L’istituzione dell’alternative rock italiano di massa giunge all’Estragon come sempre semipieno, nell’ultima data di un trionfale tour di supporto al nuovo interessante disco Padania. Molte le date, anche in questa regione che ha sempre accolto in maniera piuttosto calorosa i milanesi, in particolare nell’ultimo periodo in cui si sono arricchiti nuovamente della presenza dell’ex chitarrista Xabier Iriondo. La scelta di un sound più massiccio, introdotta dal Summer Tour 2010 e 2011, e poi definitivamente confermata dallo schizofrenico Padania, continua anche nei concerti di quest’anno, potentissimi e graffianti proprio come nei begli anni che molti, relativamente agli Afterhours, direbbero scomparsi.
La setlist ripercorre, di nuovo, un po’ tutta la carriera, ma con un occhio di riguardo, com’è logico, per l’ultimo lavoro. Interessanti in particolar modo “Nostro Anche Se Ci Fa Male”, la splendida “Costruire Per Distruggere”, la tranquilla “Padania” e l’iniziale “Metamorfosi”, mentre “La Tempesta E’ In Arrivo”, eseguita live per la prima volta in questo tour, risulta potente ma un po’ sforzata alla voce. Tra le vecchie glorie è ormai tornata in pianta stabile da tempo “Posso Avere Il Tuo Deserto”, mentre “Voglio Una Pelle Splendida”, “Bye Bye Bombay” e “Quello Che Non C’è” mantengono il gradimento massimo e sono infatti infilate negli ultimi bis. Nota di colore da non ignorare è rappresentata dalla lettura, da parte di Manuel Agnelli, di una notizia uscita nel pomeriggio precedente la sera del concerto riguardante la sua presunta morte a seguito di un cocktail di farmaci.
Poche parole da spendere sull’esecuzione della performance. Tecnicamente la band è sempre in grande spolvero e non è certo rinomata per una gran precisione, riprendendosi sul versante interpretativo e soprattutto nel sound, massiccio più che mai. La voce di Manuel Agnelli durante il concerto tende a perdere potenza, ma alla sua età glielo si permette senza problemi, vista anche una scaletta abbastanza possente.
Il tour 2012, tecnicamente, finirebbe qui. Acclamati come sempre gli Afterhours lasciano l’ennesima lucente traccia nel sentiero di una scena italiana che li imita sempre più, non riuscendo mai a raggiungere questi livelli di intensità performativa o di coinvolgimento di pubblico. Popolarizzare questo genere, dopotutto, non è stato un gran crimine.






