Rolling Stone Italia, ma diciamo Rolling Stone in generale, si sta abituando da tempo a consigliare musica in base a scelte piuttosto arbitrarie e immotivate spesso confezionate in forma di classifica. Che ci siano le grandi potenze discografiche dietro a magazine di così ampio respiro è possibile, ma di RS stupisce spesso la spocchia e l’intellettualismo abominevole e derivativo di certe recensioni.
La nuova trovata è la lista dei 100 dischi italiani migliori di sempre, compilata da “cento giurati d’eccezione”. Prima di commentarla la riportiamo tutta, sperando in una segnalazione per violazione di copyright che, vista la libertà di stampa completamente assente in Italia, potrebbe potenzialmente giungere sul serio.
1. VASCO ROSSI – Bollicine
2. FRANCO BATTIATO – La Voce del Padrone
3. LUCIO BATTISTI – Una Donna Per Amico
4. FABRIZIO DE ANDRE’ – Creuza De Ma
5. JOVANOTTI – Lorenzo 1994
6. VINICIO CAPOSSELA – Ovunque Proteggi
7. DIAFRAMMA – Siberia
8. CSI – Linea Gotica
9. AREA – Arbeit Macht Frei
10. ADRIANO CELENTANO – Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua Orchestra
11. LUCIANO LIGABUE – Buon Compleanno Elvis
12. CCCP FEDELI ALLA LINEA – 1964-1985: Affinità-Divergenze fra il Compagno Togliatti e Noi Al Conseguimento della Maggiore Età
