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Archivio per la categoria ‘ARTISTA: Piccoli Animali Senza Espressione’

ETICHETTA: Seahorse Recordings
GENERE: Ambient, trip-hop, elettronica

TRACKLIST:
1. Prima la Musica Poi le Parole
2. Pulviscoli
3. Sei Non Sei
4. Kindergarten
5. Crisi di Verità
6. La Soglia del Dolore
7. Lingua e Parola
8. Memento
9. Miserere
10. Stelle Una Notte d’Estate

Piccoli Animali Senza Espressione è un nome quantomai affascinante. Dietro a esso si celano Edoardo Bacchelli, Gianluca Pelleschi, Filippo Trombi, Luca Brunelli Felicetti e, soprattutto, l’ex Virginiana Miller Andrea Fusario.
This Incanto non è un lavoro rock, come l’esperienza di Fusario con la storica band livornese lascerebbe presagire, ma un progetto ambient dalle forti radici italiane, e che fonde in maniera a volte minimale, a volte più colorita ma pur sempre essenziale, i linguaggi del trip-hop con quelli della cantautorale elettronica del nostro passato. Ci si sente sicuramente il Battisti più schizofrenico ed eclettico dell’ultimo periodo, compreso Hegel, ma soprattutto quello di E’ Già e La Sposa Occidentale. Ancora di più si avverte la presenza imperante di Battiato e di entrambe le sue anime: quella ipersperimentale pseudoprogressiva della prima parte della sua carriera (Fetus, Pollution, Clic) e quella più melodica degli esperimenti recenti, come il capolavoro La Cura e dischi più votati ad una melodicità semplice e d’impatto del calibro di La Voce del Padrone e L’Era del Cinghiale Bianco.
Il tutto è arrangiato e confezionato in dieci tracce molto leggere, quasi impalpabili, dove nulla è presentato prepotentemente. Questo contribuisce a non lasciare impronta nella memoria, regalando canzoni modestamente carine ma che non hanno mordente (come “Lingua e Parola”, “Stelle Una Notta d’Estate”, “Pulviscoli”), e altre più interessanti anche sotto una luce radiofonica (“La Soglia del Dolore”, “Memento”). L’aspetto migliore di questo “disincanto” è senz’altro la programmazione, una scelta nei suoni curatissima che sicuramente si avvicina ai fasti di formazioni come i Portishead, ma che non concretizza i suoi enormi sforzi in canzoni degne dei medesimi.

Il disco di per sé non è male, e non si vorrebbe demonizzare un lavoro di composizione sicuramente notevole e di spessore. Mancano però brani degni di nota, mentre la compresenza di un grandissimo ventaglio di possibilità d’evoluzione futura e di tracce abbastanza particolari, in un periodo storico dove si sottovaluta l’ambient, garantiscono senz’altro un pochino di hype per un’eventuale prossima uscita della band. Passabile.

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