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Archivio per la categoria ‘GENERE: Post-Hardcore’

Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Nessuna
GENERE: Post-punk, hardcore, emo

TRACKLIST:
1. Majorana Aveva Ragione…
2. …Eppure Aveva Torto
3. Incontrarsi a Copenhagen
4. Punto Omega (Dove il Cuore è Lontano da Tutto)
5. Punto Omega (Il Lamento del Tempo)

Heisenberg e il principio di indeterminazione, se ci si avvicina troppo non si può più sapere con esattezza la velocità e la posizione di quello che si osserva, la scienza non avrebbe mai voluto scoprirlo, l’impossibilità dimostrata di non poter conoscere in maniera determinata il mondo.
L’angoscia di questo si riflette nell’EP degli Heisenberg, cinque brani incerti, un continuo rimestarsi, riff ripetuti per pochi secondi che esplodono per poi ripartire con nuovi riff che poco hanno a che fare coi precedenti, ci si trova senza punti di riferimento, un elettrone visto da troppo vicino.
Le coordinate della band sono puramente post-punk hardcore, con pure qualche fastidiosa punta emo, cantato in italiano che vuole rifarsi al primo Emidio Clementi, impresa difficile, e a volte si cade nella pretenziosità, si cerca di mostrare il rapporto emotività-razionalità ma manca la poesia dei meravigliosi Altro.
La produzione è strana, per il genere dovrebbe esser molto scarna, e dal punto di vista dell’equalizzazione lo è, ma si trova pure un’abbondanza di riverberi e chorus che rendono insolito e poco piacevole l’ascolto, suoni impersonali tra gli ’80 e ’90 che non aiutano canzoni senza capo né coda, la non linearità va bene ma l’ispirazione è solo a tratti, seppur in qualche momento di alto livello come l’inizio di “Punto Omega (Il Lamento Del Tempo)”, probabilmente brano migliore del lotto, e si finisce a pensare non a musica indeterminata ma ad un gruppo indeterminato, senza equilibrio.
Difficile affezionarsi ai pezzi, troppa disomogeneità e cambi di atmosfera in apparenza forzati, ed è un peccato perché con un approccio più a fuoco potrebbero venir fuori ottime cose, la carne c’è, e i ragazzi seppur giovani sanno suonare bene, il post punk non si sa perché viene proprio bene agli italiani, uno di quei pochi generi in cui non dobbiamo invidiare l’estero.
Tutto sommato non si può però promuovere questo lavoro, eccessivamente acerbo e sconclusionato, se si aggiunge che i migliori momenti son quelli più derivativi e legati al genere le speranze non sono molte, ma l’energia c’è e attenderò con piacere una loro nuova uscita, le potenzialità inespresse sono molte, devono solo sbocciare stando attenti di non cadere nell’emo più commerciale.

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ETICHETTA: To Lose La Track
GENERE: Post-hardcore, post-punk

TRACKLIST:
1. Il Tram delle Sei
2. Dettato
3. Senza di Te
4. Frate Indovino
5. Troppo Facile
6. Ci Mancherà
7. Cinghiale
8. 300 Lire

Esistono dei momenti in cui bisogna riconoscere che la musica italiana occupa ben più di un angolino in penombra all’interno del grande, caotico e variopinto panorama europeo. I Gazebo Penguins, quest’anno, scegliendo di approfondire una strada nuova rispetto a quella precedentemente battuta, che assomiglia di più ad alcuni accenni dei primi One Dimensional Man (ma che oggi attualizzeremo in un paragone coi Fine Before You Came, il cui cantante è pure ospite in”Senza di Te”), mentre per la voce meno aggressiva ci si appoggia a un universo più vicino ai Marta Sui Tubi.
La scelta della lingua nostrana è senz’altro un punto a favore per il disco, che rinchiudendo dentro i nostri confini il suo campo d’azione diventa senz’altro un punto di riferimento nel genere. L’immediatezza del sound, nonostante i suoi accenti post-hardcore, è da subito percepibile, così com’è palpabile l’atmosfera internazionale di un’imprescindibile violenza post-punk. Ma di quello buono. “Troppo Facile”, “Il Tram delle Sei” e “Ci Mancherà”, nella loro velocità, rappresentano la collosa tattica di penetrazione rapida che contraddistingue l’intero disco. E’ come ascoltare una versione levigata di un qualsivoglia disco screamo italiano, levigato da tutte le imperfezioni e le sbavature che hanno reso grossi act come i La Quiete, nonostante suoni sporchi e cacofonici rimangano evidenti in alcuni momenti (“Dettato” e “Cinghiale” soprattutto). Le influenze sono talmente tante che l’eterogeneità scompare, e rimangono i ventitré minuti più sconvolgenti degli ultimi tempi.

Originale, perlomeno qui. Veloce e possente, intrepido, trepidante. Questo disco, quest’anno, non ce lo dimenticheremo, questo è certo. Un ottimo modo di passare l’estate con dei pinguini emiliani.

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ETICHETTA: Alka, Shinseiki
GENERE: Noise, post-hardcore

TRACKLIST:
1. Do It Or Let Me Go
2. The Head
3. Sorrysmile
4. Revolt Party
5. Dubby Little Thing Called Dub
6. In-Coming Disaster
7. I’m Ok
8. Won’t You Save Yourself?
9. The Hand
10. Think ’bout Your Health
11. It’s So Easy

Poooooooooooooooowerful.
Rock’n'roll Head è una piccola perla di noise, fuso con le impennate garage e post-hardcore di certe band nordiche, americane e del nostro territorio peninsulare (anche recenti), che arriva come un’accetta d’acciaio sulla nostra testa proprio quando sembrava che il genere stesse morendo. Prolifici come non mai, sfornano dodici fucilate, furiose, devastanti, al fulmicotone: perdersi nelle loro mitragliate di chitarra (“il mio mitra è un contrabbasso”, stavolta, non presenta nessuna figura retorica), nelle lente tirate che si concludono sempre con impennate noise che stridono, scuotono l’udito, si schiantano contro una batteria abbastanza ingenua ma sempre al passo con il livello degli altri del gruppo. Per la cronaca, un livello alto. I Love in Elevator molto più bravi a suonare, molto più resistenti nel tenere brani di uno certo spessore (e anche loro nell’ultimo disco sono stati ottimi, ma qui non si scherza).
“The Head”, “Sorrysmile”, “In-Coming Disaster” e “The Hand”, sostanzialmente, compongono il quartetto essenziale per definire il sound della band: potente, caldo, post-nirvaniano (soprattutto nel primo dei quattro episodi citati), impegnato ad essere strafottente con tutto e tutti. Le strutture dei brani non sono mai particolarmente complesse, se comparate alla media del genere, ma dimostrano una capacità di songwriting che riesce contemporaneamente ad essere efficace e letale. Dinosaur Jr. e Queens of The Stone Age su tutti quelli che apprezzerebbero l’ascolto di Rock’n'roll Head.

Un enorme lassativo che ci permette di cagare fuori la nostra rabbia. Si sa, tutti ne abbiamo tanta. GRAN DISCO.

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