13. EDOARDO BENNATO – I Buoni e i Cattivi
14. RINO GAETANO – Mio Fratello E’ Figlio Unico
15. ELIO E LE STORIE TESE – Elio Samaga Hukapan Kariyana Turi
16. SUBSONICA – Microchip Emozionale
17. PINO DANIELE – Nero a Metà
18. MASSIMO VOLUME – Stanze
19. VERDENA – Wow
20. FRANCESCO DE GREGORI – Rimmel
21. BAUSTELLE – La Malavita
22. LUIGI TENCO – Luigi Tenco
23. OFFLAGA DISCO PAX – Socialismo Tascabile
24. LOREDANA BERTE’ – Traslocando
25. SANGUE MISTO – SxM
26. ZUCCHERO – Oro, Incenso e Birra
27. EUGENIO FINARDI – Sugo
28. CAPAREZZA – Verità Supposte
29. FRANCESCO GUCCINI – Via Paolo Fabbri 43
30. IL TEATRO DEGLI ORRORI – A Sangue Freddo
31. BLACK BOX – Dreamland
32. CARMEN CONSOLI – Confusa e Felice
33. TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – La Testa Indipendente
34. CASINO ROYALE – Sempre Più Vicini
35. RENATO ZERO – Zerofobia
36. ALMAMEGRETTA – Sanacore
37. SERGIO CAPUTO – Un Sabato Italiano
38. NEGRAMARO – Mentre Tutto Scorre
39. FRANKIE HI NRG – La Morte dei Miracoli
40. LUCIO DALLA – Lucio Dalla
41. AFTERHOURS – Non E’ Per Sempre
42. GAZNEVADA – Sick Soundtrack
43. LINEA 77 – Horror Vacui
44. PFM – Storia di un Minuto
45. FAUST’O – Suicidio
46. LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – Canzoni da Spiaggia Deturpata
47. FABRI FIBRA – Controcultura
48. GIORGIO GABER – Far Finta di Essere Sani
49. 99 POSSE – Curre Curre Guagliò
50. IVANO FOSSATI – Panama e Dintorni
51. LE ORME – Uomo di Pezza
52. ALAN SORRENTI – Aria
53. 883 – Hanno Ucciso L’Uomo Ragno
54. ENRICO RUGGERI – Vai Rouge!
55. GARBO – A Berlino…Va Bene
56. AUTORI VARI – Rock ’80/Rockerilla: Gathered
57. FRANCO CALIFANO – Tutto Il Resto e’ Noia
58. POOH – Parsifal
59. GOBLIN – Profondo Rosso
60. TIZIANO FERRO – Nessuno E’ Solo
61. IVAN GRAZIANI – Pigro
62. ALBERTO CAMERINI – Rockmantico
63. VANADIUM – A Race With The Devil
64. BALLETTO DI BRONZO – Sirio 2222
65. KRISMA – Chinese Restaurant
66. SKIANTOS – Kinotto
67. CLAUDIO LOLLI – Ho Visto Anche Degli Zingari Felici
68. MARLENE KUNTZ – Il Vile
69. NEGAZIONE – Lo Spirito Continua
70. PAOLO CONTE – Concerti
71. GIANNA NANNINI – Latin Lover
72. MATIA BAZAR – Tango
73. PATTY PRAVO – Patty Pravo
74. ELISA – Pipes & Flowers
75. GIANNI MORANDI – Gianni Morandi
76. ORNELLA VANONI – La Voglia, La Pazzia, L’Incoscienza, L’Allegria
77. Negrita – Reset
78. CESARE CREMONINI – Maggese
79. ALBERTO FORTIS – Alberto Fortis
80. GINO PAOLI – Gino Paoli allo Studio A
81. MINA – Live ’78 Bussoladomani
82. GIARDINI DI MIRO’ – Punk…Not Diet!
83. NUOVA COMPAGNIA CANTO POPOLARE – La Gatta Cenerentola
84. FLAVIO GIURATO – Il Tuffatore
85. BIGLIETTO PER L’INFERNO – Biglietto per l’Inferno
86. LITFIBA – 17 Re
87. SQUALLOR – Pompa
88. PERTURBAZIONE – In Circolo
89. THE GANG – Le Radici e le Ali
90. PIERO CIAMPI – Io e Te Abbiamo Perso La Bussola
91. UMBERTO TOZZI – Gloria
92. BANCO DEL MUTUO SOCCORSO – Darwin!
93. BLUVERTIGO – Metallo Non Metallo
94. LUCA CARBONI – Luca Carboni
95. ZEN CIRCUS – Andate Tutti Affanculo
96. AFRICA UNITE – Un Sole Che Brucia
97. ENZO JANNACCI – Quelli Che…
98. PROZAC + – Acidoacida
99. MAURIZIO BIANCHI – Mectpyo Bakterium
100. ANTONELLO VENDITTI – Sotto Il Segno dei Pesci
Uno dei difetti principali è stato il mescolare il cantautorato classico con il prog, il “rock” moderno da classifica e certi grandi nomi del underground (neanche tanto sommerso, se è finito qui). Compilare una chart di questo tipo merita senz’altro delle distinzioni e si sarebbe apprezzato di più un tentativo di divisione in generi o in periodi. La confusione che genera questo elenco non può che suscitare polemiche e vogliamo farne parte.
Citando l’opinionista e recensore di musica Jacopo Muneratti di Good Times Bad Times non è possibile mettere “Vasco Rossi e Jovanotti sopra gli Area, Darwin del Banco del Mutuo Soccorso al 92esimo posto sotto Tiziano Ferro (60), Califano (57), Cremonini (78), Le Luci della Centrale Elettrica (46), Vanadium (PINO SCOTTO! PINO SCOTTO!!) (63)? Baustelle al 20esimo sopra a Guccini (29) e PFM (44)”. Tutto questo è “pateticismo”. Suggerisce inoltre di sostituire Storia Con Un Minuto della PFM con “Per Un Amico”, La Voce del Padrone di Battiato con “Pollution” e Arbeit Macht Frei degli Area con “Crac!”.
Di sostituzioni se ne potrebbero fare tante, anche quando si citano i Verdena, gli Afterhours e Il Teatro degli Orrori senza nominare i loro veri capolavori (Il Suicidio del Samurai, o al limite Requiem; Hai Paura Del Buio o al limite Quello Che Non C’è; e Dell’Impero delle Tenebre di Capovilla e soci), band del rock ancora troppo sommerso che però pubblicano o hanno pubblicato per major. E questo fa venire seri dubbi sulla loro presenza qui, che in ogni caso è salutare rispetto a quella di Gianna Nannini, Pino Daniele, Patty Pravo Ornella Vanoni e Antonello Venditti i quali, certo, con i dovuti distinguo, hanno anche concepito qualcosa di passabile.
In generale la sintomatologia del malessere che leggere questa classifica suscita non è neppure la pruriginosa necessità di aggiungere nuovi nomi (che, va bene, ce ne sarebbero, ma di più importanti e universalmente condivisibili di questi ce ne sono pochi), vista anche la non scontata presenza degli imprescindibili Elio E Le Storie Tese (la redazione qui avrebbe preferito Cicciput o al limite Eat The Phikis al posto di Elio Samaga Hukapan Kariyana Turi, la cui vera genialità risiede nella traduzione del titolo), del Balletto di Bronzo per i fanatici di un prog più tipico e risalente ad un periodo che molti considerano il più illuminato della musica nostrana, e dei Negazione, inevitabilmente elevati a stendardo del punk italiano che, comunque, di veramente importanti non ha mai avuto nessuno. Diciamolo.
