Recensione di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: RCA
GENERE: Rock

TRACKLIST:
1. The End
2. Radioactive
3. Pyro
4. Mary
5. The Face
6. The Immortals
7. Back Down South
8. Beach Side
9. No Money
10.Pony Up
11.Birthday
12.Mi Amigo
13.Pickup Truck
Voto 3.5/5
Eʼ necessario precisare che a me dei Kings of Leon faceva impressione il suono della chitarra del leader Caleb Followill, ma impressione nel senso di ribrezzo, allora non li ho mai presi in considerazione. Per informazione è una 325, non dico la marca perchè forse sarebbe pubblicità occulta. Ma che cazzo di chitarra è?! Il mondo usa la 335, lui no.
Allora voi vi starete chiedendo il motivo per il quale recensisco un album dei Kings of Leon.
Eʼ presto detto: successe un fatto nel 2008, il fatto si identifica con lʼ uscita di “Use Somebody”, singolone rock da stadio pieno, ma nulla da fare, me ne sono innamorato.
Per restare comunque fedele alla mia idea di partenza, con estremo fare da ignorante, continuai a rifiutarmi di ascoltarli.
Venne però il giorno che mi ritrovai tra le mani “Come Around Sundown”. Dopo lʼ istinto di liberarmene imprecando, ci riflettei, lo guardai, e la copertina mi convinse. Partendo sempre dal presupposto che lʼ onda di dover riempire gli stadi col rock aleggia qua e là, e non in quanto a somiglianza dei brani con altre band da stadio pieno (esempio U2), ma come idea che trasuda dalla tracklist, ben pensata e programmata per fare lʼocchiolino alle vendite, cʼè qualcosa di più.
Appreso che la gran voce di Followill ce lʼhanno in pochi, i pezzi sono vari tra loro, non stancano e..sono belli. Belli nel senso che hanno la capacità di essere amati dal grande pubblico e allo stesso tempo vengono caratterizzati da un sound generale che non risulta mai banale, quindi vanno a smuovere lʼ orecchio dellʼ ascoltatore più esigente. I brani sono quindi convincenti, la produzione non è così scontata come può sembrare ma va alla ricerca dellʼ essenziale, che non è lo scarno ma è quel livello dove non si sente il bisogno ne di aggiungere ne di togliere nulla. “Back Down South”, “Pony Up” e “Mi Amigo” sono un viaggio nella polvere texana, “Mary” io la
percepisco come una dedica ricca di compassione a una ragazza triste che batte in un saloon, “The End”, “Radioactive”, “The Immortals”, “The Face”, sono tutti potenziali singoli, diversi tra loro.
“Pyro” a mio avviso è il brano migliore, ripaga lʼ attesa di una risposta a “Use Somebody”. Interessante è inoltre il modo di comporre che i tre fratelloni con cugino a volte adottano, estremamente basilare: tre accordi che si ripetono e manco te ne accorgi, portando a risultato compiuto brani che ti si attaccano in testa e non se ne vanno più.
Se volevate una conferma sul proverbio “chi disprezza compra”, io ve lo confermo ed ho comprato.