempo “Posso Avere Il Tuo Deserto”, mentre “Voglio Una Pelle Splendida”, “Bye Bye Bombay” e “Quello Che Non C’è” mantengono il gradimento massimo e sono infatti infilate negli ultimi bis. Nota di colore da non ignorare è rappresentata dalla lettura, da parte di Manuel Agnelli, di una notizia uscita nel pomeriggio precedente la sera del concerto riguardante la sua presunta morte a seguito di un cocktail di farmaci.
Poche parole da spendere sull’esecuzione della performance. Tecnicamente la band è sempre in grande spolvero e non è certo rinomata per una gran precisione, riprendendosi sul versante interpretativo e soprattutto nel sound, massiccio più che mai. La voce di Manuel Agnelli durante il concerto tende a perdere potenza, ma alla sua età glielo si permette senza problemi, vista anche una scaletta abbastanza possente.

Il tour 2012, tecnicamente, finirebbe qui. Acclamati come sempre gli Afterhours lasciano l’ennesima lucente traccia nel sentiero di una scena italiana che li imita sempre più, non riuscendo mai a raggiungere questi livelli di intensità performativa o di coinvolgimento di pubblico. Popolarizzare questo genere, dopotutto, non è stato un gran crimine.

Read Full Post »

Fotoreport a cura di Luca Stramaccioni




Read Full Post »

Fotoreport a cura di Luca Stramaccioni

§



Read Full Post »

Fotoreport a cura di LUCA STRAMACCIONI




Il report del concerto scritto da Emanuele Brizzante per The Webzine è qui

Read Full Post »

Peter Doherty non ha bisogno di presentazioni. E’ un personaggio quantomeno discutibile ma più che mai amato, e chi pensa (o addirittura spera) che tutti i famigerati episodi che hanno fatto impazzire il mondo del giornalismo ne abbiano pregiudicato l’affetto dei fans più cari, si sbaglia. Si sbaglia, ancora di più, la grossa fetta di indie hipster più attenti alle mode del momento che dimostrano, per l’ennesima volta, criticandone la discesa in Italia, di essere il mediocre gruppo di ignoranti musicali che ascoltano solo quello che consiglia Pitchfork. E Peter Doherty, vista l’assenza di uscite discografiche di rilievo negli ultimi tre anni, lì non c’è.

La verità è che il concerto acustico all’Estragon di sabato 11 Febbraio è stato un ottimo live. Quasi un’ora e mezza di canzoni tratte dai due dischi dei Babyshambles, molte le canzoni del sottovalutato ma riuscitissimo disco solista Grace/Wastelands, qualche capatina anche nel territorio dei mai dimenticati Libertines.
Interessante anche notare che, come si dice online, delle quattro date italiane che componevano questo breve tour nel Belpaese, Bologna sembra essere stata quella migliore, in cui Peter non solo ha suonato di più ma ha anche eseguito tutte le hit più attese (soprattutto dal repertorio dei Babyshambles), a volte tagliate dalle scalette dei suoi live solisti. Trattasi di “Albion”, “Delivery” e “Fuck Forever”, neanche a farlo apposta i tre brani che hanno ricevuto più acclamazione dai circa mille fan presenti all’Estragon. Il maltempo ha inoltre impedito a molti di raggiungere il locale, altrimenti si sarebbe arrivati sicuramente ad un inatteso sold out. Fan più fedeli e curiosi hanno senz’altro trovato la serata notevole, con un Peter Doherty in forma, forse fuori dai celebri problemi di droga, che tutto sommato non ci interessano un granché quando il concerto è divertente come quello visto a Bologna. Non è scontato vedere un artista come lui suonare con passione, e dalla performance traspare anche un certo calore dell’artista per i suoi seguaci, con un set molto coinvolgente che fortunatamente smentisce e accantona la prevedibile freddezza dell’abbinata chitarra-voce che si temeva inadeguata ai grandi club. Una cantautrice non meglio identificata (nessuna presentazione e nessuna informazione online), Peter Wolfe dei Wolfman & the Side-Effects e un batterista italiano indicato semplicemente come Francesco, accompagnano alcuni dei brani di Pete, aggiungendo senz’altro del colore ai brani che altrimenti sarebbero risultati più vuoti.
Totalmente indecifrabile quanto inutile la presenza di due ballerine, comunque già viste anche in altre situazioni con Pete presente, che non hanno la minima idea di cosa sia una coreografia. Ma fanno parte dello spettacolo, e quindi gli si perdona tutto.

Innegabile l’importanza di eventi come questi, che denotano anche l’affetto dei fans nei confronti di personaggi che nonostante episodi di notorietà negativa riescono a superare la barriera della cattiva fama grazie alla qualità del proprio repertorio. L’Estragon semipieno nonostante il maltempo ne è stata la dimostrazione. Il lancio di chitarra e microfono finale, dopo un accenno alla storica “Twist & Shout” dei Beatles, concludono più che degnamente una serata tiepida e molto divertente.
In definitiva, ce n’era bisogno.

SCALETTA
1) Beg Steal or Borrow
2) Arcady
3) Don’t Look Back Into the Sun
4) Lady Don’t You Fall Backwards
5) Unbilotitled/Time for Heroes/Well i Wonder
6) Last of the English Roses
7) What a Waster
8) Love Reign Over Me
9) A Fool There Was
10) Music When the Lights Go Out
11) Horror Show
12) The Good Old Days
13) Hooligan On E
14) Prison Of your Mind
15) For Lovers (ft. Wolfman)
16) Delivery
17) The Ha Ha Wall
18) Psycho Killer / Albion
19) What Katie Did
20) Sheepskin Tearaway
21) Fuck Forever
22) Twist and Shout (Beatles Cover)

Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha




Read Full Post »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.