La musica con qualcosa da dire (Guccini, De André, De Gregori, ma a suo modo anche Battisti e Celentano, Gaetano, i progetti di Ferretti e Bennato) c’è tutta, con qualche lieve assenza di nomi più underground nel panorama indie/alternative pop/rock che avrebbero meritato, ma se non vengono citati Marta Sui Tubi e Non Voglio Che Clara ci si consola con un’altra sorpresa: la presenza dei Massimo Volume (18), di Faust’O (45) e degli Offlaga Disco Pax (23). La volontà della redazione di esporsi al pubblico ludibrio è data in definitiva posizionando quarantasettesimo, sopra Gaber e a molti altri, il giullare di corte del rap italiano, Fabri Fibra, con uno dei suoi peggiori dischi, ovvero Controcultura: avremo accettato forse anche la presenza, più in basso, di Mr. Simpatia o Turbe Giovanili, molto a fatica, ma non Controcultura.
Non possiamo citare tutti quelli che ci sono e non ci sono. Il problema che volevamo tirare in ballo è, in realtà, un altro: la classifica di Rolling Stone è l’ennesimo regalo, costoso visto l’aumento del prezzo di copertina a 3,20€ applicato negli ultimi mesi, ad una folla di sedicenti appassionati di musica tipicamente privi di cultura. Interessarsi realmente ad un artista, ad una rivista di settore, ad una webzine, ad un’etichetta, ad un filone di un genere o a una corrente, come fu nei periodi di maggiore fioritura delle arti tutte con pubblicazioni di critica specializzate, che da Gutenberg in poi sono servite anche da lente di ingrandimento e strumento di diffusione per autori che altrimenti sarebbero finiti nel dimenticatoio, non significa conoscere solo nomi, titoli e copertine. Significa saper riconoscere il nuovo e il vecchio, cosa c’è di tradizionale, di sensato e di profondo nell’iconografia su cui si poggia una sottocultura come è stato il jazz della Harlem Renaissance o la roots music, essere davvero condizionati a livello psicologico da quello che si ascolta, tanto da saper contestualizzare e spiegare quel sentimento, che dovrebbe portare ad un’esplorazione del genere anche dal punto di vista storico, biografico, bibliografico. La musica è anche letteratura, ma questo sembra che i fan di artisti linguisticamente e contenutisticamente vuoti come Ligabue e la nuova leva dei talent show sembrano ignorarlo. E’ quel senso di ricerca che tiravamo in ballo poco fa a mancare al lettore medio di Rolling Stone, e quest’assenza sta portando alla scomparsa di riviste un tempo settoriali e meno popolari (come Metal Hammer, Il Mucchio, Rockerilla, Blow Up) nelle quali oggi vivacchiano grandi nomi della critica insieme allo snobismo più generalista e disinformato della media dei nuovi recensori “indie”, o come alcuni li chiamano, gli “hipster” che tanto vengono cantati dal più hipster dei nuovi gruppi: I Cani. L’immiserimento degli standard d’ascolto e la proliferazione incessante di nuovi fanatici della new wave, del post-punk e del revival anni ottanta in genere, sono senz’altro collegati a questo: impossibile non notare l’improvviso boom di fanatici dei Cure, dei Joy Division e, inspiegabilmente, di Lucio Battisti, che nell’ultimo periodo sono sorti, tra la stizza dei veri fans, come macchiette fumettose e simpatiche nei club più in voga, nei concerti di formazioni clone come Be Forest e Soviet Soviet. Esibire il dissanguamento della cultura musicale in maniera così palese è più che una evidente manifestazione della mediocrità dell’italiano medio, più impegnato a bighellonare con le solite due hit degli Smiths che con la ricerca di qualcosa di nuovo ed evoluto. Del resto “fa figo“.
Impossibile non incolpare riviste scadenti e commerciali come Rolling Stone dell’impoverimento della cultura media del lettore di musica, oltre che dell’ascoltatore. Informarsi è costoso e difficile, e un’informazione cara e complessa deve essere di qualità e garantire alla gente di assumere un livello superiore di conoscenza, di ricercare, di andare oltre all’apparenza del mondo delle clip virali e delle spacconate porno-soft dei video di Beyoncé e Lady Gaga, per citarne solo un paio tra le più celebri (per altro due delle poche ad essere anche in grado di sostenere un live senza vocoder, al giorno d’oggi). Tra la crisi della discografia e quella dei concerti (più che altro rappresentata dall’assenza di investimenti nella cultura come insieme), sta sospesa una terza crisi, la meno importante ma la più evidente e sacrilega: quella della critica musicale. The Webzine non vuole rappresentare un’avanguardia, né definirsi salvifica in questo senso, ma l’orizzonte al quale dovremo mirare è tetro e per questo tentiamo con questo articolo di sollevare un po’ di polverone riguardo un tema bistrattato, omesso, ignorato. Che se ne parli, è questa la nostra esortazione.
Che questi siano i cento migliori album italiani di sempre o meno ce ne sbattiamo le palle, l’importante è che ognuno ascolti con la propria testa.
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